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CATANZARO – Mentre la politica prova a trovare soluzioni che negli ultimi sedici anni non ha trovato l’Ufficio del commissario, che pure vantava poteri straordinari, la Calabria si sommerge di rifiuti. Un pessimo biglietto da visita mentre si aspetta l’arrivo dei vacanzieri a ridosso della stagione estiva. Ed in questo contesto una immagine devastante la stanno già offrendo alcuni comuni della provincia di Crotone, dove le statue dei Santi patroni stanno sfilando tra cumuli di spazzatura alla presenza di tanti increduli emigranti tornati per l’occasione. La mappa della crisi non permette di segnare zone ancora “vergini”. Sembrano andare meglio i capoluoghi di provincia, almeno rispetto a Catanzaro, Reggio Calabria e Crotone. I tre centri, infatti, godono dei privilegi della corsia preferenziale in impianti e discariche. A discapito, però, dei piccoli comuni, dove i mezzi della nettezza urbana riescono a scaricare dopo giorni di attesa. Le Prefetture seguono con attenzione l’evolversi della situazione, anche perché crescono i pericoli per la salute e per l’ordine pubblico e l’arrivo del caldo non fa altro che peggiorare una condizione già drammatica. 

CATANZARO. Nella provincia del capoluogo di regione i prezzi più alti li pagano i piccoli comuni. Domenica scorsa, davanti l’impianto di Alli hanno manifestato poco più di dieci sindaci. Ma alle loro rimostranze ha fatto da contraltare l’atto con cui si evidenzia la precedenza concordata per la città. I sindaci lamentano turni troppo lunghi per scaricare. Lungo la strada che porta ad Alli una fila interminabile di camion e cassoni maleodoranti, stracolmi di spazzatura, lasciati sotto il sole in attesa di un turno che può arrivare anche una volta ogni dieci giorni. La beffa sta in quella montagna scavata tra i territori di Catanzaro e Simeri Crichi, dove sorge la discarica. La struttura è satura da tempo, mentre l’ampliamento è stato “bocciato” da una perizia della Procura perché realizzato in una zona con dissesto idrogeologico. Funziona solo l’impianto, che deve comunque appoggiarsi a Pianopoli. 
COSENZA. Nella provincia bruzia il capoluogo è al limite dell’emergenza. La Procura della Repubblica stamani ha aperto un’inchiesta sulla ‘monnezza’ diventata quasi un simbolo del paesaggio. L’obiettivo è capire se ci sono stati ritardi, omissioni, ingerenze, ma dopo le dichiarazioni di pochi giorni or sono dell’assessore regionale Francesco Pugliano, più che dubbi ci si trova davanti alle certezze (ancora senza nomi e cognomi). Va male anche in provincia, specie lungo la fascia ionica e la zona dell’entroterra. La realtà più grande della Calabria deve fare i conti con la mancanza di strutture adeguate per il conferimento. Una situazione frutto delle visioni campanilistiche degli ultimi anni, ma anche dell’incapacità politica di decidere. 
CROTONE. L’oggetto del contendere è la discarica di Ponticelli, divenuta l’unica valvola di sfogo dopo l’impossibilità di utilizzare quella privata della Sovreco. Da quando il sistema di conferimento è tornato alla Regione, Ponticelli è l’unico luogo dove poter scaricare i rifiuti. Così la turnazione è preferenziale: si scaricano 150 tonnellate al giorno. Prima tocca a Crotone, con 90 tonnellate, poi scaricano i camion in fila davanti alla struttura per un massimo di 60 tonnellate. Chi arriva prima forse si libera della spazzatura, altrimenti non resta che attendere la buona sorte per il giorno successivo. Tutto questo mentre in molti paesi si celebrano i rispettivi Patroni, sono aumentate le presenze e, di conseguenza, i cumuli maleodoranti. 
VIBO VALENTIA. Questa mattina la Prefettura di Vibo Valentia si è rivolta direttamente all’assessore regionale Francesco Pugliano, chiedendo risposte concrete ed immediate. Ci sono diverse località turistiche che dal mese di maggio segnano qualche prenotazione di stranieri e il rischio è lampante, non solo per l’immagine e per l’economia, ma anche per la salute pubblica. Anche per il vibonese vale quanto detto per l’area di Cosenza. Qui nessuno ha voluto realizzare strutture, finendo con il dovere rivolgersi alle province vicine che ora minacciano di chiudere la disponibilità.
REGGIO CALABRIA. Dopo l’emergenza del capoluogo dei giorni scorsi, a macchia di leopardo la città è stata ripulita almeno dai grossi cumuli. La situazione è molto critica nella Locride e nella Piana, dove non mancano i cassonetti incendiati nel corso della notte per ripulire le aree dove al cattivo odore e alla pessima visione, si aggiungo anche topi e sporcizia. Molti sindaci sono sul piede di guerra e annunciano forme di protesta di ogni genere se non dovessero essere trovate soluzioni immediate. Il reggino è la provincia che ha dato di più in termini di impianti, discariche e termovalorizzatore, eppure non è bastato almeno per garantire una certa autonomia. 
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