2 minuti per la lettura
Inchiesta “Piramide” a Reggio Calabria: il Codacons si costituirà parte civile per tutelare i risparmiatori truffati e chiede il risarcimento dei beni.
REGGIO CALABRIA- Il Codacons si costituirà parte civile, se si arriverà al rinvio a giudizio, nel procedimento denominato Piramide, scaturito da un’inchiesta del Nucleo di polizia economico-finanziaria e dal Nucleo speciale di polizia valutaria Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria. Al centro dell’indagine, un sedicente promotore finanziario che avrebbe ingannato numerose persone e che sarebbe stato al vertice di una vera e propria associazione per delinquere. La eventuale costituzione di parte civile è stata comunicata dal vice segretario nazionale dell’associazione che difende i diritti dei consumatori, l’avvocato Bruno Barbieri. E’ stata pertanto depositata presso al sesto piano del Cedir un atto con la indicazione di persona offesa. Il presunto manager, agendo sotto lo schermo di società finanziarie, avrebbe ricevuto denaro da centinaia di risparmiatori, residenti in tutta Italia.
Ai clienti avrebbe prospettato rendimenti di altissimo livello. Nello specifico, il promotore avrebbe gestito in modo abusivo la raccolta dei risparmi, attraverso la vendita di strumenti finanziari risultati falsi. Un’altra ipotesi di reato considerata è quella di autoriciclaggio.
DETTAGLI SULL’INCHIESTA “PIRAMIDE” ESEGUITA A REGGIO E LA VOLONTÀ DELLA CODACONS
Si chiarisce che l’inchiesta è ancora in corso e quindi, è chiara evidenza, il Codacons potrà entrare in un eventuale processo, solo con il rinvio a giudizio dell’uomo accusato di essere al vertice di un’associazione per delinquere. Proprio su questa prima contestazione il Codacons pone l’accento: “E’ importante- scrive Barbieri- che i risparmiatori rimasti coinvolti pongano da subito in essere , se non lo hanno già fatto, le proprie denunce. Infatti, se dovesse cadere l’eventuale accusa legata al reato associativo, il crimine sarebbe perseguibile a querela di parte, che deve essere depositata entro tre mesi da quando si è appresa la notizia”.
Da quanto scritto nella nota del Codacons, parrebbe che la Guardia di Finanza abbia sequestrato gioielli, orologi , bracciali e anelli e polizze assicurative del valore di oltre due milioni di euro. Pertanto, l’associazione dei consumatori chiede “che i beni siano conservati e se confiscati dallo Stato siano messi a favore dei risparmiatori truffati”.
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA