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Il procuratore di Crotone Domenico Guarascio

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La riflessione del docente UniCal di Pedagogia antimafia Costabile sul caso del procuratore Guarascio di Crotone


La recente decisione del Consiglio di Stato in merito alla nomina del procuratore della Repubblica di Crotone, Domenico Guarascio, merita una riflessione che sappia distinguere il piano giuridico da quello culturale e civile.

Le sentenze si rispettano sempre, anche quando non si condividono, come in questo caso (almeno da parte di chi scrive). In uno Stato di diritto il controllo esercitato dalla giustizia amministrativa sulle decisioni del Consiglio Superiore della Magistratura rappresenta una ineludibile garanzia di legalità e di trasparenza.

Toccherà, pertanto, nuovamente al CSM, nelle forme previste dall’ordinamento, rivalutare la procedura comparativa e prendere le decisioni più opportune.

Tuttavia, nessuna sentenza può cancellare il valore di un percorso professionale e umano costruito sul campo con meriti oggettivi e straordinaria passione civile.

Non un semplice dato burocratico

Domenico Guarascio appartiene, nel solco tracciato da Falcone e da Borsellino, a quella generazione di magistrati che hanno scelto di misurarsi quotidianamente con la criminalità organizzata in una delle regioni più difficili del Paese.

Gli anni trascorsi alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro non rappresentano un semplice dato burocratico da inserire in un curriculum, oggetto di valutazione per la progressione di carriera. Sono anni di indagini complesse, di responsabilità assunte in prima linea, di lavoro svolto in un territorio in cui il contrasto alle mafie continua a rappresentare una delle sfide più impegnative per le istituzioni democratiche, purtroppo lontana dall’essere vinta.

Guarascio non solo si è distinto per la qualità del suo lavoro che ha portato a risultati processuali di assoluto rilievo ma è da sempre impegnato nella formazione delle coscienze, dei più giovani ma anche dei cittadini.

Partecipa attivamente a iniziative anti-’ndrangheta promosse da scuole e università (all’Università della Calabria è sistematicamente presente nel corso di Pedagogia dell’Antimafia), reti di associazioni civiche e delle rappresentanze del lavoro.

Lo Stato è una comunità morale

Il suo alfabeto giuridico ed etico colpisce per competenza e rigore morale, restituendo in tal modo a chi ascolta il senso concreto della presenza dello Stato, al di là del suo apparato repressivo. Lo Stato non è un organismo amministrativo ma una comunità morale di cittadini tenuta insieme da ideali, valori e pratiche di responsabilità sociali, condivisi ed interiorizzati collettivamente. Lo Stato è tale quando sa educare e civilizzare soprattutto in una terra che percepisce queste parole come astratte, per non dire (quasi) nemiche.

Non possiamo né vogliamo entrare nel merito della questione tecnica e giuridica sollevata dal Consiglio di Stato in riferimento all’esperienza antimafia di Guarascio ma abbiamo il dovere politico e culturale di ribadire pubblicamente il valore specifico di questo suo cammino professionale (e umano) che costituisce un patrimonio di assoluto rilievo per la guida apicale di un ufficio giudiziario in Calabria. Ridimensionare il significato di tale attività significherebbe non comprendere la natura stessa della sfida che lo Stato affronta quotidianamente nei territori segnati dalla presenza criminale. E Crotone, purtroppo, è tra i più problematici della regione.

Un punto di riferimento

Le istituzioni democratiche si rafforzano quando le decisioni vengono sottoposte a controllo e quando le regole vengono rispettate. Ma sono pienamente credibili anche quando sanno custodire e soprattutto valorizzare la memoria del lavoro svolto da servitori dello Stato che hanno contribuito a rendere più forte la presenza della giustizia nei territori.

Qualunque sarà l’esito della nuova valutazione, il patrimonio di competenze, esperienza e credibilità costruito da Domenico Guarascio nel contrasto alla criminalità organizzata resta un bene dello Stato e della Calabria. Per il nostro percorso accademico di antimafia sociale all’UniCal, il magistrato cosentino rimane un imprescindibile punto di riferimento. Noi siamo e resteremo al suo fianco.

*docente

di Pedagogia dell’Antimafia, Università della Calabria

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