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LA politica è andata in gita d’istruzione? Non quella che si occupa di precongressi, congressi, primarie e correnti (quella è rimasta, in Calabria), ma quella che dovrebbe occuparsi dei problemi di questa terra e che, comunque, ha il diritto-dovere di battere un colpo. Per carità, magari è tutta impegnata, ai vari livelli amministrativi, a risolvere questioni e quindi spesso il lavoro non emerge… Però ci sono delle situazioni – purtroppo non di rado – in cui viene il sospetto che la politica sia un po’ distratta.

Su questioni che oggettivamente non sono di poco conto c’è uno strano silenzio. E il “non silenzio” non è l’equivalente di semplici parole, ma di una testimonianza immediata e diretta di un impegno, di un progetto, di un’attività. Progetti sempre meglio a brevissimo termine. Prendiamo la questione della depurazione. Lo stato degli impianti calabresi, nella maggior parte, come il Quotidiano sta scrivendo da tempo, non è… ottimale. Ed è inutile girarci intorno: se i sequestri di depuratori sono frequenti per malfunzionamenti o, peggio ancora, per veri e propri reati ambientali (scarichi di reflui non depurati direttamente nei fiumi), se decine di Comuni chiedono risorse per rendere efficienti gli impianti… il quadro, nelle sue tinte fosche, è chiaro. Ma non c’è problema: negli anni passati la responsabilità del fenomeno del mare sporco è stata subito attribuita ai giornali che ne scrivevano o ai turisti calunniatori che se ne scappavano.

A scanso di equivoci (e non per alimentare silenzi), per fortuna la Calabria conserva immense bellezze, ma ripristinarne l’integrità non è e non può essere solo un auspicio, ma una priorità, e se l’espressione non contenesse una sgradevole rima, si potrebbe dire che lo è molto di più dell’alta velocità. La Regione ha presentato un progetto che consentirà di radiografare lo stato dell’inquinamento costiero, e sicuramente sarà uno strumento utile.

Nel frattempo, però, il silenzio generale sulle attuali condizioni dei depuratori (e sulle difficoltà per metterli in ordine) non è una bella cosa. Silenzi. Su questo e su altro. Un consigliere regionale ha denunciato ieri di essere spiato e pedinato da ignoti e, come scrive Massimo Clausi (LEGGI), le principali reazioni ad una vicenda oggettivamente inquietante sono state identiche tra loro: i silenzi.

Dai silenzi alle parole. In questo numero domenicale ospitiamo un’analisi del linguaggio della politica fatta (sotto diversi aspetti) da quattro docenti universitari. Basta soffermarsi per una giornata su cosa accade nello scenario politico nazionale e internazionale per rendersi conto di come il linguaggio sia molto diverso da qualche decennio fa. L’aggressività, che qualche volta sfiora la volgarità e qualche altra abbondantemente la supera, è solo uno dei tratti caratteristici di alcuni dibattiti. E negli anni il linguaggio della politica ha subìto profondi cambiamenti. Gli autori dello speciale che pubblichiamo li evidenziano tratteggiando in qualche caso scenari poco incoraggianti. Nonostante ciò, i silenzi fanno più male.

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