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Una veduta di Maratea e la statua del Cristo

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Maratea si colloca con le sue straordinarie spiagge, hotel di lusso di gran livello, borghi ben tenuti, l’identitaria statua del Cristo, tra Praia a Mare in Calabria e Sapri in Campania in quel fantastico Golfo di Policastro che meriterebbe politiche integrate tra tre regioni.

Ogni volta che ci torno per qualche manifestazione che anima l’estate della Basilicata mi chiedo retoricamente se questa splendida località fosse stata in Calabria, sarebbe rimasta uguale? Avrebbe avuto lo stesso percorso?

Ho lanciato questo interrogativo sulla mia pagina Facebook e il coro dei calabresi nei commenti è stato orientato ad un deciso e forte no, con rari distinguo.

Il pensiero comune è che una Maratea calabrese saremmo stati in grado di devastarla con speculazione edilizia selvaggia e malapolitica come avvenuto in molti, ma non in tutti, i luoghi dell’Alto Tirreno Calabrese.

Eva Catizone, ex sindaco di Cosenza frequentatrice di Maratea, mi ha scritto: “Sotto Federico II per un errore di trascrizione Maratea fu annessa alla Calabria e poi restituita alla Basilicata. È stata la sua salvezza”. Parere condiviso anche da un altro ex sindaco bruzio, Piero Minutolo, che dice no insieme a tanti altri come il promoter Ruggero Pegna, il politico Giuseppe Giudiceandrea, il regista Massimo Scaglione, la docente universitaria Sonia Ferrari che governa le Terme Luigiane chiuse e portate ad esempio negativi in molti commenti.

I social sono una tribuna aperta. Ed ho notato che un commento molto positivo sulla Calabria è arrivato da una produttrice di cinema, Michela Scolari, toscana che vive molto negli USA e che ha scritto: “L’anno scorso sono stata ospite in un resort in Calabria che era a dir poco meraviglioso. Curato nei minimi dettagli e con una spiaggia che la Basilicata se la sogna. Ho fatto anche scouting per il film di Terry George (che ho anche fatto in Basilicata e Puglia) e quei tramonti, quei paesini sospesi, quelle tracce di mondi che si incrociano e si contraddicono, insomma, io questo fascino l’ho trovato solo in Calabria”.

Gli occhi di chi viene da altrove e vive un’esperienza unica dei propri sensi rovesciano l’idea di chi vive in Calabria.

Mi sembra giusto riportare che commenti di molti lucani invece non sono stati orgogliosi con Maratea, come splende agli occhi di noi calabresi. Esemplare quello della storica dell’arte Barbara Improta che ha scritto: “Maratea non è preservata come dovrebbe, con molti affreschi in stato di abbandono, troppi lidi sulle piccole spiagge, spiagge chiuse ogni anno per malfunzionamento dei depuratori, zone industriali ancora da bonificare e palazzoni incompiuti anche nel piccolo paese”.

Il punto di vista è quindi completamente diverso. Conta molto la condizione da dove si guarda.

Una questione sola è certa. In Calabria l’autostima collettiva è ai minimi termini. La sanità collassata, la richiesta dei militari a Scalea per risolvere l’emergenza rifiuti in piena stagione turistica, molto mare malato, grandi Festival come Roccella Jazz costretti a chiudere.

Tutta colpa della politica? L’agire collettivo, pur avendo ottime esperienze, nella sua totalità, ha molte responsabilità nel diventare consapevole del proprio destino.

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