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I cittadini non sono tutti uguali: Macerata ce lo ribadisce. Le parole sono tutte stanche, scivolano per inerzia e un retaggio iracondo, che ci ricorda di essere vivi nell’attimo storico. La carneficina sugli animali delle Marche genera un emotivo disgusto: 40 cani e un gatto, uccisi, fatti a pezzi e imbustati tra Loreto e Porto Recanati. Bilancio non definitivo. Un intreccio da romanzo macabro.

Eppure, dietro il sommo dispiacere e la constatazione, molto banale, che si uccide ovunque, con un sadismo e una ferocia che non hanno demarcazioni geografiche, subentra una razionale, quanto fiacca, riflessione, che abbandoniamo al vento. Perché se la porti via, senza torturarci con la consapevolezza, amara e strutturata, che il Meridione sia una isola silenziata, vittima di un peccato originale, e per questo, lontana dalla civiltà e anche dalla Giurisdizione italiana. Qui la crudeltà viene gerarchizzata e i cittadini non hanno lo stesso peso.

Situazioni analoghe hanno un perimetro civile completamente diverso. I delinquenti di Loreto, Porto Recanati agiscono come quelli di Vibo Valentia, i veterinari legali NO. Si decapita alla stessa maniera, ma la contro-risposta è diversificata. E, ovviamente, non è una questione di pena, punizione. Nessuno pagherà per la mattanza marchigiana, lo sappiamo tutti. Chi vi scrive ha i calli alle mani, se li è procurata a furia di pregare, come si pregano le Madonne, medici, istituzioni e Santissimi reverendi. Ma niente! I cittadini meridionali allo Stato non possono parlare con la stessa voce, devono tacere, perché sono predestinati ad accettare. Muti e con la coda in mezzo alle gambe.

Non è incredibile! A noi il compito di fare gli inetti, viceversa, saremmo rompiscatole. Afferma il comandante del gruppo Carabinieri Forestali di Ancona, Simone Cecchini, all’indomani dei primi ritrovamenti, quando il bilancio era ancora di 15 cani: «Le carcasse sono state rinvenute tra il pomeriggio di sabato e la mattina di domenica. Dobbiamo attendere le perizie autoptiche e saranno effettuate dall’Istituto zooprofilattico di Tolentino. Della gran parte delle carcasse non restano che ossa e brandelli di pelo e dunque, non sarà semplicissimo, ma lavoreremo a 360° per portare avanti una indagine, al momento aperta presso la Procura di Macerata».

Il comandante cita tutti i reparti interessati nell’operazione e il lettore meridionale piange, lacrime di sangue. Hanno lavorato in sinergia la sera di sabato, partendo da una segnalazione o denuncia di una volontaria, verosimilmente contro anonimi, e in poche ore sono arrivati a raccontare uno dei più grandi mattatoi di cani, noti alla storia contemporanea italiana. Un risultato grandissimo, encomiabile, eroico. A prescindere da come andrà a finire. Ci pensate: notte di sabato veterinari e Forze dell’Ordine che lavorano senza sosta, per rinvenire carcasse.

Nel dramma, una meraviglia. Se la volontaria avesse denunciato da una caserma nella provincia di Vibo Valentia, avrebbero risposto nel seguente modo, Ci giochiamo quello che volete. «Pronto! Sì, chi parla?». «Salve, chiamo per la segnalazione di una carcassa in località… Sembra un cane di grossa taglia decapitato». «Signorina, io però al momento non so come aiutarla. Lei sta chiamando sabato pomeriggio per una carcassa di cane, si rende conto? Le pattuglie sono tutte impegnate. Ci sono emergenze. Mi dispiace, non si può fare molto».

Se, magari, la volontaria, munita di una forza soprannaturale, si fosse presa la briga di recarsi in caserma, le avrebbero riservato il trattamento di una poveretta, una imbecille, che non ha niente da fare e rompe i maroni di sabato sera. Solo dopo una lotta lunga ed estenuante, alla volontaria avrebbero fatto sporgere denuncia. Per accontentarla. E alla domanda: «Ci sono le telecamere nell’area? No». La risposta sarebbe stata immediata: «Bene… Allora! Certo che non possiamo fare nulla. Signorina buonasera».

I veterinari di Area C non li menzioniamo nemmeno. Ai centralini degli ospedali passano medici in pensione, altri non reperibili e le nottate passano nell’impotenza. Quando becchi quello giusto, inizia a mettere in campo una violenza psicologica incomprensibile. Il mantra è: non dobbiamo sapere! A questa osservazione, obietterebbero: “A Macerata saranno anche i primi della classe nel fare, tempestivamente, e di sabato, le autopsie, ma a noi non ce ne frega”. Fine della storia. Gesù, Giuseppe e Maria, verrebbe da commentare.

A quanti sono impegnati in queste ore nelle indagini, facciamo i più sinceri auguri. Fermo restando che è, praticamente, un caso senza precedenti. Ai volontari meridionali, nella fattispecie, calabresi, che proveranno a segnalare uccisioni e violenza sugli animali, porgiamo un “in bocca a lupo”. A quanti ci hanno provato e ne sono usciti con le ossa rotte un affettuoso abbraccio. E addio.
Ps: tempo fa parlavo con un cancelliere, in servizio presso una procura calabrese. Scherzando mi ha confidato: «Io di cause per uccisione di animali non ne ho mai viste in vita mia; mai mi è capitato di leggere neppure le carte. Ci saranno pochissime denunce, nessuna indagine. E figurati. Ma d’altronde, si pensa ad altro. Che possiamo farci?».

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