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L’altro giorno avevamo lasciato Ciccio, scoraggiato e smarrito elettore, alle prese con le baruffe dentro il gruppo Pd al consiglio regionale e alla balcanizzata sinistra calabrese: semplicemente, non capiva. Ma Ciccio ora ha scoperto che una tributarista che lavora a Bologna, ex capogruppo di Forza Italia al consiglio comunale di Reggio, avrà la delega alla Cultura della maggioranza (presunta) di centrosinistra.
Il sindaco (uscente) Giuseppe Falcomatà ha infatti varato un rimpasto che durerà lo spazio di qualche mese: il tempo di indire nuove elezioni, visto che lui è stato eletto consigliere regionale. Quindi l’assessora Mary Caracciolo e tutti gli altri avranno il tempo di accomodarsi alla scrivania, fare una foto-ricordo, timbrare qualche decisione già presa, magari in chiave pre-elettorale, per poi tornare alle abituali occupazioni. I nuovi entreranno in Giunta solo per l’ordinaria amministrazione, senza avere nemmeno il tempo di imparare a memoria il cellulare di servizio e i nomi dei collaboratori. Sempre Falcomatà ha deciso di cambiare in extremis i numeri 1 delle società partecipate, dopo averne parlato, peraltro, benissimo.
Qui Ciccio comincia ad avere il mal di testa. Perché quello che succede al Comune di Reggio ha sicuramente effetti su tutta la sinistra regionale, vista l’esigua e già divisa opposizione. Semplicemente: non si sente rappresentato.
Il Pd parla di “dispetto” di Falcomatà e pensa all’espulsione (c’è un evidente via libera da Roma, il risultato chissà). I giornali citano gli esponenti politici e i manager che devono scontare il “peccato” di non averlo appoggiato. Si tratta di una “vendetta”. Ma è lo stesso sindaco che dovrebbe ribellarsi a questa riduzione della politica a puro personalismo, con una appendice che almeno fino a oggi era una quasi esclusiva della destra: e cioè il trasformismo, i passaggi tattici dall’altra parte alla vigilia delle elezioni.
L’elettore Ciccio sa che Falcomatà ha avuto dieci anni per cambiare la città, anche grazie a una opposizione a tratti folkloristica, dove Mary Caracciolo ha fatto la sua parte parlando di “scellerata gestione”. Si aspetterebbe un maggiore equilibrio, magari una rivendicazione di quello che lui ha fatto, a partire, che so, dal risanamento dei conti fino alla riqualificazione di varie aree di questo comune che va dalla montagna al mare, della rete degli autobus. Il giudizio della città è magari controverso, ma sarebbe il caso di discutere di questo, o no?
Ciccio fa due passi dentro il suo archivio, fa ricerche online e si ritrova davanti le facce di tanti strettissimi collaboratori di Falcomatà che sono passati alla Lega o al centrodestra, oggi feroci oppositori: Albanese, Anghelone, Cardia, Mauro, Neri, Zimbalatti, la lista è sicuramente incompleta. Pochi quelli messi da parte non hanno cambiato campo, una è l’ex assessora Irene Calabrò. Il vicesindaco Tonino Perna, estromesso in modo traumatico, continua a seguire progetti sociali in giro per il Sud, ed è un valore aggiunto che la città, in quanto Comune, ha perso. Ciccio scopre, con sorpresa, che il vicesindaco Paolo Brunetti, braccio destro di Falcomatà, si è iscritto al Pd qualche giorno fa. Che sta succedendo? Da parte sua, il sindaco rimprovera al partito una perdita di consensi, ma come potrebbe essere altrimenti?
Per il resto, la storia di questi dieci anni è costellata di gente che alla prima difficoltà e alla prima occasione è andata dall’altra parte. Su questo tipo di conquiste, il probabile candidato del centrodestra Francesco Cannizzaro ha costruito la sua leadership, con tanto di foto-ricordo e sicuro potenziamento della sua base elettorale. Però la Lega mugugna, e chissà cosa può ancora succedere.
Quindi il cittadino Ciccio si chiede, non solo che città ci lascia Falcomatà, ma anche quale centrosinistra. L’altro giorno dicevamo: un centrosinistra in mutande, dove c’è questo uso orrendo sottovoce di termini come “i miei”, “i suoi”, “il fedelissimo”. Una situazione che stona con quello che la segretaria del Pd Elly Schlein voleva rappresentare, pensate che aveva annunciato perfino lo scioglimento delle correnti. Ma qui siamo ancora più indietro, ai “dispetti”, alle “vendette”. Quello che manca di sicuro un po’ ovunque è un partito vero, con le sezioni, i militanti. In questo, la sinistra è sempre stata diversa: ora è tragicamente uguale, liquida, è diventata una fiera dell’Ego
Di sicuro Reggio è una grande città – metropolitana – che merita uno spettacolo migliore. L’alternativa è che Ciccio vada in Forza Italia anche lui, ma ha una buona memoria. E soprattutto vale uno.
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