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La sanità in Calabria diventata colonia con il commissariamento: dai debiti ai conti “fantasma” ai Lea sotto soglia. Tra piani di rientro e gestioni, risultati deludenti e nodi ancora da sciogliere. Da Scopelliti a Scura, passando per Cotticelli e Longo, cosa è rimasto


COSENZA – Giuseppe Scopelliti e la chiusura dei diciotto ospedali suggerita dai ministeri per “scarsa efficienza”, le morti assurde di giovanissimi all’inizio degli anni Duemila, una situazione contabile fuori controllo e in alcuni casi “fantasma”, un debito miliardario. Diciassette anni fa la Calabria iniziava il lungo commissariamento con premesse per nulla ottime. Diciassette anni che lasciano non pochi interrogativi. In primo luogo, sulla sua efficacia. Nel 2009 il commissariamento venne imposto all’allora presidente Agazio Loiero, che rispedì al mittente le richieste leghiste. Incassò, però, un piano di rientro “lacrime e sangue”. Da luglio 2010 a settembre 2014 furono Scopelliti e i subcommissari, Luciano Pezzi, Luigi d’Elia, Andrea Urbani, a mettere mano al sistema sanitario calabrese. Al 31 dicembre 2009 il debito, era di un miliardo e 800 milioni di euro. Cinque anni dopo il disavanzo era sceso, seppur di poco, i livelli essenziali di assistenza non garantiti e il blocco del turnover drammaticamente in atto e pronto ad estendere la crisi per un altro decennio.

SANITÀ IN CALABRIA: L’ERA SCURA, IL BLOCCO DELLA RIORGANIZZAZIONE OSPEDALIERA E I DEBITI

A settembre 2014 Luciano Pezzi diventa commissario ad acta, poco meno di un anno dopo sarà sostituito con Massimo Scura. Inizia una fase complessa, con una riorganizzazione (il famoso decreto Scura) che rimase ed è tutt’ora rimasto in buona parte sulla carta. La riorganizzazione ospedaliera è ferma, il disavanzo risale di nuovo: dai 66 milioni del 2016 a 110 milioni. La Calabria non “migliora” più, aumenta di 30 milioni anche il costo dell’emigrazione sanitaria. Nel 2017 si dimette Andrea Urbani. A dicembre 2018 vengono nominati il generale Saverio Cotticelli e il sub commissario Thomas Shael. Il secondo lascerà a luglio dell’anno successivo.

Sono gli anni del decreto Calabria, delle schermaglie in parlamento tra i promotori (Lega e cinque stelle) e gli oppositori. La legge speciale per la Calabria impone commissariamenti delle Asp. Una “risposta” allo scioglimento per infiltrazioni mafiose dell’Asp di Reggio Calabria. Non sarà la prima né l’ultima.

IL CASO COTTICELLI E IL COLLASSO DEI LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA

Cotticelli passerà alla storia per la figura in diretta nazionale sul piano Covid mai licenziato. Il ritratto consegnato al pubblico è quello di un uomo confuso. I problemi però, sono dentro i corridoi. La struttura commissariale e il dipartimento Salute sono quasi del tutto delle scatole vuote. Nel 2020 il disavanzo è stimato a 120 milioni e livelli essenziali di assistenza tutti sotto alla soglia di adempienza.

IL RITORNO ALLA REGIONE E IL MONITO DELLA CORTE COSTITUZIONALE

Guido Longo arriverà a novembre 2020, un anno dopo sarà nominato Roberto Occhiuto appena diventato presidente della Regione. Si torna all’inizio ma con una pesante bacchettata della Corte costituzionale. Il sistema del commissariamento, scrivono i giudici, non può durare all’infinito. È una procedura straordinaria con tempi contingentati.

La Calabria, invece, sembra essere diventata una colonia. Il sistema del commissariamento, con annesso piano di rientro, è fallimentare sotto ogni punto di vista. Un istituto dannoso. Lo provano i dati economici e la qualità del servizio.

LA SFIDA DI OCCHIUTO E L’INCERTEZZA SUL FUTURO DELLA SANITÀ

Occhiuto spinge: in primo luogo una ricognizione del debito che ad oggi è ancora in fase di liquidazione, l’arrivo dei bilanci mai presentati a Cosenza e Reggio Calabria (con postille dei certificatori che chiariscono la non attendibilità totale), la creazione di azienda zero e la congiuntura di un governo “amico”. Eppure, siamo ancora lì: con un piano di rientro da rispettare e Livelli essenziali di assistenza da consolidare e garantire. Diciassette anni che potevamo risparmiarci. 

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