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Il Governo impugna la legge regionale 41/2026 della Calabria sulla tutela del paesaggio: «Competenza esclusiva dello Stato». Il caso alla Corte Costituzionale
CATANZARO – La legge regionale sul paesaggio finisce nel mirino del Governo. L’Avvocatura generale dello Stato ha infatti presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge n. 41 del 25 febbraio 2026, chiedendone la declaratoria di illegittimità.
Al centro della contestazione, le modifiche introdotte dalla Regione Calabria alla normativa su tutela, governo e uso del territorio. In particolare, la legge affida a Province, Città metropolitana ed enti parco regionali il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche e la valutazione della compatibilità ambientale.
Una scelta che, secondo il ricorso, invade un ambito riservato esclusivamente allo Stato. «Ne deriva una interferenza diretta», si legge nell’atto depositato. Per l’Avvocatura, infatti, il vizio di costituzionalità si configura già per il solo intervento legislativo regionale, a prescindere dagli effetti concreti delle norme. «La Regione non ha titolo per legiferare in questo ambito», viene ribadito.
Nel ricorso si evidenzia anche un ulteriore profilo critico: anche ipotizzando che le norme regionali rappresentino una forma di attuazione della delega, resterebbe comunque il contrasto con la disciplina statale. Quest’ultima prevede infatti requisiti organizzativi e tecnico-scientifici stringenti per gli enti delegati, che – secondo il Governo – non risultano adeguatamente garantiti.
Sotto la lente anche il nuovo regime sanzionatorio introdotto dalla legge calabrese. La norma esclude l’applicazione di sanzioni nei casi in cui il vincolo paesaggistico sia intervenuto successivamente, introducendo – secondo l’Avvocatura – una deroga autonoma rispetto al quadro normativo nazionale.
La decisione passa ora alla Corte Costituzionale. Il verdetto della Consulta potrebbe avere effetti rilevanti sulla gestione del territorio e sulla tutela del paesaggio in Calabria.
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