Maurizio Talarico

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COSENZA – Più passano le ore, più la possibilità che il candidato del Pd sia l’imprenditore delle cravatte Maurizio Talarico si assottigliano. Nonostante Talarico abbia dato la sua disponibilità a candidarsi (LEGGI LA NOTIZIA), a distanza di 24 ore il Pd non ha ufficializzato il nome in uno scenario che sta diventando davvero paradossale. Nel Pd, ora, si fanno altri discorsi. Come scrivevamo ieri in tanti spingono ora per una soluzione interna sempre nel segno del rinnovamento.

L’idea del candidato civico doveva servire a spingere i 5 Stelle a riproporre sul territorio l’alleanza di Governo, cose che sarebbe servita elettoralmente ad entrambi. I grillini però non ne hanno voluto sentire e allora la necessità del candidato civico è venuta meno, anche perchè i tempi sono davvero risicati. In Calabria fra 40 giorni si devono presentare le liste e quindi è meglio individuare un candidato che ha già una presenza sul territorio piuttosto che proporne uno che deve essere “presentato” ai calabresi.

Per questo ieri scrivevamo che un nome su cui alcuni puntano, soprattutto a Reggio Calabria, è quello del giovane presidente del consiglio regionale Nicola Irto. Un profilo di rinnovamento che in questa tormentata legislatura non ha avuto alcun appannamento. Ma non è l’unico nome che circola. Qualcuno pensa anche al cosentino Graziano Di Natale anche lui intorno ai 40, che si è distinto a suo modo quando ha svolto il ruolo di presidente facente funzione alla Provincia di Cosenza e da tempo ha un buon gruppo di amministratori alle sue spalle. E’ cosentino e quindi potrebbe togliere terreno sotto i piedi a Mario Oliverio nel caso in cui si dovesse arrivare, come sembra probabile, ad uno scontro frontale.

A proposito il presidente l’altro giorno è tornato sulla vicenda candidature chiedendo ancora una volt a gran voce un confronto col suo partito. «Mi auguro che il Pd ritrovi il cammino giusto per evitare di procurare danni a se stesso e alla Calabria, perché io la sto soffrendo questa cosa», ha affermato a Siderno, nel corso della presentazione del libro di Michele Drosi a lui dedicato.

«Il Pd – ha proseguito – sta commettendo un grave errore, perché non si può fare una proposta che si porta davanti al segretario nazionale di un partito senza il coinvolgimento dei territori e, ancor più, una proposta che non è istruita per cui si espone il segretario nazionale. Conosco Florindo Rubbettino, persona e imprenditore serio, questo è fuori discussione, è un amico, lo conosco non da oggi. Ma vi sembra una cosa seria che si accompagni – e non parlo dell’accompagnatore, a proposito di rinnovamento, perché non voglio creare polemiche – Rubbettino dal segretario del partito, lo si annunci con tanto clamore e dopo due giorni c’è la rinuncia all’investitura? Di che stiamo parlando?».

«Vengo dal Pci, dal Pds, dai Ds, sono stato in continuità con la fondazione del Pd e sono parte della comunità democratica, è parte della mia carne e del mio vissuto questa storia. La vivo con grande sofferenza e per questo dico che si sta commettendo un errore grave a forzare le regole, a voler imporre dall’alto sui territori scelte che invece devono essere fatte con il coinvolgimento dei territori.Io non ho chiesto niente, sono stato sostenuto da 250 sindaci e da gran parte dei circoli. Si venga qui, si discuta, ci sono altre proposte? Si venga qui, ci si confronti e si trovi la via per ricomporre, per costruire soluzioni positive».

In particolare, «io non ho mai detto “Oliverio o la morte”, ma non è possibile subire violenze. Ci sarebbe spazio per le primarie, certo, ma se non si vogliono fare le primarie si facciano altre consultazioni, si organizzi un percorso per evitare di portare in un vicolo cieco il Pd, la coalizione e soprattutto la Calabria. Perché in questi anni abbiamo avviato un lavoro: non sono un superuomo né un Re Mida, ma abbiamo lavorato in condizioni difficilissime per impostare un lavoro, abbiamo realizzato risultati importanti, anche con difetti, con problemi. Perché interrompere questo percorso? Non sto dicendo “Oliverio per forza”, può esserci un percorso condiviso, ma perché disarticolarlo? Abdicherei alla mia storia politica di sinistra se – ha concluso Oliverio – rinunciassi sol perché c’è un vertice a Roma, determinato non so da chi e sulla base di quali motivazioni, che decide sulla testa delle comunità. Questo non va bene, ed è mio dovere difendere la dignità mia e della mia regione».

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