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Mimmo Lucano

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Il caso della possibile decadenza da sindaco di Mimmo Lucano dopo la sentenza definitiva. La comunicazione al Comune da parte della Procura e il silenzio sui contenuti


RIACE – Dopo la sentenza della Corte di Cassazione, che in sostanza ha confermato quella precedente della Corte d’appello di Reggio Calabria, ribaltando le condanne del primo grado nel procedimento Xenia, riguardante la gestione dei progetti di accoglienza dei migranti a Riace, comincia ad intravedersi qualcosa secondo quanto previsto dalla normativa in materia.

LA POSIZIONE DEL SINDACO LUCANO


Il riferimento è in particolare alla posizione del sindaco Domenico Lucano, l’unico imputato che i giudici di appello avevano ritenuto colpevole di un reato di falso e perciò condannato a un anno e sei mesi di carcere con pena sospesa. La condanna è divenuta ora esecutiva, dopo il pronunciamento della Cassazione. E proprio gli uffici di Procura della Seconda sezione della Suprema Corte, il giorno dopo la sentenza ha fatto pervenire sulla pec del Comune di Riace con all’oggetto: “Disposto art. 70 D.lvo n. 150/2009…”, a cui fa seguito l’indicazione del numero di registro generale assegnato al procedimento che si è concluso. Nella stessa data, sempre dal Comune di Riace, è partita un’altra pec con lo stesso oggetto, indirizzata alla Corte di Cassazione. Le due corrispondenze digitali sono state registrate al protocollo generale dell’ente con due numeri distinti, uno di seguito all’altro, e riportanti la data del 13 febbraio.

LE MAIL CERTIFICATE

Dei contenuti delle due mail certificate a nessuno è dato sapere e sembra che persino a uno dei consiglieri di minoranza sia stato negato il rilascio della copia di quanto ricevuto e della risposta.
«Atti riservati», sarebbe stata la risposta data dagli uffici all’ex sindaco di Riace Antonio Trifoli, attualmente consigliere comunale di opposizione. In molti si chiedono se la comunicazione della Corte di Cassazione pervenuta al Comune sia l’avvio della procedura che ha come finalità la decadenza del sindaco condannato in via definitiva, per come stabilisce la Legge Severino, anche per condanne superiori a sei mesi per “violazione dei doveri inerenti una pubblica funzione o ad un pubblico servizio”.


E in questa fattispecie rientrerebbe proprio la posizione del sindaco Lucano. Successivamente passerebbe al consiglio comunale di Riace la delibera di presa d’atto della sentenza definitiva per il primo cittadino, ufficialmente comunicata dalla Procura della Corte di Cassazione, senza margini di discrezionalità. E questo avviene, secondo normativa, anche in presenza di condanna con pena sospesa, come nel caso riguardante Domenico Lucano.

SUL CASO REGNA MOLTA CONFUSIONE


Se il consiglio comunale, per un motivo o per un altro, non si riunirà o non deciderà nei termini, interverrà la Prefettura di Reggio Calabria, solo allora, con un provvedimento di decadenza, scioglimento del consiglio e nomina di un commissario prefettizio che dovrà traghettare il Comune di Riace a nuove elezioni straordinarie, dopo l’ultima tornata del giugno del 2024. Per il momento, però, sembra regnare sul caso molta confusione.

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