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FAMIGLIE, anziani, disabili, immigrati: la spesa dei Comuni per i servizi sociali mostra plasticamente la distanza tra le due Italie. Servizi educativi, asili nido, assistenza domiciliare e strutture residenziali per le persone più fragili: vivere al Nord e al Centro vuol dire poter usufruire di una rete di protezione e garanzie che al Sud è tutt’altro che scontata, con un raggio di copertura che non arriva a tutelare tutti coloro che ne avrebbero diritto.

L’ultimo rapporto dell’Istat offre una fotografia nitida del divario: nel 2018 la spesa dei comuni per i servizi sociali, in crescita per il quinto anno consecutivo, raggiunge i 7 miliardi 742 milioni, con una spesa media per abitante pari a 124 euro, che diventa di 58 euro al Sud, meno della metà del resto del Paese, un terzo rispetto ai 177 euro del Nord Est.

La “lontananza” tra la provincia di Bolzano e la Calabria riflette quella sulla cartina fisica del Paese: 540 euro contro 22. Punti estremi di una classifica dove sotto la media italiana e agli ultimi posti si collocano la maggior parte delle regioni meridionali: Sicilia, Puglia, Basilicata, Campania. La Sardegna, con i suoi 243 euro pro-capite, traina le Isole che toccano i 122 euro, mentre il Centro arriva a 137 e il Nord Ovest si attesta a 133 euro.

IL CONFRONTO CON L’EUROPA

Con il 28,8% di Pil destinato alla protezione sociale l’Italia si colloca sopra la media Ue del 27,9%, investendo il 66% delle risorse per la previdenza, il 23% per la sanità e l’11% per l’assistenza. La spesa per gli anziani (che include le pensioni per anzianità e vecchiaia) supera di quasi nove punti il dato europeo (49% contro 40,3%), mentre per la disabilità e le famiglie con figli il Paese si colloca sotto la media: 5,7% contro 7,6% della Ue nel primo caso, e un dato più che dimezzato nel secondo, ovvero 4,1% e 8,3%.

LA DISTRIBUZIONE DELLA SPESA

La maggior parte degli oltre 7 miliardi impegnati dai Comuni sono destinati prevalentemente al sostegno delle famiglie (38%), alle persone con disabilità (27%) – le percentuali sono entrambe in aumento rispetto al 2017) – e agli anziani (17%, in calo sull’anno precedente), per un complessivo 82%. Il resto è distribuito tra l’area povertà e il disagio adulti (7,5%) i servizi per immigrati, rom, sinti e caminanti (4,7%), una minima parte (0,3%) riguarda interventi per le dipendenze da alcol e droga, il rimanente (5,4%) finanzia le attività generali, sportelli tematici e segretariato sociale.

A livello territoriale emerge un altro dato che mette in luce l’ “anomalia” Mezzogiorno: il livello della spesa sociale cresce seguendo le dimensioni demografiche dei Comuni: quelli con oltre 50mila abitanti spendono in media 165 euro, 100 euro se sono sotto i 10mila. Al Sud non solo la differenza è meno accentuata, ma la spesa dei Comuni più grandi, pari a 96 euro, è inferiore a quella dei centri più piccoli del Settentrione che raggiunge i 119 euro.

LA FAMIGLIA

La quota maggiore della spesa sociale comunale viene assorbita dai servizi per le famiglie con figli (38%), con il Centro Italia a destinarvi la fetta più grande della torta, il 41,3%, Umbria in testa con il 47,1%. Il Sud viene subito dopo con il 40,4% e una Puglia che supera la media territoriale segnando il 44%. Per il Nord Ovest, al 39,2%, il primato spetta alla Liguria con il 44,6%; il Nord Est raggiunge il 36%, il 30,3% le Isole.

Ma il Sud non mantiene la posizione quando dal dato territoriale si passa a quello pro-capite che nel 2018 si attesta sui 184 euro: la “lontananza” tra la Provincia Autonoma di Bolzano e la Calabria torna abissale: spende 569 euro l’una, 27 l’altra.

Sui nidi e gli altri servizi educativi per la prima infanzia – il 38% della spesa sociale per la famiglia – la “frattura”, poi, è profonda: l’Istituto di statistica mette in evidenza che i bambini che beneficiano dei servizi educativi comunali o convenzionati con i Comuni sono solo il 14,1% dei residenti in Italia sotto i 3 anni, con un’offerta territoriale estremamente eterogenea: dal 28,7% della Provincia Autonoma di Trento, dove il 93,2% dei Comuni offre questo tipo di servizi, al 2,2% della Calabria, dove i Comuni che li erogano sono solo il 19,1%.

FONDI PER I DISABILI IN CRESCITA, MENO CHE AL SUD

Per i servizi socio-assistenziali alle persone con disabilità le risorse sono andate crescendo negli anni: se il 2018 ha registrato + 6,9% rispetto all’anno precedente, il confronto con il 2003 – primo anno di rilevazione per l’Istat – segna quasi il raddoppio, passando da un miliardo e 22 milioni a 2 miliardi e 5 milioni nel 2018, con una spesa media pro-capite per persona disabile residente che da 1.478 arriva a 3.212 euro, con un’incidenza sulla spesa sociale complessiva dei Comuni salita dal 19,7% al 26,8%. Il tratto della disomogeneità accompagna la distribuzione territoriale, in termini di risorse pro-capite come nei differenziali di crescita.

Così il Nord Est registra l’aumento più consistente nel 2018 (+10,7%), seguito dal Centro (+7,9%), il Nord Ovest (+7,6%) e le Isole (+3,5%), mentre al Sud la spesa si ferma ai livelli del 2017. E nell’assegnazione pro-capite Settentrione e Meridione si ritrovano ancora una volta lontani, distanza che si rispecchia nei 5.509 euro del Nord Est e i 1.017 del Sud. In particolare, sull’assistenza domiciliare socio-assistenziale – che conta su 162 milioni – la spesa media italiana è stata pari a 3.677 euro a disabile, con il Lazio che ha raggiunto i 7.560 euro e la Calabria a chiudere la classifica con 1.621.

Nel raffronto con gli altri Paesi Ue, per la spesa sulla disabilità l’Italia si colloca sotto la media (426 per abitante contro 566 euro Ue), e la differenza appare ancora più marcata rispetto alla Francia (676) o alla Germania (898).

I SERVIZI PER GLI ANZIANI

Se dal 2003 al 2010 la spesa sociale per gli anziani è sempre andata crescendo, seppur leggermente (da 119 a 122 euro pro-capite), negli anni successivi il peso di una popolazione con i capelli bianchi più numerosa ha contribuito a ridurla fino ad arrivare ai 94 euro del 2018, per 1,29 miliardi complessivi. Rispetto al 2017 all’appello mancano 16,4 milioni di euro (-1,3), con il Sud stavolta insieme al Nord Est ad aver registrato il calo maggiore, che è stato invece contenuto nel Nord Ovest, mentre nel Centro e nelle Isole è lievemente aumentata.

Nel 2018 è il Nord Est a spendere la quota maggiore delle risorse destinate agli anziani (21,4%), con la Valle d’Aosta che raggiunge vette elevatissime (72,9%), seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano (46,1%), dove rappresenta la voce più consistente della spesa sociale. Sulla spesa pro-capite, pari a 94 euro, l’Istituto di statista torna a segnalare una «notevole varietà a livello regionale», affidandosi ancora alla Provincia Autonoma di Bolzano e alla Calabria per misurare il divario territoriale nel Paese, così scendendo da Nord a Sud si passa da 1.276 euro per anziano residente a 21 euro.

A pesare maggiormente sul budget è l’accoglienza nelle strutture residenziali, comunali o convenzionate, che assorbe il 38% delle risorse destinate agli over 65 (496 milioni), mentre l’assistenza domiciliare pesa per il 36,3% (468 milioni).

POVERTÀ, DISAGIO E IMMIGRAZIONE

Nel contrasto della povertà e delle situazione di disagio vissute dagli adulti i Comuni hanno investito complessivamente 563 milioni – in aumento del 5,1% rispetto al 2017 – prendendo in carico persone con problemi di violenza di genere, senza fissa dimora, garantendo integrazione del reddito familiare o contributi per gli alloggi, favorendo l’inserimento lavorativo delle persone con disagio mentale. Mentre gli interventi per l’inclusione degli immigrati registrano una crescita più contenuta (+1,33%), raggiungendo i 352 milioni, di cui 43,5 milioni destinati ad interventi per l’inclusione (213 euro pro-capite).

LE FONTI DI FINANZIAMENTO

Per finanziare gli interventi socio assistenziali la maggior parte dei Comuni usano usato risorse proprie (57,1%) e delle associazioni di Comuni (2,5%). Il 18,1% delle risorse arriva poi dai fondi regionali per le politiche sociali e il 9% da quelli statali o europei. L’impegno dei Comuni e delle loro associazioni è più importante lì dove la spesa sociale raggiunge quote maggiori, al Centro e al Nord quindi (60% nel Nord-est, 70% nel Nord-ovest); mentre nel Mezzogiorno le risorse regionali, statali ed europee hanno un peso più rilevante, minore quella comunale che registrando il 51% al Sud e 31% nelle Isole.

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