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SARÀ Giancarlo Cauteruccio il regista dell’evento per Sibari che coronerà l’iniziativa che abbiamo lanciato nei giorni scorsi e che ha già riscosso adesioni significative. Ha dato con entusiasmo la sua disponibilità non solo a coordinare la manifestazione ma anche a sollecitare partecipazioni regionali e nazionali. Lo avemmo già sul palco della manifestazione di Reggio Calabria del 25 settembre 2010 contro la ’ndrangheta, 

come conduttore, ma ora le sue qualità di uomo di  spettacolo – è suo il teatro studio di Scandicci dove ha sede la sua compagnia teatrale Krypton, ma lo ricordiamo interprete e regista di tante opere e soprattutto come direttore del Magna Grecia Teatro Festival – saranno finalizzate a immaginare un grande spettacolo-incontro, un happening per capirci, che raccolga la mobilitazione dei calabresi che amano la loro terra e la loro storia e che ritrovano nella salvezza di Sibari una grande opportunità di riscatto.

Nei prossimi giorni si delineeranno sempre meglio il calendario e le modalità di questa mobilitazione sotto lo slogan “Mai più fango. Un sms per Sibari”. Non c’era nulla di organizzato, e tutto avviene giorno per giorno, con l’impegno di chi vuole far sentire la propria voce e dare una mano. Da inguaribili ottimisti, pensiamo che da un buon seme possa sempre crescere una robusta e bella pianta. Sibari lo merita. La Calabria glielo deve. Il mondo ci guarda. Sibari è praticamente l’unica città greca di cui si possono ricostruire, quasi come per la romana Pompei, i caratteri urbani. Ed è una città che da millenni nell’immaginario collettivo del mondo richiama per antonomasia la leggiadria e la raffinatezza, qualità che possono veicolare meglio di altre un efficace messaggio. E’ qui a due passi da casa nostra, a rischio di essere di nuovo sommersa dal fango perché a un anno dall’esondazione del fiume Crati nulla è stato fatto per metterne in sicurezza l’area. Ed è scandalosa la sequenza di bacinelle che riempiono il pavimento del Museo per raccogliere la pioggia che penetra dal soffitto. E’, senza giri di parole, una vergogna. Da cancellare con le buone pratiche, la responsabilità e l’impegno di tutti.

Per questo abbiamo invitato i cittadini calabresi a battere un colpo, a farsi sentire. Siamo consapevoli che è ardito se non temerario sollecitare la partecipazione della gente attorno a un bene culturale. Con le ferrovie da terzo mondo, con le strade che, alcune, si ammodernano con tempi improbabili e, tutte le altre, mai, con una sanità che spesso sono gli stessi medici a sconsigliare agli assistiti che vengono invitati ad andare altrove,  con un dissesto idrogeologico che fa parte del panorama come il mare o gli altipiani, con la criminalità e l’illegalità dilaganti e, soprattutto, con il lavoro che manca e con il disagio sociale che cresce, vuoi che uno si debba preoccupare della cultura? Sì, la cultura, spesso nella sua immaterialità o, in luoghi fortunati, nella sua concretezza, è il valore che tutto tiene. E la cultura è il complesso di tante cose: storia, abitudini, usi e consuetudini, produzione artistica, opere, identità, reperti e memoria. Un popolo che ne è carente o le cancella non ha presente e non ha futuro, è un corpo amorfo. Per questo Sibari, la cui esistenza ha reso ricca la Calabria, è il sito con un valore simbolico che travalica tempo e spazio. Il suo abbandono, il rallentatore se non il freno agli scavi e a nuove scoperte, addirittura il suo danneggiamento fino al rischio della devastazione sono l’altra faccia di una comunità che non si rivolta contro i trasporti impossibili, la sanità più mala che buona, il lavoro assente o precario, l’illegalità e un’idea antistatale in cui alligna la malapianta della criminalità organizzata. 

In questi giorni sono state scritte cose importanti. A chi non lo avesse fatto ci permettiamo di consigliare la lettura dell’intervista a Salvatore Settis, e degli interventi di Piero Guzzo, Battista Sangineto e dei dirigenti della Cgil, Michele Gravano e Angelo Sposato. Tutti loro, ma anche le dichiarazioni dei tanti altri che hanno aderito, sottolineano la strategicità dell’invito ai cittadini a dare un segno tangibile del loro interesse e della loro volontà di salvare con Sibari, e l’idea di una Calabria che vuole togliere dal proprio volto il fango che, ingiustamente ma talvolta anche per responsabilità proprie, le deturpa l’immagine e la percezione dentro e fuori dai suoi confini. Il paradiso abitato da diavoli è una condanna che sembra non sia possibile espiare. Così non è. Basta volerlo. Serve poco, occorre che ognuno faccia la propria parte, dia il suo contributo, porti il granello di sabbia nella montagna che deve crescere non come un castello fragile ma un solido e massiccio punto di riferimento di un’identità ritrovata.

Un sms per Sibari, che canalizzi anche piccoli o grandi contributi finanziari, da utilizzare per il Museo e gli Scavi di Sibari per fare quel poco o quel molto che essi consentiranno, va in questa direzione. Troppo spesso ci si lamenta per l’enfatizzazione degli aspetti negativi. Vi confessiamo che siamo stufi di sentire questa litania. Facciamo insieme qualcosa di bello, di positivo. Una grande festa per Sibari, un immenso sorriso per la Calabria. E perciò mai come in questa occasione anche un grande spettacolo, affidato alla maestria di un grande (in tutti i sensi) calabrese come Giancarlo Cauteruccio, si rivolge all’Altra Calabria, soprattutto ai giovani che devono essere messi in condizione di restare nella loro terra e di farla diventare un paradiso abitato da angeli. Ripeteva continuamente padre Giancarlo Bregantini, un trentino che ha amato la Calabria come pochi altri, che dal bene nasce il male. E non aveva torto.

come conduttore, ma ora le sue qualità di uomo di  spettacolo – è suo il teatro studio di Scandicci dove ha sede la sua compagnia teatrale Krypton, ma lo ricordiamo interprete e regista di tante opere e soprattutto come direttore del Magna Grecia Teatro Festival – saranno finalizzate a immaginare un grande spettacolo-incontro, un happening per capirci, che raccolga la mobilitazione dei calabresi che amano la loro terra e la loro storia e che ritrovano nella salvezza di Sibari una grande opportunità di riscatto.

 

Nei prossimi giorni si delineeranno sempre meglio il calendario e le modalità di questa mobilitazione sotto lo slogan “Mai più fango. Un sms per Sibari” (LEGGI). Non c’era nulla di organizzato, e tutto avviene giorno per giorno, con l’impegno di chi vuole far sentire la propria voce e dare una mano. Da inguaribili ottimisti, pensiamo che da un buon seme possa sempre crescere una robusta e bella pianta. Sibari lo merita. La Calabria glielo deve. Il mondo ci guarda. Sibari è praticamente l’unica città greca di cui si possono ricostruire, quasi come per la romana Pompei, i caratteri urbani. Ed è una città che da millenni nell’immaginario collettivo del mondo richiama per antonomasia la leggiadria e la raffinatezza, qualità che possono veicolare meglio di altre un efficace messaggio. E’ qui a due passi da casa nostra, a rischio di essere di nuovo sommersa dal fango perché a un anno dall’esondazione del fiume Crati nulla è stato fatto per metterne in sicurezza l’area. Ed è scandalosa la sequenza di bacinelle che riempiono il pavimento del Museo per raccogliere la pioggia che penetra dal soffitto. 

E’, senza giri di parole, una vergogna. Da cancellare con le buone pratiche, la responsabilità e l’impegno di tutti.Per questo abbiamo invitato i cittadini calabresi a battere un colpo, a farsi sentire. Siamo consapevoli che è ardito se non temerario sollecitare la partecipazione della gente attorno a un bene culturale. Con le ferrovie da terzo mondo, con le strade che, alcune, si ammodernano con tempi improbabili e, tutte le altre, mai, con una sanità che spesso sono gli stessi medici a sconsigliare agli assistiti che vengono invitati ad andare altrove,  con un dissesto idrogeologico che fa parte del panorama come il mare o gli altipiani, con la criminalità e l’illegalità dilaganti e, soprattutto, con il lavoro che manca e con il disagio sociale che cresce, vuoi che uno si debba preoccupare della cultura? Sì, la cultura, spesso nella sua immaterialità o, in luoghi fortunati, nella sua concretezza, è il valore che tutto tiene. E la cultura è il complesso di tante cose: storia, abitudini, usi e consuetudini, produzione artistica, opere, identità, reperti e memoria. Un popolo che ne è carente o le cancella non ha presente e non ha futuro, è un corpo amorfo. Per questo Sibari, la cui esistenza ha reso ricca la Calabria, è il sito con un valore simbolico che travalica tempo e spazio. Il suo abbandono, il rallentatore se non il freno agli scavi e a nuove scoperte, addirittura il suo danneggiamento fino al rischio della devastazione sono l’altra faccia di una comunità che non si rivolta contro i trasporti impossibili, la sanità più mala che buona, il lavoro assente o precario, l’illegalità e un’idea antistatale in cui alligna la malapianta della criminalità organizzata. 

In questi giorni sono state scritte cose importanti. A chi non lo avesse fatto ci permettiamo di consigliare la lettura dell’intervista a Salvatore Settis, e degli interventi di Piero Guzzo, Battista Sangineto e dei dirigenti della Cgil, Michele Gravano e Angelo Sposato. 

LEGGI GLI INTERVENTI SULL’INIZIATIVA

Tutti loro, ma anche le dichiarazioni dei tanti altri che hanno aderito, sottolineano la strategicità dell’invito ai cittadini a dare un segno tangibile del loro interesse e della loro volontà di salvare con Sibari, e l’idea di una Calabria che vuole togliere dal proprio volto il fango che, ingiustamente ma talvolta anche per responsabilità proprie, le deturpa l’immagine e la percezione dentro e fuori dai suoi confini. Il paradiso abitato da diavoli è una condanna che sembra non sia possibile espiare. Così non è. Basta volerlo. Serve poco, occorre che ognuno faccia la propria parte, dia il suo contributo, porti il granello di sabbia nella montagna che deve crescere non come un castello fragile ma un solido e massiccio punto di riferimento di un’identità ritrovata.Un sms per Sibari, che canalizzi anche piccoli o grandi contributi finanziari, da utilizzare per il Museo e gli Scavi di Sibari per fare quel poco o quel molto che essi consentiranno, va in questa direzione. Troppo spesso ci si lamenta per l’enfatizzazione degli aspetti negativi. Vi confessiamo che siamo stufi di sentire questa litania.

Facciamo insieme qualcosa di bello, di positivo. Una grande festa per Sibari, un immenso sorriso per la Calabria. E perciò mai come in questa occasione anche un grande spettacolo, affidato alla maestria di un grande (in tutti i sensi) calabrese come Giancarlo Cauteruccio, si rivolge all’Altra Calabria, soprattutto ai giovani che devono essere messi in condizione di restare nella loro terra e di farla diventare un paradiso abitato da angeli. Ripeteva continuamente padre Giancarlo Bregantini, un trentino che ha amato la Calabria come pochi altri, che dal male nasce il bene. E non aveva torto.

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