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Lo storico dirigente Pd Mario Paraboschi

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COSENZA – Ormai è diventata una questione da burocrati il futuro congresso del Pd. In assenza di un vero dibattito politico che avrebbe dovuto avviare la ricostruzione del partito dopo le batoste elettorali degli ultimi anni, ci si concentra sugli aspetti formali.

Mario Franchino ha ricevuto solo ieri l’elenco degli iscritti ovvero 16 ore dopo la presentazione della sua candidatura. L’elenco, però, è ufficioso perché pendono molti ricorsi sull’anagrafe degli iscritti con diverse persone che hanno sottoscritto la tessera ma non si sono visti inseriti nell’elenco. Così come Franchino ha intenzione di chiedere anche i dati relativi al tesseramento 2019 e 2020 che dovrebbero essere utili a capire l’evoluzione e lo stato di salute di un partito che sta vedendo crollare le sue adesioni. Una questione non solo di forma, quindi, ma anche di sostanza per avere una bussola su cui orientare il dibattito. Vedremo se ne prossimi giorni sarà disponibile anche questo elenco visto che i numeri sul tesseramento del passato sono ballerini.

Toccherà alla commissione per il tesseramento portare a termine tutte le verifiche del caso anche perché il congresso è decisamente in mano a questo ristretto gruppo di persone.

Lo scorso settembre il commissario regionale, Stefano Graziano, aveva annunciato la volontà di istituire anche una commissione per il congresso come è di prassi in questi casi. A capo della commissione aveva messo un compagno storico come Mario Paraboschi, l’emiliano venuto in Calabria negli anni ‘70 per dare una mano nell’organizzazione dell’allora Pci. Il punto è che Paraboschi ha scoperto quasi per caso che la sua commissione non esiste più e che le funzioni sono state assorbite dalla commissione deputata al tesseramento. Per lui nemmeno una lettera o un sms, ha scoperto tutto per caso.

«Ritengo – ci ha detto al telefono – che si tratti di un vulnus grave alla democrazia perché la commissione del congresso ha la funzione di regolamentare tutte le fasi congressuali. Eliminarla con un colpo di spugna ritengo comporti un qualche problema di trasparenza e chiarezza il che è molto grave nel momento in cui chiediamo alla gente di esprimersi dovremmo indicare chiaramente quali siano le regole del gioco, altrimenti non è più democrazia ma diventa oligarchia, il potere nelle mani di pochi».

Paraboschi che ha una militanza leggendaria nel partito aggiunge anche un altro aspetto che è quello politico. «Non capisco se siamo chiamati ad esprimerci sulle persone o sulle piattaforme politiche. Qual è l’oggetto della discussione? Io penso che la presenza della commissione congressuale avrebbe costretto i candidati alla segreteria a presentare i loro programmi sui quali confrontarsi tutti insieme. Se a tutto questo aggiungiamo il caos che c’è intorno al tesseramento il rischio è che il congresso si limiti ad una conta on line in cui non viene affrontato nemmeno uno dei nodi politici che dovremmo svolgere».

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