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COSENZA – Con queste tempistiche e tutto il “sospeso” che c’è nella macchina burocratica regionale (tavolo Adduce docet) si rischia di far saltare anche il cronoprogramma del Pnrr su ospedali e case della comunità. A lanciare l’allarme è Carlo Guccione che oggi alle 17 presenterà il suo libro “Amara Verità” a Scalea.

Il rischio ha una data di scadenza precisa: il trentuno di marzo 2023. Entro la fine del mese infatti bisogna centrare l’obiettivo dell’approvazione dei progetti esecutivi per indire le gare. Sul “piatto” in Calabria ci sono 20 ospedali di comunità e 61 case delle comunità con lo spettro di un commissariamento vicino. «A che punto è in Calabria? – domanda l’esponente Dem – La Corte dei conti nell’adunanza del 14 marzo 2023 ha sollevato il rischio  che possa profilarsi un possibile ritardo nella scadenza rispetto al target previsto.

Quindi rischiamo di non rispettare l’obiettivo fissato dal Pnrr per case e ospedali di comunità. In più la Corte sottolinea l’anticipazione del 10% a Calabria, Marche e Toscana. Ancora oggi non hanno rendicontato». Ma i problemi sono tanti e partono proprio dalle osservazioni mosse nell’ultimo tavolo Adduce. Prima cosa di tutto i conti e soprattutto la ricognizione del debito. «Tutte le indicazioni inserite nel Programma operativo non sono state rispettate».

I Dca non sono stati pubblicati «esiste solo l’operazione chiusa a dicembre sulla prima ricognizione» ora le aziende hanno l’obiettivo, in tre mesi di tempo scarsi, di mettere a posto quantomeno il 70% delle fatture indicate. Ma intanto «il decreto sul contenzioso, previsto dal programma, non c’è. Che ricognizione è questa? Ma soprattutto come la paghiamo?». L’altro aspetto sono i piani delle assunzioni, sostanzialmente fermi, soprattutto quelli straordinari autorizzati proprio con il decreto Calabria, in scadenza fra tre mesi salvo ulteriori proroghe. Una proroga che, però, suona come una sconfitta se si pensa che i sei mesi “strappati” da Occhiuto a Meloni non sono bastati per centrare l’obiettivo assunzioni e Azienda zero.

«Con la scadenza del Decreto – dice Guccione –  viene meno la possibilità di attuare un piano assunzionale straordinario, e in Calabria mancano quantomeno tremila unità». La questione, aspramente criticata nell’ultima riunione dalla dirigente del Mef, è uno dei mantra che si ripetono di verbale in verbale da diverso tempo. La Calabria dovrebbe accelerare sulle assunzioni ma al momento non è riuscita neanche a far partire il concorso unico per l’emergenza-urgenza.

Ultimo punto quello degli screening oncologici. Al tavolo Adduce il ministero della Salute ha specificato come in Calabria ci siano aziende che non hanno effettuato neanche una visita. C’è poi il caso limite dell’Asp di Vibo che segnala oltre 600 prestazioni effettuate ma nessun invito inviato ai cittadini. E tutto questo influisce pesantemente sui Livelli essenziali di assistenza, che stanno pericolosamente precipitando ben al di sotto della soglia minima. Eppure anche qui i soldi ci sono: come per le assunzioni. «Il Pon Salute – chiosa Guccione – ha attivato un programma da 650 milioni diviso per diverse regioni, per contrastare la povertà sanitaria, prendersi cura della salute mentale e una maggiore copertura degli screening oncologici. Che cosa aspettiamo a fare un piano regionale straordinario? Non ci sarebbero costi per la regione».

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