X
<
>

Michele Vallelunga

4 minuti per la lettura

Oggi, sabato 31 maggio, Michele Vallelunga avrebbe dovuto sposarsi, ma è morto ucciso a colpi di fucile, nel quartiere Prateria, a san Pietro di Caridà il 29 maggio


SAN PIETRO DI CARIDÀ – Il corpo di Michele Vallelunga, ucciso il 29 maggio a Prateria frazione di San Pietro di Caridà (RC), è stato trasferito a Catanzaro all’ospedale di Germaneto per l’esame autoptico che dovrà essere autorizzato dal Pm di turno presso la Procura della Repubblica di Palmi che coordina le indagini in questi giorni.

MORTE MICHELE E LA FAIDA


Nel frattempo, a Prateria si piange. Lacrime di dolore cariche di odio, segni caratteristici di contesti di faida. Michele proprio oggi, sabato 31 maggio, avrebbe dovuto sposare nel locale municipio, la sua fidanzata Paola Oppedisano. Avevano deciso di stabilirsi, definitivamente nella piccola frazione montana, dove entrambi abitavano già. Un matrimonio che non si farà più, perché Michele, 27 anni già compiuti è stata l’ultima vittima di una faida che sta lasciando dietro morti ammazzati come non si sperava potesse accadere, nel 2025, con un odio accecante, difficile da digerire per entrambe le fazioni contrapposte per ragioni allo stato misteriose: da una parte gli Oppedisano e dall’altra i Morfei, due nuclei familiari già note agli inquirenti.

LA FAIDA DEI BOSCHI


Una faida misteriosa, dicevamo, che sta sterminando i pochi giovani rimasti nella zona di Monsoreto, frazione a cavallo tra San Pietro di Caridà nel reggino e Dinami nel Vibonese e subito ribattezzata “faida dei boschi” , settore di interesse economico che per quanto remunerativo, non può giustificare tale mattanza. Quattro morti e due feriti in poco più di due anni.

LE INDAGINI SULL’OMICIDIO DI MICHELE VALLELUNGA


Le indagini per fare luce anche su questo omicidio si svolgono su due versanti: quello reggino e quello vibonese, da una parte ci lavorano i militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria e dall’altra i loro colleghi del Comando di Vibo Valentia. Ambiti difficili da penetrare, persino da esplorare per trovare un appiglio, ma anche il movente che ha scatenato l’inizio dello scontro. Si lavora in punta di piedi a 360 gradi senza tralasciare nulla. Anche altri possibili scenari, altre dinamiche che per il momento sfuggono all’attenzione degli inquirenti.

LE TESTIMONIANZE

Nella giornata di ieri, sabato 30 maggio, è stato sentito Salvatore Oppesidano, il 19 enne che si trovava in compagnia di Michele Vallelunga, al momento dell’agguato, il cui racconto è stato analizzato minuziosamente. Salvatore , fratello minore della fidanzata di Vallelunga si è presentato ancora dolorante in caserma, ed ha ripercorso ciò che è successo giovedì mattina.

IL RACCONTO DEL GIORNO DELL’OMICIDIO


Ha raccontato di come, insieme al cognato, erano saliti entrambi sul trattore ed hanno imboccato una stradina di montagna, che conduce ad un cantiere boschivi, nella zona di Prateria. Descritto nei dettagli come, dopo poche centinaia di metri, ha intravisto dietro una siepe, spuntare i due killer, il cui volto era nascosto da un passamontagna e che alla loro vista hanno cominciato a sparare. Ha narrato di come lui si è quasi immediatamente buttato dal trattore finendo in una scarpata, sfuggendo ai colpi di lupara che hanno invece raggiunto Vallelunga. Poi si è messo a correre per raggiungere una zona dove i telefoni erano accessibili alla linea ed ha potuto telefonare alla sorella, che a sua volta ha avvertito i Carabinieri.

MICHELE E SALVATORE FORSE PEDINATI

Non avrebbe visto, dunque, i due killer in quale zona si sono allontanati facendo perdere le loro tracce. È’ intuibile, dal suo racconto, che i due cognati forse erano stati preventivamente pedinati, perché chi ha sparato sapeva che a quell’ora sarebbero andati nel piccolo cantiere boschivo e hanno avuto quindi il tempo di studiare per bene l’agguato.

INDAGINI IN CONTESTI DIFFICILI


I Carabinieri hanno sentito anche altre persone, effettuato perquisizioni e controllato i movimenti di alcuni soggetti della zona. Stessa cosa hanno fatto i loro colleghi di Vibo. Indagini che si svolgono in contesti difficili, chiusi da una mentalità arcaica e omertosa. Tutta la zona, come le altre volte, è caduta in una sorta di alone di paura e di silenzio.

LA MATTANZA NON È FINITA

E sono in tanti coloro che giurano che la mattanza non sia affatto finita e che occorrerà aspettare non molto tempo per registrare altri agguati e altri morti. Il tutto secondo le regole che ritmano questi contesti di violenza e di paura. Anche questa volta la vendetta arriverà, non si quando ma arriverà, dice la gente del luogo.

LEGGI ANCHE: Omicidio nella Piana di Gioia Tauro, ucciso un 27enne

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA