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Riace, sospesa l’efficacia della decadenza del sindaco Mimmo Lucano. È stata ordinata dalla sezione civile della Corte d’appello reggina. In attesa della pronuncia definitiva della Cassazione torna a indossare la fascia da sindaco.


RIACE (REGGIO CALABRIA)- Domenico Lucano torna sindaco di Riace. Dopo due provvedimenti che hanno confermato la sua decadenza da primo cittadino del centro della Locride, già conosciuto per quello che veniva considerato un “modello” di accoglienza per i migranti, la sospensione dell’efficacia. Prima il Tribunale di Locri, poi la Corte d’appello di Reggio Calabria, la stessa Corte che ora ne ha ordinato la reintegra nella carica. La sospensione della decadenza del sindaco di Riace è stata ordinata dalla sezione civile della Corte d’appello reggina (presidente Patrizia Morabito, consigliere Natalino Sapone e consigliere relatore Federica Rende).

La causa vedeva come appellante Lucano, difeso dagli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Saitta, contro la Prefettura di Reggio Calabria, rappresentata e difesa dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Reggio Calabria.

LA CONDANNA, IL RICORSO IN CASSAZIONE E IL RISCHIO DI UN DANNO IRREPARABILE

L’istanza era stata presentata dai difensori di Lucano per la sospensione dell’esecuzione della sentenza del della fine dello scorso mese di aprile, con la quale la Corte d’Appello aveva rigettato l’appello proposto e aveva confermato la decadenza dalla carica di Sindaco del Comune di Riace, disposta precedentemente dai giudici di Locri, in applicazione della Legge Severino sull’incandidabilità, a conclusione del processo Xenia sulla gestione dei progetti di accoglienza dei migranti a Riace.  Lucano è stato condannato a 18 mesi di reclusione, con pena sospesa, per un reato di falso in atto pubblico.

La difesa del sindaco, prima sospeso, poi reintegrato, e così per due volte, ha proposto ricorso per Cassazione e, nelle more della decisione, ha chiesto la sospensione della sentenza impugnata adducendo l’esistenza di un danno grave e irreparabile, affermando che l’efficacia esecutiva della sentenza impugnata lo priverebbe della possibilità di esercitare il mandato conferitogli dagli elettori di Riace nel giugno 2024. Dai primi giorni di maggio, a guidare il Comune dell’alto jonio reggino era la vice di Lucano.

LA DECISIONE DEI GIUDICI, LE MOTIVAZIONI E L’ATTESA PER IL GIUDIZIO DEFINITIVO

Prima dell’ordinanza di sospensione, il Procuratore generale aveva espresso parere contrario. I giudici, invece, contrariamente al pubblico ministero, hanno deciso accogliendo l’istanza del sindaco Lucano «atteso che l’esistenza del danno grave ed irreparabile può ricavarsi dagli atti e dalla esecuzione della sentenza impugnata». A tal proposito, scrivono i giudici nell’ordinanza, che «al fine di dimostrare l’esistenza in concreto del periculum, l’odierno istante ha depositato la nota n. 48173 del 5.5.2026 con cui la Prefettura di Reggio Calabria ha comunicato al Comune di Riace la decadenza del Lucano dalle funzioni di Sindaco per effetto della sentenza, disponendo il passaggio di tali funzioni al Vice-sindaco, dando in tal modo esecuzione alla sentenza emessa dalla Corte d’Appello». Atteso ora il verdetto della Cassazione, che sarà quello definitivo, per capire se l’amministrazione Lucano sarà al capolinea.

SOSPESA L’EFFICACIA DELLA DECADENZA DEL SINDACO LUCANO: IL RITORNO CON LA FASCIA TRICOLORE E LE DICHIARAZIONI DI MIMMO LUCANO

Domenico Lucano, torna quindi ad indossare la fascia di primo cittadino di Riace, funzione dallo stesso svolta insieme a quella di parlamentare europeo per il gruppo di Avs. «Sono contento che la Corte d’Appello abbia sospeso l’esecuzione della mia decadenza – ha dichiarato Lucano -, riconoscendo l’esistenza del danno grave e irreparabile subito, non da me, in quanto sindaco, ma da Riace e dai suoi cittadini che nel 2024 mi hanno confermato la fiducia chiedendomi di guidare il Comune.  Questa – ha aggiunto – è l’ennesima occasione per sottolineare le enormi contraddizioni politiche che hanno caratterizzato tutta la mia vicenda giudiziaria».   

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