X
<
>

Rocco Papalia

Share
2 minuti per la lettura

Singolare botta e risposta tra il “padrino” di Buccinasco e il primo cittadino

IL boss della ‘ndrangheta Rocco Papalia, definito il “padrino” di Buccinasco (Milano), considerato uno dei più importanti capi della mafia calabrese in Lombardia e scarcerato lo scorso maggio dopo 25 anni di detenzione, attraverso i suoi legali, nei giorni scorsi, ha scritto al sindaco della cittadina, ribattezzata la “Platì del Nord”, per chiedere che cali il silenzio su di lui «in nome di quella pace sociale da tutti doverosamente inseguita».

E dal primo cittadino, Rino Pruiti, è arrivato un secco «no» alla sua richiesta e anzi, ha detto l’amministratore, il boss dovrebbe «chiedere scusa alla nostra città per il male che ci ha fatto». Nella lettera Papalia, il cui ritorno sulla scena pubblica per partecipare a un battesimo aveva suscitato polemiche nei mesi scorsi, chiede di essere considerato come un normale cittadino di Buccinasco, che ha scontato la sua pena e dice di avere diritto «al rispetto di quella sfera di intangibilità che ci rende un Paese, auspicabilmente, civile».

In nome di «quella pace sociale da tutti doverosamente inseguita, e al di là di “intemperanze” dei mezzi di comunicazione – si legge nella lettera inviata al sindaco dal boss, attraverso i suoi legali – ci appelliamo dunque a Lei per condividere i medesimi auspici».

Per il sindaco, invece, «la risposta deve essere chiara e non può che essere una: no. Buccinasco non starà in silenzio, Buccinasco non potrà mai considerare Rocco Papalia come un cittadino uguale agli altri, perché lui non lo è».

E ancora: «Abbiamo chiesto a Papalia di chiedere scusa – spiega il sindaco – un pentimento per le sue azioni». Il primo cittadino annuncia anche che «moltiplicheremo le iniziative e lo faremo soprattutto nella villa confiscata di via Nearco, accanto a dove vive lui. Non dimentichiamo l’insegnamento del giudice Paolo Borsellino che invitava i giovani a parlare di mafia, parlarne alla radio, in televisione, sui giornali, parlarne».

Nelle scorse settimane, tra l’altro, il Tribunale di Milano ha confermato la misura della sorveglianza speciale per Papalia ritenendolo ancora «socialmente pericoloso».

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE