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Federico Cafiero De Raho

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REGGIO CALABRIA – Nuovo blitz teso a colpire il clan di ‘ndrangheta dei Piromalli dopo l’operazione che nei giorni scorsi ha portato a decine di arresti e sequestri per diversi milioni di euro. (LEGGI I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE CUMBERTAZIONE) I carabinieri del Ros, infatti, hanno eseguito un’operazione contro la cosca Piromalli della ‘ndrangheta, arrestando 12 persone e sequestrando il consorzio Copam di Varapodio (Reggio Calabria) costituito da oltre 40 aziende e cooperative agricole operanti nella Piana di Gioia Tauro, in Sicilia e nel basso Lazio.

Arresti e sequestro sono stati fatti in esecuzione di un’ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria su richiesta della Direzione distrettuale antimafia diretta dal procuratore Federico Cafiero De Raho.

I reati contestati agli arrestati vanno dall’associazione per delinquere di tipo mafioso e dal concorso esterno in associazione mafiosa, all’intestazione fittizia di beni, alla truffa e ad altri reati aggravati dalle finalità mafiose.

Secondo quanto ricostruito il boss Piromalli impartiva ordini dal carcere. L’operazione, denominata ‘Provvidenza 2’, (LEGGI I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE PROVVIDENZA) ha documentato il livello di infiltrazione dei Piromalli nel locale tessuto economico, con particolare riferimento al settore agro-alimentare, grazie alla complicità di imprenditori collusi, e nel settore turistico-ricettivo, attraverso ingenti investimenti di denaro di provenienza illecita nell’acquisto di strutture alberghiere ubicate in zone costiere ad elevata vocazione turistica.

Tra i destinatari del provvedimento gli anziani boss Giuseppe e Antonio Piromalli, considerati da molti anni al vertice della omonima cosca. E proprio Giuseppe Piromalli, 72 anni, continuava ad impartire ordini dal carcere de L’Aquila, dov’era detenuto. Dalle indagini sarebbe emerso il ruolo apicale del boss, detto “Facciazza”, attualmente detenuto nel carcere del capoluogo abruzzese, e del fratello Antonio di 78 anni, detto “u Catanisi”.

I due sarebbero stati in grado di orientare gli equilibri criminali del mandamento tirrenico e di condizionare il locale tessuto economico-imprenditoriale, con particolare riferimento ai settori agro-alimentare e turistico-ricettivo, grazie alla complicità di imprenditori vicini alla cosca.

ECCO COME IL BOSS PIROMALLI COMANDAVA DAL CARCERE

Giuseppe Piromalli, in particolare, nonostante da anni si trovi in regime detentivo speciale, attraverso i periodici colloqui con i familiari, e facendo leva su un’efficiente rete comunicativa, era in grado di impartire ordini e dirigere quindi gli affari del clan, controllati attraverso il figlio Antonio, fermato il 26 gennaio scorso nell’ambito dell’operazione Provvidenza (LEGGI DELL’ARRESTO NELL’AMBITO DELL’OPERAZIONE PROVVIDENZA). Un ruolo carismatico in seno alla cosca sarebbe stato svolto da Antonio Piromalli, sotto un profilo strettamente operativo, ma ancora molto influente nella pianificazione delle strategie criminali dell’organizzazione, soprattutto nel risolvere controversie tra affiliati. E proprio all’anziano Antonio Piromalli sarebbe stato dato il compito di rinsaldare i rapporti con la cosca Molè, un tempo alleata, attraverso la figura di Michele Molè, 51 anni, coinvolto nella ripartizione dei proventi derivanti dagli affari criminali legati alla gestione del porto di Gioia Tauro.

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