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Giorgio De Stefano con Silvia Provvedi

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REGGIO CALABRIA – L’operazione condotta dalla polizia contro le cosche De Stefano-Tegano e Libri di Reggio Calabria (LEGGI LA NOTIZIA) è stata chiamata “Malefix” dal soprannome di uno degli arrestati Giorgio De Stefano, già Condello Sibio, figlio naturale dello storico boss Paolo De Stefano, al quale dal 2017 è stato riconosciuto il cognome del padre. Sebbene sia incensurato, per gli investigatori Giorgio De Stefano – che usava il soprannome sul suo profilo Instagram – «è da ritenersi il più valido rappresentante delle propaggini operative della cosca De Stefano a Milano, dove si è trasferito negli ultimi tempi».

In una informativa della Squadra mobile di Reggio Calabria del marzo scorso riportata nell’ordinanza di custodia cautelare del Gip è scritto che «le ultime notizie sul conto di Giorgio De Stefano, acquisite dalla consultazione di fonti aperte, evidenziavano che è fidanzato da oltre un anno con Silvia Provvedi, che in un famoso reality (‘Il Grande Fratello Vip’) trasmesso nell’autunno del 2018, lo ha sempre indicato con il soprannome di “Malefix”».

La Provvedi, hanno specificato oggi gli investigatori, è totalmente estranea all’inchiesta.

«Silvia Provvedi e la gemella Giulia – prosegue l’informativa – costituiscono il duo “Le Donatellas” presenziando a vari reality, spettacoli e, grazie alla notorietà che da ciò loro deriva, partecipando a serate su tutto il territorio nazionale. In ragione della frequentazione con Silvia Provvedi, già ex del noto Fabrizio Corona, a partire dal dicembre 2018, ossia al termine del realiryi, la cosiddetta “stampa rosa” ha parlato di Giorgio De Stefano definendolo “famoso imprenditore calabrese che viene da una importante famiglia, si divide fra la Calabria, Milano ed Ibiza ed è tra i soci proprietari del Ristorante Oro di Milano”».

Una “notorietà”, quella di De Stefano, che, rileva il gip nell’ordinanza, non era sfuggita a Alfonso Molinetti, ritenuto esponente di spicco della cosca, che, intercettato, invitava il giovane De Stefano «alla massima cautela, sollecitandolo, tra le righe – scrive il gip – ad una minore ostentazione dei propri beni e ad uno stile di vita meno appariscente (“devi stare solo attento… la visibilità… meno ce n’è… meglio è..”). Si trattava di un monito tutt’altro che casuale, non sfuggendo all’esperto Molinetti che il risalto mediatico delle frequentazioni e delle relazioni coltivate da De Stefano nel capoluogo lombardo, mal si conciliava con l’approccio ben più riservato che di regola si addice agli esponenti apicali della ‘ndrangheta. Giorgio De Stefano – scrive ancora il gip -rassicurava, tuttavia, l’apprensivo sodale. Egli infatti si diceva sicuro del fatto suo, tranquillizzandolo sulla propria capacità di attivare, alla bisogna. gli strumenti necessari a distogliere l’attenzione degli inquirenti ed eludere le temute investigazioni».

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