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Il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà

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Lo storico palazzo liberty al centro di un’inchiesta: obiettivi su una delibera del 2015

REGGIO CALABRIA – Sono stati sentiti ieri in Procura (pm Ignazitto e procuratore aggiunto Domimjanni) diversi componenti della Giunta Falcomatà raggiunti da un avviso di garanzia in merito all’affidamento del Grand Hotel Miramare ad un imprenditore attraverso una delibera del 2015. L’ipotesi di reato è “abuso di ufficio”, medesimo reato per il quale nei mesi scorsi è stato iscritto nel registro degli indagati anche il sindaco Giuseppe Falcomatà che è stato ascoltato dal pm nelle settimane scorse.

Tra gli indagati non risultano l’ex assessore alle attività produttive, Mattia Neto, assente dalla seduta di Giunta e l’ex assessore ai Lavori Pubblici Angela Marcianò che contestò, inizialmente, in Giunta la delibera, e successivamente inviò le proprie rimostranze per iscritto alla segretaria generale, Giovanna Acquaviva. Proprio Angela Marcianò, in seguito alla sua cacciata dalla squadra di Falcomatà avvenuta solo nei mesi scorsi ed in un clima di infuocata ostilità, aveva ricordato di avere informato gli inquirenti delle irregolarità riscontrate nel percorso amministrativo indicando tra le delibere più scottanti proprio quella del Miramare e parlando espressamente di “favori agli amici degli amici”.

Tra gli amministratori (nella mattinata di ieri sono stati sentiti il vicesindaco Armando Neri e l’assessore Nino Zimbalatti) hanno rilasciato brevi dichiarazioni solo l’ex assessore Patrizia Nardi, che nella prima Giunta Falcomatà deteneva il settore cultura: «Noi abbiamo operato nella massima correttezza e trasparenza ma se un giudice ritiene di doverci sentire siamo a sua disposizione», l’assessore Gianni Muraca, allora alla polizia municipale oggi all’ambiente, che ha ricordato «come a detta della burocrazia l’atto fosse perfettamente legittimo», l’allora vicesindaco Saverio Anghelone, oggi alle attività produttive: «Quella delibera fu un mero atto di indirizzo. C’era il visto di regolarità tecnica del segretario generale e della dirigente Spanò, quindi per noi era perfetta».

La vicenda: un caso, allora solo politico, che venne tirato fuori dal Quotidiano. È la fine di luglio quando questa testata parla della struttura liberty e monumentale situata sul lungomare, improvvisamente riaperta dopo anni di chiusura. All’interno tra stucchi e marmi c’è in sopralluogo l’imprenditore del divertimento notturno, Paolo Zagarella, che, nel corso della campagna elettorale per le comunali, concesse i propri immobili, come segreterie elettorali, proprio al sindaco Falcomatà. Da voci insistenti in città l’imprenditore che risultava alla guida di un’associazione “Il sottoscala” avrebbe avuto in gestione il Miramare. In quei giorni però non risultava alcuna traccia ufficiale della delibera 101 del 16 luglio 2015 che ancora entrava ed usciva dagli uffici per il suo perfezionamento, come scritto dal Quotidiano, mentre l’imprenditore entrava ed usciva già dal Miramare. La delibera pubblicata, con la data del 16 luglio, sull’albo pretorio del Comune venne però pubblicata il 5 agosto 2015. Nella delibera si riteneva ammissibile la proposta avanzata dall’Associazione “Il Sottoscala”, “unica proposta ad oggi avanzata”, e si concedeva all’associazione “l’utilizzo temporaneo di ingresso, salone piano terra, locale ex bar, veranda e connessi a fini aggregativi e culturali, per ospitare manifestazioni ed eventi di espressione artistica, culturale, musicale”. La delibera parla ancora “di finalità aggregative e culturali dell’associazione per ospitare manifestazioni di espressione artistica culturale e musicale”.

La proposta del Sottoscala era ammissibile, “in via temporanea ed eccezionale, al fine di raccogliere elementi utili di valutazione per la procedura di evidenza pubblica di imminente promulgazione”. Una frase che si prestava ad interpretazioni discrezionali anche per le fasi successive. La delibera “demanda al dirigente del settore servizi alle imprese ogni adeguata iniziativa a prevalente evidenza pubblica allo scopo di incentivare altre realtà territoriali a promuovere analoghe iniziative, con finalità culturale e senza scopo di lucro”. Quindi il Comune deliberò di accettare sperimentalmente (agosto/ottobre 2015) e senza alcun onere a carico dell’ente locale, la proposta dell’Associazione “Sottoscala”.

Seguì sul caso una denuncia di Enzo Vacalebre di Alleanza Calabrese e polemiche politiche in seno al consiglio comunale. Zagarella ed il Sottoscala non entrarono più al Miramare. Il 22 settembre 2015, in esecuzione alla stessa deliberazione della giunta, n.101 del 16 luglio 2015, il dirigente del Settore servizi alle imprese pubblicò l’avviso, stavolta, pubblico per enti ed associazioni operanti senza scopo di lucro per il Miramare. Il 4 novembre 2015 la graduatoria del comune: prima l’associazione Ulysses, solo terzo arrivò Il Sottoscala.

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