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Nino Spirlì

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CATANZARO – Decide di affidarsi ad un video e alla lettera che un mese prima di morire la presidente Jole Santelli aveva inviato al presidente del Consiglio Giuseppe Conte sulla sanità calabrese (LEGGI) il presidente facente funzioni Nino Spirlì per dire il suo deciso “no” al decreto Calabria con cui il governo Conte si appresta a prolungare il commissariamento della sanità regionali per ulteriori tre anni.

«Ci batteremo contro il Decreto Calabria – ha detto Spirlì – nessuno potrà fermare la lotta per la difesa del diritto di poterci curare nella nostra terra».

«Leggo questa lettera – ha spiegato Spirlì – nel giorno in cui il Governo approva il Decreto Calabria, che prevede non più una proroga, ma addirittura un ri-commissariamento della sanità, malgrado il fallimento del precedente e nonostante le interlocuzioni che ho avuto con i ministri Speranza e Boccia, con il commissario Arcuri e, nelle ultime ore, anche con il presidente Conte. Roma, purtroppo, è stata sorda anche in queste settimane di attento, fermo e ragionevole confronto».

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Da parte sua Spirlì evidenzia come «non abbiamo lasciato niente al caso, niente nei silenzi dei cassetti di questo palazzo. Per la Calabria, per i miei corregionali, per la mia gente, ho imparato a parlare con la politica, con le istituzioni, nonostante giustificabili incertezze o dubbi sulla mia capacità di poter gestire le sorti della regione in questi mesi. Non avrei voluto essere qui così, però rispetto il volere del presidente Santelli, che mi ha incaricato di essere il suo vice. Farò di tutto perché in questi mesi il suo progetto possa raggiungere risultati, prima che arrivi la prossima amministrazione».

Dopo aver letto la lettera di Santelli a Conte, Spirlì ha denunciato come la compianta presidente «non è stata ascoltata, noi non siamo stati ascoltati».

Ma questo non vuol dire rinunciare perché «combatteremo fino all’ultimo minuto, combatteremo – ha detto ancora il presidente della Giunta – perché non vadano perduti il sogno, il progetto, le sante parole di chi per questa terra è morta lottando. Questo decreto diventerà legge, ma non ci potranno distogliere dalla lotta per difendere il diritto di poterci curare nella nostra terra e di poter decidere – assieme al Governo e non da sudditi – ciò che è giusto e ciò che non lo è. Spero – ha concluso Spirlì – che le polemiche di questi giorni possano finire e che la Calabria possa trovare una nuova unità. Uniti possiamo portare avanti una lotta condivisa nel nome di Jole e di tutte quelle persone che, in Calabria, non ce l’hanno fatta ma hanno comunque sperato».

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