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Laura Boldrini

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REGGIO CALABRIA – Empowerment femminile e la vergogna dei femminicidi, donne al Quirinale e bambole gonfiabili, gender gap, femminismo e stereotipi di genere. Il già presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini presenta a Reggio al cineteatro metropolitano il suo libro libro “Questo non è normale. Come porre fine al potere maschile sulle donne”.

Nel suo volume lei esprime una sanissima rabbia ed indignazione davanti ad inaccettabili atteggiamenti e comportamenti maschili nei confronti delle donne. Atteggiamenti che non sono assolutamente normali ma che addirittura sono peggiorati con la pandemia. Anomalie dannose che fanno male alla nostra società e non le permettono di evolversi.

Perché queste patologiche anomalie vengono ignorate e perché anche le donne nella stragrande maggioranza dei casi appaiono indifferenti se non rassegnate e soprattutto come ce ne liberiamo?
«Quando una situazione sia pur discriminatoria ed ingiusta si ripete costantemente nel tempo le persone pensano che sia la normalità ed invece assolutamente non lo è. Ho voluto scrivere questo libro mettendo in fila queste anomalie. Ho fatto un’analisi della società italiana e delle storture nei confronti delle donne in vari ambiti, (dai media alla politica, dallo sport al lavoro, alla giustizia) dove emergono forti discriminazioni che non sono assolutamente normali. Questo libro vuole essere uno strumento, un contributo per mettere in guardia le ragazze e le donne a non accettare quel che le mette a disagio, per rifiutare ciò che considerano ingiusto e non abbozzare per il quieto vivere. Lasciar correre vuol dire vivere male ed essere sconfitte in partenza. Ecco questo libro vuole essere uno strumento per riflettere, un contributo al cambiamento».

Siamo una società senza difese dalla tragedia quotidiana del femminicidio. Perché le leggi non bastano?
«Le leggi servono, possono anche essere migliorate, ma non bastano e non basteranno mai: poiché il problema è culturale. Niente si risolverà finché un uomo pensa che può fare ciò che vuole considerando la donna un oggetto. Ed allora arriverà anche a malmenarla e ad ucciderla perchè non accetta di essere contraddetto e infatti i femminicidi accadono spessissimo quando lei dice “no basta”. Per questo bisogna fare un serio lavoro culturale sul rispetto delle donne a cominciare dalle scuole: dai libri di testo ai media, dalla pubblicità a tutti i settori nessuno escluso».

Le “Quirinarie” sono state un’occasione sprecata per cominciare a dipingere di rosa il Colle? I nomi della Casellati e della Belloni sono sembrati finalizzati e funzionali a dinamiche politiche utili solo a leader uomini…..
«Le elezioni per il Presidente della Repubblica, questa volta, ci ponevano di fronte a una situazione estremamente complessa: a scegliere la massima figura istituzionale c’erano forze politiche che sono agli antipodi e che oggi sono insieme nel governo. Per riuscire a fare un’operazione che andava bene a tutti si è rischiato davvero il pantano. Anche perchè, chi voleva fare il “King maker” non era in grado di farlo e, alla fine, il parlamento, nella sua saggezza, ha voluto dare un segnale chiaro su Mattarella, perchè unica figura che garantisce stabilità e continuità in un momento in cui il Paese è ancora in pandemia ed ha tanti problemi di natura economica. Quindi sono felice che Mattarella avrà un altro settennato e che il governo Draghi continuerà a fare ciò che era stato chiamato a fare: cioè concludere la campagna vaccinale e predisporre le misure economiche necessarie per contenere le conseguenze della pandemia».

A proposito di “king maker” sui generis e mal riusciti: quanto ha valutato credibile Salvini (lo stesso protagonista di quello squallido show con bambola gonfiabile con le sue fattezze) e la sua volontà di dare un segnale al Paese con un Presidente donna…
«Salvini è il grande sconfitto di questa partita, ha bruciato nomi su nomi senza mai condividerli perché era convinto che il presidente dovesse essere di destra senza averne i numeri. Ha usato in modo spregiudicato e strumentale anche il nome della seconda carica dello Stato e quello della capa dei servizi segreti».

Lei è un’indipendente del Pd. Ci svela qualche retroscena, qualcuno avrebbe voluto fare il suo nome? Ma soprattutto quale donna avrebbe voluto vedere al Quirinale?
«Il mio nome non è mai stato oggetto di interessamento, era impossibile visto che gli opposti dovevano trovare una sintesi ed io non ero gradita ad una parte. Ma stiamo ai risultati: abbiamo un capo dello Stato apprezzato e benvoluto in Italia ed all’estero ed un governo che non ha avuto scossoni e quindi l’operazione è andata veramente bene: i problemi sono circoscritti all’interno della Lega ed al M5s».

Il presidente Mattarella ha indicato, in cima ai temi dell’agenda bis, il superamento delle disuguaglianze “perché frenano la crescita del Paese”. Che tipo di risorse in più potrebbero arrivare al Paese se si superassero proprio quelle di genere?
«Le disuguaglianze pesano moltissimo sul nostro paese, perché il tasso occupazionale delle donne è tra i più bassi d’Europa: fa peggio di noi solo la Grecia mentre in alcune regioni come la Calabria e la Sicilia il tasso scende al 30% tra i più bassi di tutte le regioni europee. In questo contesto la Banca d’Italia dice che il Paese perde ogni anno 7 punti di Pil potenziale per non favorire l’occupazione femminile: è un corso costo che non possiamo più permetterci per cui è prioritario, per il futuro del Paese, incrementare l’occupazione delle donne e dei giovani».

Dai fondi del Pnrr potrebbe arrivare anche l’ultima chiamata per superare le disuguaglianze di genere. Nel Pnrr presentato dal governo Draghi sono stati stanziati 4,6 miliardi per investimenti in asili nido e scuole dell’infanzia. Sono somme considerevoli, ma saranno sufficiente per favorire realmente la parità di genere e realizzare quella strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026 che lo stesso Pnrr si pone per agganciare al trend del 67,4% della media europea della partecipazione femminile al mondo del lavoro?
«Per aumentare l’occupazione femminile bisogna mettere in atto un piano straordinario per il lavoro. Bisogna fare in modo che ci sia un congedo di genitorialità della stessa durata per uomini e donne. Vuol dire che se la coppia ha un figlio, entrambi i genitori devono occuparsi del bambino per lo stesso periodo di tempo. L’esempio da seguire è quello della Spagna dove hanno fatto un congedo di 4 mesi, sia per il padre che per la madre. Questo significa che il datore di lavoro non rivolgerà più alla donna quella domanda insopportabile ed odiosa “Lei vorrà avere dei figli?”. Per ridurre le disuguaglianze bisogna che uomini e donne si assumano anche nella gestione della famiglia le stesse responsabilità. Non vorrei mai più sentire parlare di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per la donna perchè questo è discriminatorio ma di condivisione degli oneri di famiglia tra donne e uomini».

La promozione dell’empowerment femminile e il contrasto alla discriminazione di genere, dovrebbero essere trasmessi e diffusi già in famiglia e probabilmente anche a scuola?
«La scuola è fondamentale per l’educazione al rispetto di genere, per la suddivisione e la condivisione degli oneri. Sono concetti che devono essere insegnati nelle scuole oltre che in famiglia. L’esempio in famiglia è fondamentale ma anche a scuola va messo in chiaro che ragazzi e e ragazze si devono rispettare a vicenda e che la soluzione non è mai la violenza e che la violenza non è mai amore. Il violento deve avere lo stesso stigma sociale del pedofilo, del terrorista e gli uomini che vogliono bene alle donne, quelli che le rispettano devono prendere le distanze dai violenti e devono fare insieme a noi la battaglia per l’affermazione dei diritti delle donne e contro ogni tipo di violenza. Devono considerare i violenti come “impresentabili”. Il libro l’ho dedicato proprio agli uomini che amano davvero le donne, ed ai quali chiedo di farsi avanti e di non guardare come spettatori ciò che accade: la violenza degli uomini sulle donne è un problema degli uomini, noi non possiamo continuare a trattare questi temi solo tra noi donne».

“Mammo”, “casalingo”: ci sono però donne che non apprezzano la condivisione dei compiti in famiglia…
«E’ per effetto del patriarcato, della legge del padre: alcune donne non apprezzano l’uomo che cambia il pannolino al bambino perchè è sminuente per la figura maschile. Perchè è un’incombenza che tocca solo alla donna perchè è sempre stato così e sempre così sarà sulla scorta delle leggi dei padri. Non è quindi solo lo zoccolo duro degli uomini ma anche una parte di donne che la vede nello stesso modo. Bisogna cambiare la testa di chi è rimasto a quella visione patriarcale. Se non cambia la mentalità, la società non cambia, non evolve e non va avanti. E bisogna anche rivalorizzare il femminismo».

Il femminismo appunto….ecco quanto è ancora determinante oggi come traino per superare il gender gap e la posizione di subalternità della donna?
«Per me essere femminista è adoperarsi perché nella società ci siano gli stessi diritti e gli stessi doveri per uomini e donne e quindi una società più giusta ed inclusiva. Il femminismo è stato un grande movimento che ha rivoluzionato in maniera pacifica la società ed ha scardinato millenni di sottomissione delle donne: è stata la più grande rivoluzione del 900 che non è ancora terminata. Purtroppo nel nostro Paese c’è stata una narrazione caricaturale delle femministe proposta da ambienti conservatori che ha indebolito l’impatto dell’azione del movimento. La raffigurazione è stata quella di femministe arrabbiate e sciatte, che odiano gli uomini e ce l’hanno con il mondo. Una narrazione falsa e fuorviante che è purtroppo quella che è passata nell’immaginario: oggi le ragazze prendono le distanze da un movimento che dovrebbero portare avanti con orgoglio come le loro coetanee fanno negli Paesi. In Inghilterra, ad esempio, tutti i giovani, così come i politici sono femministi, anche quelli di destra. In Italia invece i politici si guardano bene dal farsi carico del femminismo e le politiche di genere sono sempre demandate alle donne. La disuguaglianza di genere non viene considerata una emergenza nazionale da mettere tra le priorità. E’ chiaro che in Italia tra i nemici delle donne c’è anche l’arretratezza della politica».

Anche nei percorsi di riscatto o di affermazione delle donne ci ritroviamo, almeno a guardare ai media, davanti una serie infinita di stereotipi. Cosa dovrebbe fare oggi una giovane donna, magari del sud Italia, per avere gli stessi diritti, opportunità e doveri di un uomo?
«Studiare e pensare di non avere nulla meno degli uomini e non consentire a nessuno di offenderla e metterla in difficoltà e fare quello che le piace e che è la sua passione. Insomma consiglierei a una ragazza di essere preparata, non accettare di essere prevaricata ed andare avanti senza mai farsi intimidire, perché questo è normale».

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