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Pietro Ciucci

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«Una nuova gara sarebbe un’assoluta forzatura»; così Pietro Ciucci, ad della Stretto di Messina concessionaria per la costruzione del Ponte del quale ne spiega i prossimi passaggi


DAI prossimi passaggi dell’iter approvativo, ai punti critici dell’opera, Pietro Ciucci risponde con immutata sicurezza sul lavoro della Stretto di Messina, la società concessionaria per la mega opera, e sul cronoprogramma ribadisce: «Prevede 7,5 anni e la fine lavori nel 2033. Il 2034 sarà il primo anno di esercizio del Ponte sullo Stretto».

Per la sindaca di Villa San Giovanni, Giusy Caminiti «A nulla è servita la prudenza che abbiamo chiesto in commissione al Senato martedì scorso: non sorprende che per la settima volta si annunci l’apertura dei cantieri nella nostra città per l’ultimo trimestre del 2026». Così qualche giorno fa la prima cittadina aveva dato seguito all’annuncio di Ciucci sulla possibile partenza dei lavori. Anche per fare chiarezza su questa previsione e i passaggi che attengono alla città sulla quale impatterà l’infrastruttura, l’ad della Stretto di Messina, ha incontrato la prima cittadina.

La sindaca Caminiti è stata dura sulle sue affermazioni rispetto alla partenza dei lavori. Com’è andato questo incontro?

«Io ho incontrato la sindaca nell’ambito del consiglio comunale – in una pausa dei lavori – Ho illustrato quello che stiamo facendo, prima e a seguito della del decreto legge di marzo. Quello che ho detto in tema di tempi è, come dire, l’ultima riga del nostro cronoprogramma. Perché quando si gestisce un progetto complesso che prevede una serie di coinvolgimenti e di atti da fare è necessario avere un cronoprogramma.

Settembre è una data possibile per completare l’iter approvativo, ovviamente è una data sfidante perché non si fa il cronoprogramma mettendo dentro ipotesi di minori ed è una data sfidante, anche perché fosse soltanto legato al lavoro della Stretto di Messina mi sentirei molto più confidente, mentre come sappiamo prevede il coinvolgimento di diversi soggetti. Se riusciremo ad avere la registrazione della Corte dei Conti finale, allora l’ultimo trimestre dell’anno porterebbe alla fase realizzativa. Nell’occasione ho ribadito che in ogni caso sarà un avvio graduale del progetto con le attività propedeutiche, le opere anticipate, le bonifiche, la soluzione delle interferenze».

Questo vale anche per gli espropri?

«Certamente. Non è che il giorno dopo l’adozione del Cipess, noi ci presenteremo per espropriare tutte le case, i terreni o le imprese, perché anche lì avremo un tempo abbastanza lungo per cercare di risolvere, il più possibile in collaborazione, i problemi connessi a questa parte critica del progetto».

La paura delle “città del Ponte” è che si proceda su tanti fronti e poi ci si trovi davanti ad altre interruzioni e stop, anche in prospettiva del possibile cambio di governo nel 2027.

«C’è una storia passata che riguarda non soltanto il Ponte ma tante opere pubbliche grandi e anche piccole che hanno subito ritardi, stop e go, dilatazione dei tempi che hanno portato, appunto, ad allungare i tempi, ma anche ad aumentare i costi, salvo poi lamentarsi tutti quanti noi di questo. E sappiamo bene che dopo le votazioni sul referendum ci può essere o c’è una qualche fibrillazione, una qualche incertezza, ma riteniamo che le indicazioni date al governo siano chiarissime sull’intenzione di procedere e lo stesso governo l’ha fatto in un modo più evidente con un decreto legge».

Quindi, possiamo dire che se i lavori riescono a partire prima di un eventuale cambio politico il Ponte si farà?

«Un’infrastruttura come il Ponte non dovrebbe avere non ha una coloritura politica. Non vedrei, ma io non sono politico, sono tecnico, una motivazione per cui una diversa maggioranza possa decidere di dilapidare il patrimonio economico e di conoscenze per una decisione di tipo politico. Al contrario, ne sarei veramente sorpreso».

In Commissione Ambiente al Senato sono state pesanti le contestazioni del presidente dell’Anac.

«Al presidente Busìa, con il quale mi vanto di avere un rapporto di reciproca stima e rispetto, ho spiegato come certe affermazioni devono almeno essere espresse con un condizionale. Un conto è dire “io preferirei una nuova gara”, un conto dire “si deve fare una nuova gara”, perché non è obbligatorio fare la gara. È una forzatura assoluta perché è scritto il contrario. Per legge non deve essere fatta una nuova gara perché il Parlamento ha deciso di riavviare i contratti così come erano stati firmati a suo tempo. Che cosa si vuole teorizzare? Che si sia superato il famoso limite di metodo del 50% dell’aumento dei costi. Ho spiegato come il nostro aumento dei costi nel corrispettivo è dovuto a una lievitazione dei costi dei materiali, non a maggiori lavori».

Perché non convince questa spiegazione?

«L’ho detto in audizione quando si dice che c’è un cumulo delle varianti: la legge, l’articolo 72, dice che le varianti non si cumulano. Quindi quando il viene detto, “Ma voi siete vicino al 50% e quindi le varianti future non le potete fare”, si dice una cosa inesatta perché le varianti non si cumulano e quindi se tra qualche anno ci sarà bisogno di intervenire con una variante lavori, questa verrà valutata ex novo».

E se alla fine si decidesse per una nuova gara?

«Non lo so quello che succederebbe, ma questa cosa mi sembra una soluzione che è peggiore del male. Significherebbe buttare a mare una quantità di lavoro fatto e una quantità di soldi spesi per ripartire da sotto zero. La nostra Valutazione di Impatto Ambientale è durata 15 mesi e si ritiene che non sia ancora sufficiente. Ma cosa dobbiamo fare? Il lavoro che abbiamo fatto sull’aspetto ambientale mai nessun progetto l’ha fatto, non c’è in nessun progetto italiano almeno, forse europeo e mondiale. Ma quale progetto investe 50-60 milioni di euro per il monitoraggio ambientale? Le conoscenze ambientali di quest’area invece nascono da tutti gli studi che noi abbiamo fatto su tutte le componenti ambientali: acqua, aria, flora, fauna, terremoto, vento. Chi ha mai fatto una cosa di questo genere? Vogliamo migliorare il progetto, ok siamo disponibili, ma diteci come».

A che punto è l’iter adesso? Su quali passaggi state lavorando?

«Appresa la decisione della Corte dei conti abbiamo subito cominciato a lavorare per conformarci ai rilievi. Qualcuno di questi rilievi non lo comprendiamo e non lo condividiamo, ma nel rispetto verso l’istituzione ci adeguiamo. Tutto ciò che c’è da fare è stato scritto nella nel decreto legge, in modo da dare a questa dichiarazione di intenti anche una solidità da norma primaria. Per cui una procedura molto dettagliata, impegnativa e trasparente. Noi abbiamo già richiesto il parere all’Autorità di regolazione di trasporti, abbiamo già quindi aggiornato il Piano finanziario, abbiamo già chiesto il parere al Consiglio dei Lavori pubblici, che sta lavorando intensamente sul progetto. Abbiamo già definito il testo dell’accordo di programma tra Mef, Mit, Regioni Calabria, Sicilia, Anas ed Rfi, che sarà firmato a cavallo di Pasqua. E continuiamo il dialogo stretto serrato con l’Europa».

Come si supera la violazione delle direttive europee Habitat e Appalti?

«Non c’è nessuna procedura aperta sul Ponte né un avviso di procedura, una pilot, quindi siamo in una fase di dialogo, cioè la Commissione, a valle di questo incontro del 10 dicembre, ci ha fatto delle richieste scritte di chiarimenti, sia sull’ambiente sia sulla direttiva sugli appalti. Abbiamo già risposto. Ha risposto il Mase per l’ambiente e il Mit per gli appalti, e in tutti e due i casi ovviamente Stretto di Messina è stato il braccio operativo, perché gran parte delle risposte sono materiali forniti e predisposti da noi. Noi riteniamo di aver risposto in maniera più che esauriente a tutte le domande e quindi non dovrebbe esserci ulteriori richieste di informazioni. L’affermazione attuale è quella che c’è una procedura in corso».

Come mai avete scelto di essere alla manifestazione per il sì al Ponte?

«Ma sinceramente a me sembrava un po’ particolare che Stretto di Messina, essendo il concessionario incaricato di realizzare l’opera, non partecipasse a una manifestazione di questo tipo per esporre qual è il momento e la situazione del progetto. Quindi Lei sa che io non sono un politico, sono un tecnico e chiamati a dire a che punto siamo, noi andiamo, ma noi andremo anche alla manifestazione del no se ci chiedono di rappresentare la situazione del progetto».

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