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ROMA – E’ fissato per martedì, davanti al gip di Roma, un incidente probatorio del procedimento che vede indagati 8 medici, tra i quali alcuni dell’ospedale Bambino Gesù di Roma. L’accusa è di omicidio “in cooperazione colposa consistita da negligenza, imprudenza ed imperizia” per la morte di un bimbo di due anni, il piccolo Giacomo Saccomanno di Rosarno, a cui sarebbe stato impiantato un pacemaker al contrario.

La famiglia, rappresentata dall’avvocato Domenico Naccari, parla di “vicenda di estrema gravità”. Secondo quanto affermato dal nonno – spiega il legale della famiglia – al piccolo, morto il 3 gennaio 2019, è stato applicato “alla nascita in modo errato l’impianto di pacemaker” presso l’ospedale di Taormina, facente parte della struttura romana del Bambin Gesù. Nel tempo il medici dell’ospedale romano “lo hanno visitato ogni 3 mesi e hanno trattato la cosa con molta leggerezza”.

La presenza di qualcosa di strano, prosegue l’avvocato Naccari, si era già palesata nell’aprile 2018 ma i medici negligentemente non l’hanno presa in debita considerazione poi cosa ancor più grave hanno ritardato nell’eseguire la Tac, prescritta settembre ed eseguita a novembre e infine hanno rinviato immotivatamente l’intervento chirurgico che avrebbe salvato la vita al paziente. In sostanza, afferma la parte offesa, la cattiva esecuzione dell’impianto ha creato un cappio attorno al cuoricino del bambino, “più cresceva e più stringeva”. Ad aprile “ci sono stati i primi evidenti segnali, a settembre è stata accertata l’anomalia, a novembre con la Tac si è avuta la certezza, l’intervento doveva avvenire nell’immediatezza e invece è stato rinviato più volte” e il piccolo è rientrato in Calabria.

Il 31 dicembre 2018 il bambino si è sentito male ed è stato portato all’ospedale di Polistena. Poi la corsa con un aereo militare verso il Bambin Gesù di Roma. Il piccolo “è deceduto alle 5.40 della notte tra l’ultimo e il primo dell’anno per un arresto cardiaco dovuto al cappio. E’ stato tenuto in vita artificialmente ed operato. La sera del 3 gennaio è stata comunicata ai genitori la sua morte”.

Il drammatico racconto del nonno

“Il decesso del piccolo Giacomo Francesco Saccomanno, di appena 24 mesi, presso il Bambin Gesù di Roma, avvenuto il 03 gennaio 2019, ha destato sconforto e dolore nella famiglia e nella comunità calabrese, che tanto affidamento faceva in tale struttura sanitaria”. E’ quanto si legge in una nota dell’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, nonno del bambino che ha presentato la denuncia da cui è scaturita l’indagine a carico di 8 medici dell’ospedale Bambin Gesù, accusati di omicidio in cooperazione colposa consistita da negligenza, imprudenza ed imperizia.

“La vicenda – afferma il nonno del bambino – si presenta di estrema gravità in quanto al piccolo è stato applicato, alla nascita, in modo errato, l’impianto di pacemaker presso l’ospedale di Taormina, facente parte della struttura romana, e poi, nel tempo, i medici del Bambin Gesù, che lo hanno visitato ogni tre mesi, hanno trattato il caso con molta leggerezza”. La presenza “di un qualcosa di strano – prosegue la nota – si era già palesata nell’aprile 2018, ma i medici negligentemente non l’hanno presa in debita considerazione. Poi, cosa ancora più grave, hanno ritardato nell’eseguire la Tac (prescritta a settembre ed eseguita a novembre) e, infine, hanno rinviato immotivatamente l’intervento chirurgico che avrebbe salvato la vita al paziente”.

In sostanza, “la cattiva esecuzione dell’impianto ha creato un cappio attorno al cuoricino di Giacomo, più cresceva e più stringeva, ad aprile ci sono stati i primi evidenti segnali, a settembre è stata accertata l’anomalia, a novembre con la Tac si è avuta la certezza, l’intervento doveva avvenire nella immediatezza e, invece, è stato rinviato più volte, consentendo al piccolo di tornare in Calabria”. Il 31 dicembre del 2018, racconta il nonno, “il bambino si è sentito male ed è stato portato presso l’Ospedale di Polistena. Qui riscontrata la gravità, i medici si sono interfacciati con il Bambin Gesù e con la cardiochirurga dott.ssa Albanese, che lo aveva in cura, decidendo l’immediato trasferimento in codice rosso e con aereo militare. Giunto a Roma, intorno alle 21, veniva ricoverato, ma non trovava l’equipe per l’immediato intervento. Era Capodanno”.

Durante la notte, aggiunge il nonno, “Giacomo è deceduto, ore 5.40 circa, per un arresto cardiaco dovuto al cappio. E’ stato tenuto in vita artificialmente ed operato anche se oramai cerebralmente non più reattivo. Di ciò non sono stati informati i genitori che sino al 03 gennaio 2019 hanno sperato di poter riabbracciare il piccolo Giacomo”.

Poi la nota conclude: “Solo la sera del 3 gennaio è stata comunicata la morte del bambino. Questi i fatti che sono ben descritti nella Ctp e che saranno alla base dell’incidente probatorio che dovrà far luce su tante negligenze, superficialità, colpe e indifferenza. E inutile, allo stato, rilevare altre sfaccettature molto inquietanti”

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