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Tifanny Pereira de Abreu

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PALMI (REGGIO CALABRIA) – Su pallavolo e atleti transgender, valgono le norme Cio e a controllare è la Fipav: la Federvolley interviene così sul caso Tifanny, la schiacciatrice brasiliana ingaggiata da Palmi in A2, dando in sostanza il via libera alla giocatrice, la cui presenza in campo era stata contestata da altri club e messa sott’esame dalla Lega femminile.

LA STORIA DI TIFFANY: TRA POLEMICHE E INTEGRAZIONE

 

La Fipav precisa che, secondo le norme Cio, l’unico criterio per indicare se un atleta può giocare in una categoria maschile o femminile “è il livello del testosterone”, il cui controllo spetta al medico federale. La precisazione arriva dopo le richieste di chiarimento della Lega, che aveva anche ipotizzato che i controlli fossero di sua competenza.

«Il livello di testosterone per essere considerate atleta donna – è specificato – non dovrà eccedere per un anno intero i 10 nanogrammi per litro e dovrà essere raggiunto un anno prima dell’evento sportivo al quale s’intende partecipare. In caso di non conformità, l’atleta dovrà essere sospesa dalle competizioni per 12 mesi».

Una decisione accolta favorevolmente dalla società Golem Software Volley Palmi e dalla giocatrice Tifanny Pereira de Abreu: «Abbiamo accolto con grande gioia l’intervento della Fipav sul caso, che ha messo un definitivo punto sulla questione sollevata dalle altre società e dalla Lega di Pallavolo Serie A Femminile».  

«Tifanny – è scritto nella nota congiunta – spera che la vicenda si possa chiudere al più presto consentendole, come del resto sta già facendo, di concentrarsi esclusivamente sulla sua passione e sul suo lavoro, il volley, senza doversi preoccupare ulteriormente di riaffermare i propri diritti, messi sin qui in discussione senza che ve ne fosse una reale e fondata motivazione».

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