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REGGIO CALABRIA – Si è concluso con 17 condanne e 12 assoluzioni il processo «Lex» celebrato davanti ai giudici del Tribunale di Palmi nato in seguito a un’operazione dei carabinieri, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, nei confronti della cosca Ferrentino-Chindamo e Lamari di Laureana di Borrello.

La pena più pesante è stata inflitta al boss Angelo Lamari e a suo figlio Mattia, condannati rispettivamente a 18 anni e 13 anni di carcere. Sempre a 13 anni sono stati condannati Fabio Mastroianni, Vincenzo Lamari e José Signorello. Il Tribunale, inoltre, ha inflitto 15 anni di reclusione a Giuseppe Pititto. Per gli altri 11 imputati condannati, i giudici hanno stabilito pene dai 10 mesi a 5 anni di carcere.

Sono stati assolti da tutti i reati, infine, Francesco Barberio, Francesco Piro, Mario Bevilacqua, Alla Bielova, William Comi, Pasquale Dimasi, Alessandro Ferrentino, Domenico Chindamo, Rocco Lamari, Claudio Napoli, Andrea Preossomariti e Maurizio Oppedisano.

L’inchiesta aveva portato, nel novembre 2016, a 40 arresti. Oltre all’associazione mafiosa, tra le accuse contestate a vario titolo agli imputati c’era il traffico di droga e i rapporti con l’amministrazione comunale di Laureana di Borrello dove la cosca riusciva ad accaparrarsi appalti e lavori che poi venivano assegnati alle imprese e società riconducibili ai boss. Per concorso esterno era stato arrestato anche l’assessore comunale Vincenzo Lainà, ritenuto il referente politico del clan Ferrentino-Chindamo che è stato condannato a 5 anni di reclusione.

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