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Angela Napoli

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COSENZA – Del pensiero legalitario, è da sempre un’icona al di là della destra o della sinistra. È a destra, però, che Angela Napoli ha speso tutte le sue energie, fisiche e mentali durante una lunga carriera politica iniziata come consigliere d’opposizione del Msi a Taurianova e poi proseguita in Parlamento con Alleanza nazionale e con in mezzo l’avventura dal sapore futurista di Platì, a inizio dei Novanta, quando nessuno riusciva a presentare una lista in quel paese e lei invece, ne approntò una formata da sole donne. Andò lì anche a fare un comizio: lei, un megafono e tutt’intorno solo carabinieri. Oggi, però, il nome della Napoli fa capolino fra i trecento sostenitori di Luigi de Magistris governatore, quelli della “Calabria partigiana”. Spiazzante sì, ma in linea con la storia di una donna che all’età di 77 anni non smette di stupire.

Onorevole, ma si è buttata a sinistra?

«Assolutamente no, mi sono solo immessa sulla strada che ho sempre percorso, quella della legalità. Guardi che in Calabria non se può davvero più. Sa cosa serve? Etica e morale. Morale ed etica».

Sì, però, da pasionaria di destra a partigiana di de Magistris… cos’è successo nel mezzo del cammino?

«Lo conosco da quand’era magistrato a Catanzaro e fin da allora ho sposato le sue inchieste. Eravamo amici e lo siamo ancora oggi. So che è di sinistra, le mie idee sono differenti, ma ci sono valori comuni che vanno al di là».

Si candiderà con lui?

«Ho già dato. Ho fatto cinque legislature in parlamento e non ho mai avuto ambizioni personali allora, figuriamoci oggi. Voglio solo dare un contributo. Lui si è ricordato di me, altri non l’hanno fatto».

Dalle sue parti non è mai stata amata.

«E non lo sono ancora oggi. Sa perché? Perché davanti a determinate battaglie, la corruzione su tutte, non ho mai messo le mani davanti agli occhi. Questo mio atteggiamento non è stato digerito dalla mia parte politica di allora. Il risultato è che quando ho ricevuto le minacce che da ventuno anni mi trattengono sotto scorta, ho ricevuto attestati di solidarietà da tutti meno che dal mio partito dell’epoca».

Cosa non le piace della destra odierna?

«La ricerca ossessiva del consenso e dei numeri che  spinge a imbarcare tutti. Si sa, che in Calabria come altrove si sale spesso sul carro dei vincitori, ma alcuni passaggi mi lasciano davvero perplessa».

Ma è solo un problema di uomini o c’entrano pure le idee?

«Le idee sono buone, ma vengono solo sbandierate e spesso non rispettate. Le idee in fondo camminano sulle gambe degli uomini. E se questi mirano solo al potere…».

Con de Magistris però lei si ritrova fianco a fianco con i movimenti antagonisti, quelli della “disobbedienza civile”. Come si coniuga tutto questo con la sua idea legalitaria?

«Ma infatti quel tipo di idee non le condivido affatto. Però a de Magistris ho detto una cosa: l’importante è che i  compagni di viaggio siano  persone oneste. Non fare campagne acquisiti per prendere  voti in più. Il discorso deve essere qualitativo, non quantitativo. È di questo che c’è bisogno oggi in Calabria».

Quindi meglio un politico onesto e incapace che uno capace e un po’ disonesto?

«Chi è onesto e incapace prima o poi finirà sulla strada della disonestà, consapevolmente o no. Meglio se onesto e capace, e soprattutto  non indagato. Chi è indagato deve farsi da parte e aspettare che la vicenda giudiziaria che lo riguarda si risolva. In Calabria invece sembra che le condanne siano diventate medsglie al merito».

Il punto però è che le indagini si aprono, poi si chiudono e si riaprono ancora. Certe inchieste possono durate anche dieci anni o più. Come la mettiamo?

«La lentezza della giustizia è un problema e  storture come il sistema Palamara l’hanno rallentata ulteriormente. Sia chiaro però: non è questa riforma che risolve i guai».

Secondo Gratteri il governo ha approfittato del momento di debolezza della magistratura, ma in passato non era stata la magistratura ad approfittare della debolezza della politica?

«Certo, ma è la politica che ha delegato tutto alla magistratura e continua a farlo ancora. Prima parlavo degli indagati, ma non è sufficiente non essere tale. La selezione tiene conto dell’etica e della morale delle persone, ma così torniamo al discorso di prima: la selezione  non è più contemplata. E quindi interviene la magistratura».

In tutto ciò la commissione Antimafia fa già qualcosa di buono o potrebbe fare di meglio?

«Potrebbe fare molto di più. A mio avviso non è riuscita a interpretare i cambiamenti in corso all’interno delle mafie. Non è più la criminalità di una volta e, purtroppo, credo che qualcuno faccia fatica a comprenderlo. Quando ne ero la vicepresidente, nel 2005, presentai alla Dda di Catanzaro una relazione sulla situazione di Vibo Valentia e provincia, 25 pagine in cui parlavo di masso-‘ndrangheta e masso-politica. Purtroppo non c’era Gratteri allora, e quel documento fu considerato carta straccia, ma molti dei nomi citati al suo interno sono  imputati in Rinascita-Scott».

Dica qualcosa di destra.

«L’ho già detta all’inizio: etica e morale. Morale ed etica».

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