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Verso il primo consiglio regionale. Crisi nel Pd calabrese: Alecci capogruppo tra polemiche, Falcomatà in rotta con i vertici. A Reggio si accende il confronto politico alla vigilia delle comunali. Il sindaco reggino non intende allinearsi ai diktat di partito
Un aut- aut, una fiera contrapposizione delle parti che rischia di vedere arrivare il principale partito dell’opposizione, il Pd, a nervi tesi, già all’esordio nel primo consiglio regionale dell’Occhiuto bis. Con una ampia finestra panoramica, ed inevitabili ripercussioni politiche, anche sulle prossime comunali nella città dello Stretto.
PD, ALECCI CAPOGRUPPO TRA LE TENSIONI
Al centro del contendere il ruolo di capogruppo regionale del Pd, il leader, in pratica, dell’opposizione (vista la quasi certa partenza di Tridico), un ruolo che, ieri lunedì 10 novembre nel corso di un incontro tra i neo consiglieri regionali a Lamezia ed alla presenza del segretario Nicola Irto è stato assegnato a Ernesto Alecci, il dem più votato lo scorso 5 e 6 ottobre in Calabria con 12 mila voti.
SALTA L’UNANIMITÀ
Un’elezione che però ha visto saltare l’unanimità interna al partito con Falcomatà che non ha inteso allinearsi ai diktat dem, pur firmando il verbale, ed ha contestato i metodi di scelta dei ruoli.
CRISI PD, L’ANTEFATTO
La posizione di capogruppo era quella sulla quale aveva messo praticamente sopra un’ipoteca il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà fin dal momento in cui si è candidato a consigliere regionale, dopo essere stato costretto a chiudere, momentaneamente in un cassetto, l’ambizione di candidarsi a Governatore per il centrosinistra.
FALCOMATÀ NON SI ALLINEA
Le regionali del 5 e 6 ottobre poi hanno rilasciato un quadro abbastanza nitido dentro al Pd: al sindaco metropolitano non sono stati utili, evidentemente, gli interminabili 11 anni alla guida di Palazzo Alvaro e di Palazzo San Giorgio per “agguantare” il primato di più votato in riva allo Stretto, ed è arrivato solo terzo – tra i dem eletti – con 10.341 voti. Primato che è invece andato (con 10.638 preferenze personali) a Giuseppe Ranuccio, sindaco di Palmi grazie all’evidente “aiutino” del segretario regionale del partito Nicola Irto. Ma non solo, a causa della polverizzazione del voto in città (dove a tallonare Falcomatà sempre dentro casa democrat c’era l’ex amico e consigliere regionale uscente Gianni Muraca) il sindaco reggino è riuscito a entrare a Palazzo Campanella davvero per il rotto della cuffia e con il meccanismo dei cosiddetti “resti”.
I DESIDERATA DI FALCOMATÀ
Falcomatà vedeva però il ruolo di capogruppo come un abito su misura per sé stesso, rappresentativo della voglia di cambiare anche certe logiche stagnanti di partito e calzante per la propria statura e riconoscibilità politica in tutta la Regione. Non dello stesso avviso sono sembrati però i vertici del partito indicando un unica via maestra, quella del rispetto dell’ordine dei risultati elettorali conseguiti, criterio tradizionalmente seguito dal partito.
La riunione di Lamezia ha rispettato quelle che sono stati i rumors e le indiscrezioni pubblicate in questi giorni: pertanto il ruolo di capogruppo è andato all’ex sindaco di Soverato e la vicepresidenza di minoranza sarà appannaggio di Ranuccio.
LE CONTESTAZIONI AD ALECCI
Alla presenza anche della consigliera Rosellina Madeo, Falcomatà ha contestato ad Alecci di avere fatto dietrofront sulla volontà di essere capogruppo che nei giorni precedenti non sembrava essere nelle corde dell’ex sindaco di Soverato. Al neo capogruppo ha chiesto di essere subito edotto sul modello di opposizione che vorrà adottare in consiglio mentre Ranuccio è stato apostrofato con un “Non sei mai stato del Pd”.
PD, LE TENSIONI A LAMEZIA
Il sindaco reggino, nel corso dell’incontro lametino ha puntato i piedi chiedendo al Pd di cambiare logiche e strategie: chiedendo di farla finita con l’era dei candidati unici e ricordando che un’elezione deve essere determinata dai consiglieri regionali e che non è una nomina del partito. Una posizione chiara che dà fiato alle trombe dei dissidi interni al Pd, proprio tra le due teste di serie reggine: Falcomatà ed Irto. Insomma dentro il Pd si sarebbe già ai ferri corti alla vigilia della nuova legislatura regionale. Ed un altro segnale del nervosismo di queste ultime ore arriva direttamente dalla città dello Stretto.
LE RICADUTE SULLE PROSSIME COMUNALI REGGINE
Un segnale forte e chiaro dal primo consiglio metropolitano post regionali – A Palazzo Alvaro la maggioranza ha vacillato. Complice l’assenza dei consiglieri metropolitani di maggioranza Filippo Quartuccio, Giuseppe Ranuccio e Rudi Lizzi, i primi quattro punti all’ordine del giorno non sono infatti passati. Filippo Quartuccio, già delegato alla cultura del sindaco metropolitano e schieratosi alle regionali in sostegno di Muraca, presente da remoto, ma scollegato in quel momento, non ha votato a favore del Dup, segnale politico che non è passato inosservato.
MAGGIORANZA VACILLA IN COMUNE
Anche questo segnale è riconducibile ad un clima di redde rationem avviato nelle ultime ore in riva allo Stretto a causa dell’azzeramento dei vertici delle società Castore e Hermes. Proprio il neo costituitosi gruppo “Rinascita Comune”, guidato proprio da Filippo Quartuccio, ha espresso forte malumore per la decisione del sindaco di azzerare i vertici delle società partecipate Castore ed Hermes chiedendo una riunione urgente dei capigruppo per discutere delle scelte del sindaco.
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