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IN aiuto delle università del Sud stanno arrivando i “Messaggeri”, ricercatori italiani all’estero pronti a condividere saperi e tecniche. Il progetto, elaborato dai ministeri della Coesione e della Ricerca è stato presentato oggi a Roma e riguarderà anche gli atenei calabresi.

L’obiettivo, è «contaminare» gli atenei del Mezzogiorno e l’iniziativa, che durerà tre anni per un costo di 5,3 milioni di euro, si articola in tre fasi: nella prima circa 100 ricercatori italiani che lavorano all’estero terranno un ciclo di lezioni a piccoli gruppi di studenti dei dipartimenti di atenei di Puglia, Sicilia, Campania e Calabria che saranno selezionati. Tra gli studenti verranno scelti alcuni “ambasciatori” che faranno uno stage da due a sei mesi nella struttura del ricercatore. Una volta rientrati questi studenti organizzeranno delle attività, programmate con il “messaggero”, per «contaminare» il loro ateneo: «Si tratta di un programma che mira a mettere insieme una domanda e un’offerta che non si parlano – ha spiegato il ministro per la Coesione Fabrizio Barca – Da parte dei ricercatori c’è la volontà di fare qualcosa per il Sud, mentre per le università è un’occasione in più in un periodo di ristrettezze finanziarie. Se funziona il progetto può creare una nuova classe dirigente, con giovani più forti».   

Al bando potranno partecipare anche ricercatori esteri, purchè siano disposti a fare lezione in italiano: «Questo è un piccolo seme che può diventare un progetto per l’Europa – ha spiegato il ministro della Ricerca Francesco Profumo – perchè coniuga formazione e ricerca, un’esigenza a cui a livello europeo stiamo lavorando molto».

 

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