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E’ di 151 arrestati e 40 indagati in stato di libertà il bilancio definitivo dell’operazione “Minotauro” condotta da carabinieri e guardia di finanza di Torino contro la ‘ndrangheta nelle province di Torino, Milano, Modena e Reggio Calabria. Degli arrestati 148 sono finiti in carcere su ordine di custodia cautelare emesso dal gip, due sono agli arresti domiciliari e uno è stato arrestato in flagranza di reato, in quanto trovato in possesso di 100 grammi di cocaina. Diciassette persone si trovavano già agli arresti, mentre 6 al momento sono latitanti di cui 2 da parecchio tempo. Un arresto è stato eseguito in Francia su mandato di cattura internazionale. Gli arresti eseguiti in Calabria sono stati 8, di cui uno eseguito nei confronti di una persona che si stava rifugiando all’interno di un bunker, a fronte di 11 ordinanze di custodia in carcere. Durante l’operazione è stato recuperato un manoscritto contenente formule rituali di affiliazione alla ‘ndrangheta. Filmati documentano 138 incontri tra affiliati per trattare argomenti di qualunque genere inerenti l’organizzazione criminale. Tra questi, 5 sono stati girati durante funerali e uno durante una comunione. Le persone arrestate sono ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, usura, estorsione e altro. Nell’ambito dell’operazione la Direzione Investigativa Antimafia di Torino, in collaborazione con i Centri Operativi di Milano e Genova, hanno proceduto al sequestro di beni riconducibili a importanti esponenti della ‘ndrangheta in Piemonte, il cui valore è stimabile in circa 70 milioni di euro. Tra i beni sequestrati figurano numerose società, lussuose ville, appartamenti, appezzamenti di terreni edificabili, automezzi per il trasporto merci, cassette di sicurezza, conti correnti ed altro. 127 i beni tra ville, appartamenti e terreni situati a Torino e provincia, in altre zone del Piemonte, Lombardia, Liguria e Calabria. Cautelate anche 10 aziende, più di 200 conti correnti e diverse cassette di sicurezza. Sono cinque gli arresti eseguiti dai carabinieri del Comando provinciale di Modena. Si tratta di Antonio Pagliuso, 47 anni, di Crotone e domiciliato a Vignola; Domenico Longobardi, 33 anni, di Castellammare di Stabia, residente a Modena; un albanese di 36 anni che vive a Carpi, Edmont Dedaj; due marocchini di 41 e 49 anni, Abdelaziz e Mohamed Asmoun, residenti a Savignano sul Panaro e Vignola. I carabinieri di Modena hanno eseguito altre perquisizioni nei confronti di affiliati all’organizzazione, che hanno portato al sequestro di oltre 20.000 euro in contanti. In Calabria invece sono finite in manette 8 persone, in provincia di Reggio Calabria: Giuseppe e Pasquale Barbaro, di 49 e 60 anni, entrambi di Platì; Vito Marco Candido (30), di Stilo; Francesco Giorgio (63), di Gioiosa Jonica; Giuseppe Iaria (47) di Condofuri; Vito e Rocco Polifroni, di 40 e 69 anni, di Platì, ed Antonino Zampaglione (63) di Montebello Ionico. Agli otto si aggiungono poi Natale e Rocco Trimboli, già latitanti da diverso tempo, ed una undicesima persona che si è resa irreperibile ed è attualmente ricercata. Gli arrestati sono tutti, dunque, operanti nella Locride. Nel corso dell’operazione i carabinieri hanno compiuto anche due perquisizioni in abitazioni di esponenti delle cosche che risiedono nella zona e nell’area di Scilla, attigua invece al capoluogo.

IL COMMENTO DI PIERO GRASSO

«Dopo la Lombardia, ecco che con l’operazione Minotauro in Piemonte si ricostruisce la mappa della struttura della ‘Ndrangheta e dei suoi beni per un valore di 10 milioni di euro: la presenza al Nord sempre più avvolgente non fa perdere di vista, però, la direzione strategica che rimane sempre in Calabria». Così il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ha commentato l’operazione “Minotauro” ed ha espresso i «complimenti per l’eccezionale operazione portata al successo, dopo anni di approfondite indagini, dai carabinieri di Torino e, sotto l’aspetto patrimoniale, dai centri operativi di Milano e Genova della Direzione Investigativa Antimafia, mirabilmente coordinati dai magistrati della Dda di Torino».

IL COMMENTO DEL MINISTRO MARONI

E’ stata «colpita duramente l’organizzazione della ‘ndrangheta in Piemonte e in provincia di Torino». Così il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, a proposito dell’operazione che ha portato all’arresto di 142 persone. Il ministro Maroni ha riferito di avere incontrato questa mattina, in prefettura, a Torino, il procuratore Caselli: «abbiamo fatto qualche considerazione su questa importantissima operazione anti-‘ndrangheta, che è stata guidata dalla Dda di Torino con quella di Reggio Calabria e che ha colpito duramente l’organizzazione in Piemonte e in provincia di Torino. Gli ho fatto le congratulazioni – ha aggiunto il ministro Maroni – e lui, specularmente, le ha fatte alle forze dell’ordine, polizia, carabinieri e guardia di finanza che hanno collaborato». «Il procuratore ha voluto poi sottolineare – ha proseguito il ministro – una cosa importante, che è quella che io sostengo da tempo, che accanto alle misure personali c’è stata l’aggressione ai patrimoni, con il sequestro di ingenti patrimoni alla criminalità organizzata. Questo marciare parallelo contro i mafiosi e sottraendo loro beni – ha sottolineato Maroni – è la strada principale per sconfiggere la criminalità organizzata. Ricordo, a questo proposito, la funzione centrale che ha l’Agenzia nazionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, dove questi beni affluiscono dopo che è stato convalidato il sequestro. È stata istituita un anno fa, sta funzionando bene ed è quanto di più avanzato c’è in Europa – ha concluso – nel contrasto alla criminalità organizzata».

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