X
<
>

Giuseppe Falcomatà

Share
3 minuti per la lettura

REGGIO CALABRIA – Il sindaco Giuseppe Falcomatà è stato condannato dal Tribunale di Reggio Calabria alla pena di 1 anno e 4 mesi di reclusione in relazione alle accuse di abuso d’ufficio e assolto dal reato di falso nel processo su presunti illeciti nelle procedure di affidamento del Grand Hotel Miramare. Per effetto della condanna, il sindaco sarà sospeso dalla carica per 18 mesi per via della legge Severino.

SCOPRI TUTTI I CONTENUTI SULL’INCHIESTA GRAND HOTEL MIRAMARE

Condannati a un anno anche gli ex assessori Saverio Anghelone, Armando Neri, Rosanna Maria Nardi, Giuseppe Marino, Giovanni Muraca, Agata Quattrone e Antonino Zimbalatti. Un anno di reclusione è stato inflitto anche al segretario comunale Giovanna Antonia Acquaviva, alla dirigente comunale Maria Luisa Spanò e all’imprenditore Paolo Zagarella.

Il sindaco Falcomatà: «Sono tranquillo e andiamo avanti»

«Sono tranquillo e andiamo avanti. La sentenza la commenteremo quando avremo letto le motivazioni. Mi pare che il tribunale abbia dato credito alla tesi della procura per ciò che concerne il primo capo d’imputazione e abbia dato invece ragione a noi per ciò che concerne il secondo. E’ una prima tappa, ovviamente, poi ci sarà l’appello».

Queste le prime parole a caldo del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, pronunciate subito dopo la lettura della sentenza di condanna. «I cittadini – ha aggiunto – stiano tranquilli, l’amministrazione andrà sicuramente avanti come e con chi sarà frutto di una valutazione che faremo insieme al partito».

Quanto alla sospensione dalla carica di sindaco per 18 mesi per via della legge Severino, Falcomatà ha affermato: «La sospensione è prevista dalla legge, ma ci sono strumenti che vanno ad incidere sulla sospensione. C’è già un ricorso pendente sulla costituzionalità della legge Severino, dunque faremo tutto quello che è necessario».

Le richieste della procura

La procura, nel corso della requisitoria condotta dai pm Walter Ignazitto e Nicola De Caria, aveva chiesto una condanna a 1 anno e 10 mesi di reclusione per Falcomatà e 1 anno e 8 mesi per gli ex assessori comunali Anghelone, Neri, Nardi, Marino, Muraca, Quattrone e Zimbalatti, per il segretario comunale Acquaviva, per la dirigente comunale Maria Luisa Spanò. La stessa pena era stata chiesta per l’imprenditore Zagarella, a cui il Comune aveva assegnato la gestione dell’hotel dopo che lo stesso imprenditore, nel corso della campagna elettorale del 2014, aveva concesso i suoi locali gratuitamente per la segreteria di Falcomatà.

Le indagini sul Grand Hotel Miramare

Secondo le indagini, coordinate anche dal procuratore Giovanni Bombardieri e dall’allora Aggiunto Gerardo Dominijanni, il 16 luglio del 2015 Falcomatà e la sua giunta avrebbero adottato una delibera con la quale “statuivano l’ammissibilità della proposta proveniente dall’associazione ‘Il Sottoscalà (che faceva capo all’imprenditore Zagarella, ndr) per l’utilizzo del piano terra del Miramare”. Gli imputati, di fatto, sempre secondo la pubblica accusa, avrebbero omesso “di dare preventivo avviso pubblico per consentire a terzi di manifestare l’interesse per l’assegnazione dell’immobile”, così da affidare il Miramare previo accordo del Comune con l’associazione.

Una concessione ritenuta irregolare per l’imprenditore, con lo scopo ultimo, stando al pm Ignazitto, «di assegnare questo benedetto immobile a un amico del sindaco Falcomatà».

Le accuse

Per la procura, in definitiva, «non è stata mala-gestio, ma una gestio finalizzata a raggiungere un determinato obiettivo e il sindaco è stato il regista”.

Nel corso del suo interrogatorio in aula, Falcomatà si era difeso affermando che in qualità di sindaco lui aveva «una responsabilità politica non di natura gestionale. L’istruttoria spettava all’ufficio preposto che valuta la legittimità della proposta e verifica la sua sostenibilità».

Nell’ambito dello stesso processo, celebrato col rito abbreviato, l’ex assessore ai Lavori pubblici, Angela Marcianò, era stata condannata ad un anno di reclusione (pena sospesa) per abuso d’ufficio e falso ideologico.

Sono stati sospesi dalle cariche, oltre al sindaco Falcomatà, anche l’assessore Giovanni Muraca e i consiglieri comunali Armando Neri, Giuseppe Marino, Antonino Zimbalatti e Saverio Anghelone.

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE