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RITORNA  a distanza di tre anni in Calabria, sempre alla vigilia della primarie ma questa volte per parlare del Mezzogiorno al Paese. Il segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani, resterà in Calabria per due giorni, già questo pomeriggio e forse in serata incontrerà un po’ tutti i dirigenti calabresi del partito. La foto di Camigliatello Silano è oramai sbiadita, alcuni di quelli che aveva accanto non ci sono più nel Pd. 

Il segretario sa bene che il momento per il partito calabrese è «delicato», si sta avviando un’operazione di rilancio e in una intervista preferisce non entrare nelle diatribe locali lasciando al prof Alfredo D’Attorre ampia autonomia di movimento. Ma parla di Regioni e del caso che sta scuotendo l’Italia: «La vicenda del Lazio – afferma – ha rivelato aspetti assolutamente indecorosi, sconvolgenti, che hanno colpito la gente per bene e chi fa politica con onestà e coscienza: si sono sentiti insultati, infangati da una vicenda drammatica e tristissima. Anche noi del Pd vogliamo trarne un insegnamento. Ma non accettiamo di essere messi nel mucchio. Lo ripeto: noi di Fiorito non ne abbiamo». 

In generale, secondo il segretario del Pd è ora di mettere mano a una riforma delle amministrazioni regionali: «La situazione attuale non è più sostenibile. Bisogna darsi una regola che dia costi basici per tutte queste strutture. Bisogna ripensare il regionalismo, mettendo fine al moltiplicarsi di centri di spesa incontrollati dei quali gli abusi scoperchiati dal caso Lazio sono solo la punta di un iceberg. Io credo che la prossima legislatura deve essere costituente, e cioè dobbiamo allestire un meccanismo che rende esigibile la riforma costituzionale con una legge da approvare subito all’inizio della prossima legislatura. In questo contesto bisogna riflettere sul regionalismo».

 

L’INTERVISTA COMPLETA SULL’EDIZIONE CARTACEA DEL QUOTIDIANO

 

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