X
<
>

La polizia davanti la casa del giornalista

Condividi:

REGGIO CALABRIA – L’imprenditore italiano Antonino Vadalà è stato arrestato dalla polizia slovacca, che indaga sulla morte del giornalista ucciso, Jan Kuciak (LEGGI LA NOTIZIA E LE INDAGINI). Lo scrive il quotidiano locale Korzar. Secondo i media, stamattina la polizia ha fatto irruzione negli appartamenti dell’imprenditore, a Michalovce e a Trebisov, nell’est del Paese.

Insieme a lui sono stati arrestati anche il fratello Bruno e il cugino, Pietro Catroppa. Della famiglia Vadalà e dei presunti legami con la ‘ndrangheta ha scritto Kuciak nel reportage pubblicato ieri dal suo giornale.

Nel corso delle perquisizioni domiciliari sono state arrestate una decina di persone, ha detto ai media il presidente della polizia slovacca Tibor Gaspar. La pista principale delle indagini è la criminalità organizzata, ha anche spiegato.

«Dello sviluppo dell’inchiesta informeremo nel corso della giornata», ha riferito all’agenzia Tasr, Martin Waldl, del presidio della polizia. Kuciak, trovato ucciso nel suo appartamento insieme alla ragazza la settimana scorsa, aveva scritto su quattro famiglie calabresi, ritenute dell’orbita ndranghetista – Vadalà, Cinnante, Rodà e Catroppa – che nell’Est della Slovacchia svolgono attività imprenditoriali soprattutto nell’agricultura.

Il reporter aveva inoltre rivelato i legami dell’imprenditore Antonino Vadalà con l’assistente del premier Robert Fico, Maria Troskova, e il segretario del consiglio di sicurezza, Vilian Jasan. Entrambi hanno fatto un passo indietro ieri, fino alla fine delle indagini.

Il profilo dell’imprenditore calabrese

Antonino Vadalà agli inizi degli anni 2000 è stato condannato per l’aiuto prestato ad un latitante di ‘ndrangheta, mentre gli altri non risultano essere stati coinvolti in inchieste. Antonino Vadalà, in particolare, è anche imparentato col presunto boss dell’omonima cosca Domenico, detto “Lupo di notte”.

I Vadalà, indicati come cosca dagli investigatori, sono dediti alle estorsioni ed al reimpiego dei capitali illeciti in attività imprenditoriali, soprattutto nel settore agricolo ed edile. La ‘ndrina è stata coinvolta nell’inchiesta “Bellu lavuru” – condotta in due tranche nel 2008 e nel 2012 – che portò alla luce il patto spartitorio, dopo anni di scontri, tra le cosche di ‘ndrangheta della fascia ionica reggina per accaparrarsi il denaro degli appalti per i lavori di ammodernamento della statale 106 ionica.

Antonino Vadalà, il fratello Bruno ed il loro cugino Pietro Catroppa si sono trasferiti nell’Est europeo nel 2003 ma non hanno mai reciso i legami con le famiglie di origine e tornavano periodicamente in Calabria, soprattutto in estate per le vacanze o in occasione di feste e cerimonie dei familiari. Pietro Rodà, che in Slovacchia ha avviato una fiorente attività come allevatore di bestiame, lo ricordano ancora quando, in estate, a Condofuri, piccolo comune di 5.000 abitanti alle pendici dell’Aspromonte, girava per le strette strade del paese con la sua Ferrari. Un soggiorno che ha interrotto da un paio d’anni.

Sul proprio profilo Facebook, aggiornato a diverso tempo fa, Vadalà appare sorridente, con una Lamborghini bianca parcheggiata in giardino e a lavoro in altre foto. Un imprenditore come tanti, ma capace di radicare le proprie fortune in una terra tutta da “esplorare e da spremere”, considerata la moltitudine di fondi europei a disposizione.

La ‘ndrangheta in Slovacchia

La Repubblica Slovacca vista come “mercato nuovo per poter riciclare proventi illeciti”. L’allarme è stato lanciato con la relazione della Direzione investigativa antimafia, relativa al primo semestre 2017, l’ultima pubblicata. Nell’analizzare l’influenza della ‘ndrangheta nell’area dei Balcani, la relazione ha preso in esame i possibili collegamenti con la Slovacchia. Appena un anno dopo, l’omicidio del giornalista Jan Kuciak svela come la ‘ndrangheta sia già arrivata in Slovacchia, investendo in diversi settori.

Nella relazione Dia riferita alla Repubblica Slovacca si afferma: “I nuovi sbocchi commerciali determinatisi a seguito della globalizzazione dei mercati potrebbero attirare verso alcuni Paesi dell’Est europeo, tra cui la Repubblica Slovacca, le mire espansionistiche delle organizzazioni criminali di matrice italiana, sempre alla ricerca di “mercati nuovi” per poter riciclare proventi illeciti. Nel periodo di riferimento – prosegue – lo scambio info-investigativo con il collaterale slovacco ha riguardato societa’ e soggetti collegati ad un’organizzazione legata alla ‘ndrangheta, dedita al riciclaggio attraverso transazioni finanziarie all’estero”.

 

Condividi:

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA