Tempo di lettura 2 Minuti

GIOIA TAURO – Una denuncia per una sostanziale distrazione di fondi quella che i militari della Guardia di Finanza di Gioia Tauro hanno concretizzato al termine di una serie di accertamenti nell’ambito dello sviluppo di una segnalazione per operazioni sospette.

A venire denunciato è stato un imprenditore della Piana operante nel settore della raccolta di rifiuti solidi non pericolosi colpevole, secondo l’accusa, di aver pagato il proprio ricevimento nuziale con fondi pubblici nazionali destinati all’incentivazione dell’autoimpiego in forma di microimpresa.

L’attività investigativa svolta dalle fiamme gialle della cittadina calabrese si è concentrata sull’analisi della documentazione bancaria riconducibile alla società, la quale avrebbe consentito di accertare come, a fronte della percezione di erogazioni statali nel corso dell’anno 2017, sono state effettuate – in concomitanza con l’accreditamento di una quota di contributo per circa 20 mila euro – diverse disposizioni di pagamento, tramite bonifici bancari, che destavano sospetti in quanto i beneficiari risultavano essere soggetti economici operanti nel settore alberghiero e della ristorazione. Tra l’altro, dall’analisi e dall’incrocio della documentazione acquisita dall’ente pagatore Invitalia con le risultanze del conto corrente societario, è emerso che lo stesso imprenditore, se non avesse avuto la disponibilità liquida di natura pubblica, non avrebbe mai potuto sostenere spese per tale entità.

A conclusione dell’attività investigativa, l’amministratore della società è stato denunciato alla Procura della Repubblica per malversazione a danno dello Stato, con rispettive segnalazioni trasmesse all’Organismo pagatore, per la sospensione ed il recupero del finanziamento complessivo, pari ad 72.535,52 euro e alla Corte dei Conti Regionale, per la sussistenza del danno erariale di 19.765,73 euro causato dall’indebito utilizzo del contributo pubblico, utilizzato per sostenere le spese per il proprio matrimonio.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •