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REGGIO CALABRIA – Il presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria, Luciano Gerardis, ha accusato un malore durante la cerimonia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Mentre stava leggendo il suo intervento, Gerardis si è sentito male ed è svenuto. Inizialmente la cerimonia è stata sospesa. Il presidente Gerardis, dopo i primi soccorsi, si è ripreso ma è stato comunque accompagnato in ospedale per accertamenti. La cerimonia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario è ricominciata ed il discorso del presidente è stato completato dal magistrato Roberto Lucisano, presidente di sezione della Corte d’appello. Poco dopo Gerardis è rientrato affermando: «Chiedo scusa per questo incidente – ha detto Gerardis tra gli applausi – ma vi assicuro che non l’ho voluto io». Poco dopo, a causa di un secondo malore, Gerardis è stato trasportato in ospedale e ricoverato in cardiologia, dove comunque le sue condizioni non destano preoccupazioni.

Nella sua relazione, il presidente ha sottolineato che Reggio Calabria è la capitale della ‘ndrangheta. Gerardis ha lanciato un monito circa le «gravi conseguenze dell’inadeguatezza della dotazione di risorse per l’esercizio della giurisdizione. Sembra quasi uno stanco ritornello ribadire una drammatica verità: Reggio Calabria è la capitale storica ed attuale dell’organizzazione criminale chiamata ‘ndrangheta, che per pervasività, capillarità, ramificazioni interne ed internazionali e potenzialità delinquenziale è unanimemente ritenuta una delle più pericolose, se non la più pericolosa, del mondo».

«Il susseguirsi di procedimenti a carico delle varie cosche – ha proseguito – dimostra l’impressionante consistenza numerica dei suoi affiliati e il coinvolgimento sempre più inquietante di parti di istituzioni, centri di potere, professionisti in aggregazioni torbide di affari, che producono effetti distorsivi su tutti i terreni, giudiziario, economico, sociale e finanche culturale».

ANNO GIUDIZIARIO A CATANZARO: L’ESERCITO DELLA ‘NDRANGHETA CON OLTRE 2.300 AFFILIATI

Secondo Gerardis, «il biglietto da visita che presentiamo all’esterno è quello non della città ‘bella e gentile’ che vorremmo, ma di una società profondamente deturpata dalla presenza ‘ndranghetista». Le bellezze naturali «non compensano in alcun modo un ambiente opaco che, malgrado tutti gli sforzi, non riesce a liberarsi dal cancro mafioso ma neppure a porre netti e ben distinguibili confini tra l’integro e il marcio, eliminando quelle zone ibride dove si mescola il puro con l’impuro. Il magistrato estraneo a questa anomala dimensione avverte tutta la preoccupazione di salvaguardare la propria immagine, evitando rischi di indebite compromissioni. E finisce per imporsi un isolamento dal contesto sociale che certo non gli agevola la vita quotidiana».

Secondo Gerardis è innegabile che questa sia «l’immagine sfregiata che Reggio Calabria offre di sé, malgrado tutto quanto di positivo si riesca a creare», così come è incontestabile che «ancora non si siano eliminate commistioni tra ambienti malavitosi ed appartenenti ad istituzioni, ordini professionali, mondo economico e potere politico, e ciò dà l’idea di una poltiglia vischiosa che tutto contamina».

«La giusta esigenza – ha spiegato il presidente Gerardis – di essere ed apparire imparziali importa che ci si debba tenere lontani da centri di potere inquinanti, non frequentare soggetti di dubbia fama, non partecipare ad aggregazioni la cui appartenenza può dare anche l’impressione d’inammissibile perdita di trasparenza, indipendenza e terzietà. Non può invece significare che si debbano recidere i rapporti con la società, con cui va mantenuto un costante dialogo. Dialogo, però, non monologo. Ciò significa che dobbiamo avere l’umiltà di ascoltare esigenze e percezioni della gente comune. E non dobbiamo avere paura di confrontarci quotidianamente con gli altri, limitando i rapporti a ristrette cerchie di addetti ai lavori. Abbiamo necessità di questi contatti – osserva Gerardis – per capire meglio la realtà in cui siamo immersi e che dobbiamo giudicare, e per non tornare a chiuderci in quei fortini che ci hanno posto in un pericoloso isolamento».

Tra le problematiche evidenziato nel suo intervento, il presidente ha sottolineato anche quella strutturale: «Permane il rammarico di non poter ancora utilizzare la nostra sede a seguito delle difficoltà insorte tra Amministrazione comunale e impresa aggiudicataria dei lavori per la realizzazione del nuovo palazzo di giustizia».

«Tutti i lavori – ha aggiunto – riguardanti i nostri edifici, poi, continuano a non avere la pronta risposta che pure meriterebbe la diuturna attività della conferenza permanente, l’organo distrettuale costituito con poteri consultivi presso la Corte di Appello per la gestione degli immobili adibiti a sedi giudiziarie. Il perdurare della mancata assegnazione al suddetto organismo di profili tecnici di supporto, pur previsti dalla recente normativa, e procedure spesso farraginose determinano defatiganti lungaggini per il necessario ricorso a soggetti esterni all’amministrazione giudiziaria, i cui tempi operativi esasperano spesso problemi che richiederebbero invece pronta soluzione per la sicurezza degli operatori e degli utenti ancor prima che per il decoro dei locali».

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