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Il lungomare di Reggio Calabria

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di AGATINO LICANDRO

Mi si permettano alcune precisazioni in merito all’articolo di Paride Leporace pubblicato ieri dal Quotidiano del Sud dedicato alla Tangentopoli di Reggio Calabria.

Non ero sindaco (mi ero dimesso a marzo senza alcun rinvio a giudizio solo avvisi di garanzia), quando venni raggiunto nel luglio 1992 da un ordine di arresto domiciliare per la vicenda delle fioriere (poi risoltasi con una generale assoluzione).

Non feci altro che dichiararmi innocente per le fioriere ed ammettere, invece, le mie responsabilità sulle indagini in corso per la vicenda del Centro Direzionale, contrattata quanto agli illeciti dai partiti nazionali (Balzamo, Citaristi, etc), raccontando i fatti di mia conoscenza. Il racconto, fosse avvenuto a cura di un politico del Nord, non avrebbe suscitato il clamore mediatico che fu determinato dal mio “sgarro” (per essere un politico del Sud!).

Agatino Licandro

Pensi che neppure lei che ne scrive, a distanza di trent’anni, riesce ancora a riconoscerne la normalità e non compie (e la comprendo) lo sforzo di attualizzarlo come tale, evidentemente perché ritiene che costituisca ancora un azzardo al sud riconoscere le proprie colpe. Il clamore del mio gesto, ribadisco normale e per me liberatorio, e le speculazioni successive mi determinarono a trasferirmi immediatamente e definitivamente dalla città da ben trent’anni, nei quali sono riuscito ad evitare contraccolpi sui miei quattro figli e su mia moglie ed a trascorrere una vita normale (spogliato dai privilegi della mia esperienza) e colma di soddisfazioni.

Resta la sofferenza di una rottura con la mia città e soprattutto con il contesto, l’ambiente nel quale mi ero formato e con gli indelebili affetti. L’abbandono della politica era doveroso. La storia dell’appellativo di “Titti dei Rolling Stones” è più dovuta al racconto di un giornalista di Repubblica per colorare l’articolo che ad un sentire dei tanti miei concittadini che più volte, negli anni successivi, mi hanno fatto sentire la condivisione del mio gesto di denunzia e la loro vicinanza. Altri, pochi, coinvolti direttamente o indirettamente non mi hanno risparmiato ostilità e provocazioni non per le accuse che sapevano non ingiuste, ma per lo “sgarro” di aver descritto i loro comportamenti seppur limitandomi allo specifico caso.

I processi si risolsero con la condanna per chi ammise subito le proprie colpe e per altri con assoluzioni determinate da prescrizioni e derubricazioni intervenute in conseguenza a nuove normative. Nel libro scritto con Aldo Varano racconto, senza indulgenza per le mie responsabilità, i sistemi del malaffare con assoluta riconosciuta sincerità. Il trascorrere del tempo ha fatto il resto. Ormai quando ritorno in città sono pochi quelli che mi riconoscono e posso godermi gli amici rimasti, gli affetti ed i luoghi e le bellezze incommensurabili della mia terra che mi manca e mi mancherà per sempre. Nel riconoscere la qualità e l’onestà della sua ricostruzione, le auguro buona fortuna e buon lavoro.

Ringrazio Licandro della pacata e sincera replica. Ritengo di aver riportato i fatti secondo quello che riportano le fonti a partire dal suo stesso libro. Chi riconosce le proprie colpe ha il mio rispetto. (p. l.)

*Già sindaco di Reggio Calabria

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