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REGGIO CALABRIA – Trenta perquisizioni e dodici persone arrestate, di cui otto in carcere e quattro ai domiciliari. Sono i numeri dell’ultima indagine della Direzione distrettuale antimafia di Torino che ha inflitto un duro colpo alla mafia calabrese radicata in Piemonte. Al centro dell’operazione, coordinata dai pm Stefano Castellani e Paolo Cappelli, le cittadine Cuneo e Bra, dove è stata scoperta una locale di ‘ndrangheta collegata alla ‘ndrina reggina degli Alvaro di Sinopoli.

Tutto nasce nel 2016 dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Domenico Agresta, all’epoca detenuto a Saluzzo. La Squadra mobile di Torino e il Nucleo investigativo dell’Arma di Cuneo hanno seguito la pista suggerita da Agresta, condannato a trent’anni di carcere per l’omicidio di Giuseppe Trapasso, freddato con due colpi di pistola alla testa nel 2008. A tenere le fila della locale di Bra, secondo quanto ricostruito, la famiglia dei Luppino, originaria di Sant’Eufemia d’Aspromonte, poco meno di 4mila abitanti in provincia di Reggio Calabria, e da anni potente anche nel territorio cuneese.

Il procuratore capo di Torino, Anna Maria Loreto, ha sottolineato: «Quello che è importante di questo “locale” è quanto fosse insediato nel territorio almeno dal 2015 e quante penetrazione aveva nella pubblica amministrazione».

Tra le fonti principali di guadagno del sodalizio è emerso dalle indagini il traffico di sostanze stupefacenti tanto che gli investigatori hanno accertato l’esistenza di una vera e propria organizzazione dedita al traffico di stupefacenti collegata alla cellula di ‘Ndrangheta operativa a Bra.

Sotto la lente degli inquirenti Salvatore Luppino, finito in manette con il blitz ‘Vangelo’ che nel 2003 aveva svelato un fiorente traffico di droga lungo l’asse Calabria-Torino-Bra. Sarebbe lui, insieme al fratello Vincenzo, a detenere il ruolo di promotore, direttore e organizzatore della locale di Bra. Quando si trovava in carcere a Saluzzo poteva contare sull’amicizia di due poliziotti penitenziari per ottenere in cella beni vietati. Indagati anche tre carabinieri. Si tratta di due militari operativi a Bra, che avrebbero passato informazioni riservate agli affiliati. E di un terzo militare, attivo a Villa San Giovanni in Calabria: pure lui avrebbe spifferato notizie riservate.

I tentacoli della ‘ndrangheta a Bra non si fermerebbero alle uniformi. Stando alle carte dell’indagine, Luppino era in “stretti contatti” con un appartenente alla pubblica amministrazione. Insieme al fratello, inoltre, avrebbe influenzato l’assegnazione dei posti della celebre manifestazione “Cheese” di Slow Food, la più importante kermesse internazionale dedicata ai formaggi a latte crudo.

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