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CATANZARO – Bruno Tabacci è saltato all’ultimo minuto dalla lista calabrese di Centro democratico. Dorina Bianchi per una notte ha pregato che i giudici di Catanzaro la rimettessero in gioco, dopo averla esclusa perché non aveva presentato un certificato elettorale. A Napoli, poi, il caso più eclatante: con documenti interi scomparsi dai faldoni e il sospetto che la ma nina maliziosa fosse quella di Nicola Cosentino, su tutte le furie perché non candidato. La dura vita del delegato alla presentazione delle liste. Un lavoro impegnativo e complicato, di grande responsabilità: c’è chi lo fa da una vita, come Maurizio Vento, vicepresidente della Provincia e tra i fondatori di Forza Italia in Calabria.
Una curiosità: c’entra qualcosa con l’iniziale esclusione della Bianchi?
«Avrei avuto la responsabilità oggettiva se fosse stata esclusa, ma la storia ha avuto un finale positivo. Io ho solo consegnato a Catanzaro ciò che è mi stato consegnato a Roma. Di solito controllo sempre tutto, ma questa volta non c’è stato veramente tempo».
Ci racconta i suoi ultimi quattro giorni?
«Sono stati quattro giorni terribili, forse i peggiori e più frenetici della mia carriera di delegato alla presentazione delle liste. Sono partito in macchina giovedì scorso. Il primo giorno a Roma è andato tutto bene, una giornata tranquilla, ma già la sera di giovedì la tensione a via dell’Umiltà è iniziata a salire. I momenti più difficili – dopo un pranzo con Michele Traversa e altri calabresi – sono arrivati venerdì, quando è iniziata una lunga riunione – tra palazzo Grazioli e via dell’Umiltà – che si è chiusa sostanzialmente domenica, quando alle 14 finalmente mi è stato dato il via libera per partire».
Come ha fatto ad arrivare in tempo a Catanzaro?
«Un miracolo. L’ultimo tratto di strada l’ho fatto correndo dalla Provincia al tribunale. Ho varcato la soglia e mi sono buttato sulle scale sfinito. I miei amici mi sfottevano, mi dicevano di stare attento altrimenti mi sarebbe venuto un infarto e, in effetti, avevo il cuore il gola, ma alla fine ce l’ho fatta».
Cosa sa del caso Cosentino?
«Fino a venerdì dovevo presentare io le liste della Campania, poi è toccato a Luciana Scalzi, capo struttura di Denis Verdini. Ho, comunque, collaborato alla raccolta dei documenti, ho anche mangiato una pizza con Cosentino quando ancora era candidato e aveva appena finito di parlare con il presidente Berlusconi. Non credo che abbia sottratto qualcosa dai plichi delle liste, anzi abbiamo parlato amichevolmente della composizione degli elenchi».
In quelle concitate ore a via dell’Umiltà, ha ricevuto telefonate da parte di chi le chiedeva notizie sulla lista, su una propria candidatura?
«Una? Migliaia di telefonate: ho dovuto caricare il telefonino ogni ora. Da giornalisti ad aspiranti candidati, sono stato tempestato di chiamate».
Da quanto è il delegato ufficiale delle liste?
«Ho cominciato a depositare liste quando è nata Forza Italia, dal 1997 mi occupo della presentazione delle liste a tutti livelli dalle comunali alle europee».
Ha mai avuto la tentazione di escludere qualche nome dalle liste?
«Mai, d’altro canto è impossibile toccare gli atti principali. Le mie battaglie semmai sono state politiche, altrimenti il partito non mi avrebbe mai affidato un incarico così delicato».
Ma cosa pensa dell’inserimento al Senato di Scilipoti?
«La prima versione della lista fatta a Roma lo vedeva al terzo posto al Senato. A quel punto è iniziata una trattativa fra Roma e la Calabria, con un impegno diretto di Scopelliti e Gentile, per dare spazio ai calabresi. Alla fine in tutte le regioni c’è almeno un estraneo, non diretta espressione del territorio. Qui Scilipoti è in una posizione tutt’altro che blindata».
Adesso va in vacanza per un po’?
«Non in vacanza, ma finalmente potrò dormire sereno, cosa che non faccio da almeno 48 ore».

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