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ROMA – Che la differenza reddituale tra Nord e Sud sia marcata lo si sa da tempo così come si sa che la Calabria è il territorio in cui tale squilibrio è più pronunciato, ma a confermarlo, per l’ennesima volta, è l’Istat.

L’Istituto Nazionale di Statistica, infatti, sulla base dei dati reddituali dell’anno 2016 ha reso pubblici i livelli medi di reddito degli italiani e da questo esame è emerso che le famiglie residenti nel Nord-ovest dispongono del livello di reddito per abitante più elevato (21,5 mila euro), seguite da quelle residenti nel Nord-est (quasi 21 mila euro). Il Centro Italia fa registrare un livello pari a circa 19,1 mila euro mentre nel Sud il reddito medio precipita a 13,5 mila euro, con un differenziale negativo del 25,7% rispetto alla media nazionale e la Calabria che si trova ancora al di sotto della media del Sud con reddito medio di 12,4 mila euro.

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In testa alla graduatoria del reddito disponibile per abitante si trova la Provincia Autonoma di Bolzano-Bozen, con 24,6 mila euro correnti, seguita da Emilia Romagna e Lombardia (22,1 mila euro). Come detto la Calabria (12,4 mila euro), preceduta da Campania e Sicilia (poco più di 13 mila euro), è la regione in cui il reddito disponibile per abitante è più basso.

Nel 2016, il reddito disponibile a prezzi correnti ha segnato per il complesso dell’economia nazionale un incremento dell’1,6% rispetto al 2015, con dinamiche territoriali piuttosto articolate.

Nel Nord-est si è registrato un aumento dell’1,5%, leggermente inferiore alla media nazionale; al suo interno la provincia autonoma di Bolzano-Bozen presenta la variazione più elevata di tutto il territorio nazionale (+2,6%) mentre il Veneto segna una crescita relativamente contenuta (+1%). Nel Nord-ovest l’incremento è stato dell’1,5%, con il risultato più favorevole in Valle d’Aosta (+2,4%), seguito dalla Liguria (+2,2%). Le regioni del Centro hanno registrato un aumento del reddito disponibile dell’1,6%, con la crescita più marcata in Toscana (+2,2%) e quella più lenta in Umbria (+1,1%). La dinamica del reddito disponibile delle famiglie nel Mezzogiorno (+1,6%) è risultata in linea con quella nazionale, ma caratterizzata da una ampia variabilità interna: dallo 0,8% del Molise al 2% della Sardegna.

Nel 2015, la regione che ha registrato una crescita annua più sostenuta è la Provincia autonoma di Bolzano-Bozen (+3,6%), seguita dalla Basilicata (+2,9%). Di contro la Liguria e l’Umbria presentano gli incrementi più contenuti (rispettivamente 0,3% e 0,5%).

Se si osserva l’economia sotto il profilo del sommerso e dell’illegale, poi, si scopre che complessivamente rappresenta, nel 2015, il 14% del valore aggiunto totale con un incidenza dell’economia non osservata “molto alta” nel Mezzogiorno, pari al 19,1% del valore aggiunto. Vicina alla media nel Centro (14,2%) mentre è inferiore nel Nord-est (12,2%) e nel Nord-ovest (11,5%). Nel confronto territoriale, anche in questo caso, è la Calabria la regione in cui il peso dell’economia sommersa e illegale è massimo, con il 21,3% del valore aggiunto complessivo che la piazza al primo posto, mentre l’incidenza più bassa si registra nella Provincia autonoma di Bolzano-Bozen (10,7%).

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