X
<
>

Giuseppe Falcomatà

5 minuti per la lettura

Dopo i rimpasti in giunta comunale la frattura tra il sindaco di Reggio Calabria e neo consigliere regionale Giuseppe Falcomatà e il partito democratico si acuisce e ora rischia l’espulsione dal Pd


REGGIO CALABRIA – ADESSO è ufficiale. La frattura tra il sindaco, neo consigliere regionale, Giuseppe Falcomatà, e il Partito Democratico, non solo diventa pubblica, ma appare insanabile fino al punto di rischiare l’espulsione dal partito. Ieri Falcomatà è volato a Bologna per l’annuale assemblea nazionale dell’Anci. Rientrerà in città per partecipare al suo ultimo consiglio comunale fissato per sabato mattina (seconda convocazione lunedì) dove al primo punto all’ordine del giorno compare la “contestazione causa di incompatibilità sopravvenuta al sindaco del Comune di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, a seguito della proclamazione a consigliere regionale della Regione Calabria – art. 69 del D.Lgs. 267/2000”.

Ma per quella data i giochi del tanto atteso rimpasto di giunta sono già fatti. È di ieri, infatti, la firma sui decreti di rimozione degli assessori Paolo Malara (Lavori pubblici) e Anna Briante (Istruzione, Università e Pari opportunità), e conseguente nomina dei sostituti: Alex Tripodi e Annamaria Curatola. Una rimodulazione della giunta comunale che il Pd non ha presa benissimo (eufemismo), accusando a stretto giro di posta il primo cittadino di aver «deciso impulsivamente».

E lo fa attraverso una nota dei democrat metropolitani guidati dal segretario Peppe Panetta, in cui si prende atto «con disappunto di questa decisione, assunta in modo unilaterale e senza alcuna condivisione politica con il Pd e con le altre forze del centrosinistra che sostengono l’amministrazione comunale».

REGGIO, LE CRITICHE DEI DEM AI RIMPASTI E ALLA DECISIONI DI FALCOMATÀ

Per i dem reggini, con i quali i rapporti non sono mai stati idilliaci al di là delle posizioni di facciata, si tratta di «una scelta ancora più grave perché tradisce gli impegni assunti personalmente dal sindaco pochi giorni fa nel corso di un incontro con il segretario provinciale del Pd e con il capogruppo dem al Consiglio comunale, durante il quale aveva assicurato che, prima di ogni decisione, avrebbe avuto un confronto politico con il partito. Sorprende, inoltre, che fino alla serata di ieri (martedì, per chi legge) lo stesso Falcomatà avesse ribadito questa intenzione, salvo poi nelle ultime ore firmare i decreti di rimozione di due assessori e di nomina dei loro sostituti».

Al riguardo, il Pd reggino esprime il «proprio apprezzamento per l’azione politica e amministrativa svolta dagli assessori Anna Briante e Paolo Malara (comunque due tecnici, ndr), ai quali rivolge sentimenti di sincera gratitudine per l’impegno profuso in questi mesi di incarico».

NON SOLO LA RIMOZIONE DEGLI ASSESSORI MA ANCHE I CAMBI AI VERTICI DELLE PARTECIPATE

La rimozione dei due membri dell’esecutivo di Palazzo San Giorgio arriva quasi in contemporanea a un’altra defenestrazione: i vertici delle società partecipate Hermes e Castore, Giuseppe Mazzotta e Domenico Mallamaci. I due manager pagherebbero un presunto appoggio della candidatura alle recenti regionali di Giovanni Muraca, ex fidatissimo dell’ex amico Falcomatà. Falcomatà che ha convocato per sabato le assemblee delle due società. L’obiettivo è azzerare i CdA e passare al modello con amministratore unico.

«I fatti odierni, unitamente alle recenti riunioni convocate dal sindaco per sostituire i vertici di alcune partecipate, rivelano un uso personalistico del potere e un metodo politico divisivo, in aperto contrasto con i principi di collegialità e di trasparenza che devono guidare l’azione amministrativa e la vita democratica di una comunità – commenta sdegnata la federazione metropolitana del partito di Elly Schlein -. Qualsiasi scelta di natura politica avrebbe dovuto essere preceduta da una verifica puntuale dello stato dell’amministrazione comunale e dei principali obiettivi da perseguire, a cominciare dall’avanzamento della spesa dei fondi Pnrr, Pon Metro, Agenda Urbana e Patti per il Sud, dal monitoraggio dei cantieri delle opere pubbliche, in particolare degli impianti sportivi cittadini, dall’attuazione del progetto di decentramento amministrativo e dal rilancio delle azioni di promozione e valorizzazione delle attività produttive e imprenditoriali».

IL SINDACO E NEO CONSIGLIERE COMUNALE VA DRITTO PER LA SUA STRADA E CRESCE LA TENSIONE NEL PD

Ma Falcomatà va per la sua strada e per il suo partito la misura è colma. Così ieri, in accordo con la segreteria nazionale e regionale del Partito Democratico (che fa riferimento diretto al senatore Nicola Irto), si è tenuta una riunione congiunta del gruppo consiliare a Palazzo San Giorgio, alla quale hanno partecipato rappresentanti della federazione metropolitana del Pd, per esaminare la situazione politico-amministrativa e valutare le iniziative da intraprendere. Le decisioni a breve.
Il neo consigliere regionale non si fa attendere e risponde: «Leggo sulla stampa la nota della federazione metropolitana del Pd che vorrebbe riscrivere il Tuel e le prerogative del sindaco che dal Tuel discendono ovvero il diritto, anzi il dovere, di effettuare una rimodulazione della compagine di governo per metterla nelle condizioni di completare lavoro al servizio della città».

LA TENSIONE A REGGIO, FALCOMATÀ: «DAI RIMPASTI IN GIUNTA NESSUNO SQUILIBRIO»

Non ci sarebbe alcuno squilibrio, anzi – secondo il primi cittadino – siamo in presenza di un «allargamento della rappresentanza del Pd all’interno della Giunta che conta adesso, con la recente rimodulazione e con l’adesione del vicesindaco Brunetti, più di due terzi dei componenti iscritti al Pd (praticamente sette su dieci). E tutto questo nonostante il progressivo impoverimento del gruppo consiliare democratico, sceso da sei a quattro componenti. Cosa sulla quale la federazione dovrebbe invece riflettere».

L’intenzione di rimodulare la Giunta era stata «preventivamente comunicata al segretario metropolitano e al capogruppo consiliare e la richiesta di posticipare la comunicazione delle nomine di 24 ore, che come avevo preannunciato al segretario non erano in discussione, non può rappresentare il pretesto per una forma di ingerenza alla quale non intendo prestarmi». Sono parole espresse ancora da Falcomatà che continua: «Risulta, infine, che due assessori non abbiano preso parte a detta riunione. Evidentemente a qualcuno dà fastidio se il Partito cresce all’interno delle istituzioni, così tanto da arrivare ad un pubblico violentissimo attacco che rischia di minare la stabilità dell’unica grande città calabrese guidata dal Partito Democratico».
La chiosa del sindaco è un messaggio chiaro: «L’azione politica non può vivere ancora in Calabria di unanimismi ed equilibrismi. È arrivato il momento di offrire alla Calabria un’alternativa credibile all’abitudine alle sconfitte».

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA