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L’ex presidente della Regione, Mario Oliverio

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Il Recovery Plan è la madre di tutte le partite. La posta in gioco è semplicemente il futuro del Paese e quindi quello del Mezzogiorno. Non c’è da meravigliarsi, allora, se sulle bozze licenziate dal Consiglio dei Ministri e ora attesi al dibattito in Aula si sono sollevate molte polemiche. In Calabria la maggior parte di queste sono incentrate proprio sull’Alta Velocità e sulle Infrastrutture. «Nell’ultima, definitiva, bozza si parla di interventi su lotti funzionali – dice l’ex presidente della Regione, Mario Oliverio – Ne deduco che l’intenzione è quella di intervenire sul vecchio tracciato ferroviario per interventi di velocizzazione della mobilità. Non si parla quindi di Alta velocità vera e propria».

La sento scettico sulle idee del Governo.

«Non è questione di essere scettici. Il Recovery dovrebbe finanziare grandi opere che si collocano in una visione di un nuovo sviluppo del Paese. In questa ottica il Sud dovrebbe assumere un ruolo ed una considerazione fondamentale. Diciamo quindi che per il momento sono deluso: basti pensare al capitolo delle infrastrutture dove il Sud e la Calabria scontano un gap storico che non viene affrontato in modo adeguato e dovuto».

Sì ma cosa non le piace?

«Innanzitutto l’approccio, c’è un grave limite di visione nella quale assumere il ruolo di una grande area del Paese, qual è il Sud ed il suo ruolo strategico per una nuova stagione di crescita e di sviluppo sostenibile. Penso per esempio alla portualità, nel piano è completamente assente il Porto di Gioia Tauro, il più grande porto di transhipment, con la più alta movimentazione di Teu».

Il commissario Agostinelli ci ha detto che non aveva progetti da finanziare, il porto va bene così.

«Il Recovery Plan non lo scrive Agostinelli. Esso è uno strumento di programmazione strategica che disegna il futuro del Paese. Altra cosa è l’utilizzazione dei fondi Pon per i quali si registrano gravi ritardi del Ministero che ha la titolarità della gestione attraverso l’autorità portuale. Vorrei ricordare a tal proposito che nel 2017 fu sottoscritto un APQ tra Regione, parti sociali e Governo nazionale che rimane ampiamente inattuato. Tornando a Gioia Tauro non capisco come nel Recovery non venga considerata la più grande infrastruttura di collegamento fra l’Europa e il Mediterraneo. Altra omissione riguarda le Zes che meriterebbero un adeguato sostegno finanziario. Così come su tutta la portualità minore calabrese non c’è un rigo; si parla solo di efficentamento energetico della portualità dello Stretto. Poi zero. Mi pare poco».

Magari finanziano altre infrastrutture…

«Anche qui siamo molto al di sotto di quanto si potrebbe e dovrebbe fare. Sono completamente assenti interventi innovativi e di completamento di infrastrutture come l’autostrada A2 ed il Corridoio Jonico. Tutti sanno come che l’A2 è una incompiuta visto che ci sono 58 km mai toccati da nuovi interventi. Stiamo parlando di tratti come Cosenza-Altilia che insiste in una situazione idrogeologica delicatissima che meriterebbe attenzione. Ecco mi sarei aspettato non solo il completamento autostradale ma anche una visione innovativa dal punto di vista della sicurezza e del digitalizzazione dell’A2, per farne magari un esempio di smart road. Poi c’è un pezzo di Calabria completamente dimenticato».

A quale si riferisce?

«Alla dorsale jonica. Qui si fa riferimento ad interventi già finanziati come l’elettrificazione della linea ferroviaria ionica, la Sibari-Catanzaro Lido e ad altri tratti e non si fa alcun riferimento concreto alla statale Jonica».

È un problema?

«Sì perché il corridoio jonico merita di essere assunto come asse strategico per il collegamento delle merci sulla dorsale jonico-adriatica in modo da dedicare la dorsale tirrenica all’Alta Velocità Larg. In questo ottica si inquadra il collegamento stabile con la Sicilia».

Insomma questo Piano non va.

«Così com’è assolutamente no e ne sono rammaricato perché corriamo il rischio, se non si apportano i giusti correttivi, di perdere un’occasione storica che si ripresenterà forse fra 50 anni. Queste cose fanno parte di opportunità storiche che, come ad esempio il piano Marshall, si presentano a distanza di decenni. La mia preoccupazione, che dovrebbe essere comune a tutti i calabresi e siciliani, è che non si verifichi un ulteriore penalizzazione del Sud, di tre regioni come Calabria, Sicilia che contano 7 milioni di abitanti che non possono essere lasciati in una condizione di marginalità».

Leggo una critica al Governo.

«La mia non è una critica distruttiva, sono rilievi di merito sui quali chiedo una discussione e mi auguro che ci sia in occasione del passaggio del piano al Parlamento».

Per lei, insomma, c’è stato l’ennesimo scippo al Sud.

«Guardi ricordo a lei e a me stesso che il fondo europeo è stato ripartito fra gli Stati membri sulla base di tre parametri: numero di abitanti, tasso di disoccupazione, PIL pro capite in maniera inversamente proporzionale. Questi criteri hanno consentito all’Italia di ottenere la fetta maggiore di questi fondi: 209 miliardi su 750. Allora se non è uno scippo è quantomeno un paradosso il fatto che il Sud abbia contribuito coi sui dati macroeconomici negativi a far avere all’Italia questa mole di risorse e poi sia penalizzato. Molti economisti hanno giustamente evidenziato che al Sud spetti il 64% delle risorse. Da qui a rovesciare completamente questo rapporto è davvero paradossale: è il caso di dire che al danno si aggiunge anche la beffa».

Lei pensa che nel dibattito parlamentare cambieranno le cose?

«Me lo auguro, la funzione del Parlamento non è quella di mera ratifica delle proposte del Governo. Infatti ci sono già stati importanti pronunziamenti su questa problematica sia delle Commissioni Parlamentari che dell’Assemblea che il Governo avrebbe fatto bene a considerare con la dovuta attenzione in fase di elaborazione della proposta. Aggiungo poi che solo la deputazione dei grillini in Calabria che conta 17 membri fra cui un sottosegretario, un numero quasi pari all’intero gruppo parlamentare di Italia Viva. Possibile che una rappresentanza parlamentare di queste dimensioni, convergendo con altri parlamentari meridionali, non riesca a incidere e apportare i giusti e dovuti correttivi?»

Sulla Regione, vista la situazione politica attuale, non possiamo contare…

«Guardi sarebbe davvero assurdo, non voglio pensare che qualcuno voglia approfittare di questo momento di debolezza istituzionale della Regione per legittimare scelte penalizzanti che rischiano di condannare il Sud e la Calabria ad ulteriore marginalità. Invito pertanto le forza parlamentari calabresi ad aprire un dibattito su un tema così importante e strategico per il futuro della regione. Non ci servono impegni fumosi e formulazioni ambigue, ma scelte coerenti, di merito, perché come ho già detto questo è uno di quei momenti decisivi per il futuro del Paese e della nostra terra».

A cosa si riferisce quando parla di impegni fumosi?

«Le ho già detto della formulazione ambigua sull’Alta Velocità. A questo aggiungo che la ministra De Micheli è stata nei mesi scorsi in Calabria e dopo un confronto serrato e a tratti anche acceso, aveva annunciato la presentazione dello studio di fattibilità sull’Alta velocità entro il 30 novembre. Mi auguro che oggi quello studio sia pronto e quell’impegno venga rispettato anche per consentire l’utilizzazione di queste risorse nei tempi dettati dall’UE ed evitare di vanificare la realizzazione di obiettivi fondamentali. Questa è una occasione concreta per affermare la crescita del Sud e della Calabria, per dare ai giovani opportunità di lavoro ed arrestarne la fuga che da anni sta desertificando i territori, la società e l’economia meridionale, con una spirale perversa di impoverimento e di allargamento delle distanze dal resto del Paese e dell’Europa».

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