X
<
>

Il manifesto di Agenda Sud

Share
5 minuti per la lettura

Appello ai candidati: in due mesi raccolte oltre ventimila firme

DOVE non c’è tutela dei diritti, ci sono le mafie. Sinora il Mezzogiorno è rimasto il tema sommerso di questo Paese, è rimasto un mercato di consumo per l’economia settentrionale, a 156 anni dall’Unificazione: quasi 2/3 del Pil settentrionale trova corrispondenza negli acquisti delle famiglie meridionali. L’Italia è un Paese caratterizzata da profonde disuguaglianze sociali e territoriali.

Per questo motivo è giunta l’ora, per il Sud, di pretendere equità sociale. E adesso, in vista delle Politiche del 4 marzo la “promessa” è d’obbligo: Sud, chi offre di più? Da queste premesse parte la petizione “Agenda Sud 34%” del Comitato “NoLombroso”, presieduto da Domenico Iannantuoni. Una serie di diseguaglianze che hanno discriminato, di fatto, il Meridione. Restare nella nostra terra, scegliendo di farci fin in fondo Stato. Un appello che in due mesi ha incassato oltre ventimila firme attraverso questo link 

A sposare il cambiamento è stato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, il governatore della Puglia, Michele Emiliano, diversi esponenti del Movimento Cinquestelle (il senatore Sergio Puglia, il capogruppo al consiglio regionale della Campania, Maria Muscarà, e il capogruppo nel consiglio regionale della Puglia, Antonella Laricchia), gli artisti Al Bano, Nandu Popu, Edoardo Winsperare, Roberto D’Alessandro, Mimmo Cavallo e Lino Patruno, gli scrittori e giornalisti Pino Aprile, Marco Esposito, Mimmo Gangemi e Raffaele Vescera, i docenti universitari Nicola Grasso e Guglielmo Forges Davanzati (Lecce), Saverio Di Bella (Messina), Giancarlo Costabile (Cosenza), Albina Colella (Potenza), Roberto Veraldi (Pescara), il fondatore e presidente dell’Associazione Resistenza Anticamorra di Scampia, Ciro Corona, e diversi imprenditori tra cui il vibonese Pippo Callipo. Lo scopo dell’iniziativa è quella di chiedere ai candidati al Parlamento di metterci la faccia, di impegnarsi pubblicamente e concretamente a sostenere il diritto dei meridionali ad avere la stessa spesa pubblica pro-capite degli altri italiani, almeno per Istruzione, Sanità, Trasporti. Già ci sono diversi aspiranti deputati e senatori che hanno aderito ad “Agenda Sud”. E ora partirà la raccolta delle dichiarazioni pubbliche.

La petizione fonda le sue basi su dati concreti. «Nelle Regioni del Mezzogiorno vive il 34% della popolazione italiana, a cui va, però, solo il 28% della spesa pubblica, inclusi i fondi europei che dovrebbero essere aggiuntivi; per voci decisive per lo sviluppo sociale, economico, turistico, come gli investimenti ferroviari, anche meno del 20% – si legge nel manifesto di Agenza Sud – E questo dura da un secolo e mezzo. Ma, ancora oggi, lo Stato spende 4.350 euro in meno per ogni meridionale; 85 miliardi in meno all’anno; 850 miliardi in meno negli ultimi dieci anni. Per l’assistenza alle famiglie, quasi 400 euro pro capite a Trieste, meno di 10 a Vibo Valentia. C’è un’Italia storta da raddrizzare, prima che si spezzi. “Sud 34%” si chiama così, perché mira a ottenere l’equa ripartizione della spesa pubblica ordinaria, in modo che i fondi europei siano finalmente aggiuntivi. I diritti non sono un concetto astratto, ma persone, ammalati, bambini, studenti, pendolari, i cui fabbisogni non possono diminuire secondo il luogo di residenza o il reddito. In Italia è passata l’idea che i diritti si comprano o si ereditano: se vivi in una regione ricca, lo Stato ti deve garantire una sanità migliore; se hai già asili nido, riceverai più soldi, alle città del Sud che non ne hanno, zero euro; se hai già i treni, ne avrai altri e sempre migliori; al Sud, littorine a gasolio».

Alla luce di questo scenario passato, presente e con il rischio di poter essere anche futuro, le condizioni di continuare a restare un tema sommerso di questo Paese ci sono tutte. «Se sei del Sud, hai e avrai sempre meno; per avere asili, treni, università attrezzate, dovrai emigrare – sostiene la petizione “Agenda Sud” – Il tutto è aggravato dalla devastazione ambientale che il Sud, ridotto a discarica dei veleni del Nord, è costretto a subire. Un divario economico e di diritti dovuto a politiche distorte dello Stato. Questo va corretto. La Costituzione prevede diritti civili e sociali “garantiti su tutto il territorio nazionale”».

I firmatari di “Sud 34%” chiedono «equità nella ripartizione delle risorse ordinarie e che il ciclo di fondi europei 2014-2020, di cui la gran parte non è stata ancora spesa, sia realmente aggiuntiva. Il voto è l’unico diritto non legato al reddito (per ora?). Il Mezzogiorno eleggerà il 34% del prossimo Parlamento e ci sono milioni di meridionali residenti al Centronord, coscienti delle ragioni politiche e storiche che li hanno costretti a emigrare. Poiché l’equità è dovere di tutti, “Sud 34%” si rivolge, a uno a uno, ai candidati di qualsiasi schieramento, cui chiede un impegno sottoscritto pubblicamente a intraprendere azioni concrete per la parità di diritti per le persone, le imprese, i prodotti, l’ambiente e i beni culturali del Sud Italia. E su chi si impegnerà in tal senso chiederemo agli onesti, ovunque residenti, di far convergere i loro voti. (È ovviamente esclusa la Lega Nord, per il suo programma razzista: “Prima il Nord”, “Prima il Veneto”)».

Pertanto “Agenda Sud 34%”, per il voto del 4 marzo propone tre punti irrinunciabili: Istruzione: dal riequilibrio dei criteri per la gestione delle università, oggi legati alla ricchezza del territorio (più hai, più ti viene dato), dunque penalizzanti per quelle meridionali; alla riammissione nei programmi di Letteratura del Novecento degli autori e poeti del Sud, esclusi (pur se premi Nobel) dal 2010; alla spesa per gli asili, calibrata non sul numero di bambini che ne hanno bisogno, ma sul numero di asili che si hanno già. Sanità: riequilibrio dei livelli di assistenza (lea), oggi calibrati su chi ha speranza di vita più lunga e cure e presidi sanitari già migliori; un meccanismo che produce un incremento esponenziale della spesa per chi ha più e una continua riduzione per chi già riceve meno risorse e meno cure. Tanto che 14 persone su 100, a Sud, hanno ormai smesso di curarsi e il sistema sanitario sposta malati, soldi (circa 4 miliardi all’anno) e posti letto da Sud a Nord.

Collegamenti: riequilibrio della spesa per le ferrovie e correzione delle norme che regionalizzano il servizio locale, al punto che solo Regioni del Nord e alcune del Centro possono permetterselo, condannando il Sud a linee sempre più inefficienti (velocità media inferiore a quella dei primi del Novecento) o del tutto assenti (mille chilometri in meno in 70 anni): e la città europea capitale della Cultura nel 2019, Matera, è ancora irraggiungibile con le Ferrovie dello Stato. Si inaugura incompleta la Salerno-Reggio Calabria come se bastasse ribattezzarla da A3 ad A2, mentre la superstrada jonica forse sarà finita a un secolo dall’avvio. Dal Mezzogiorno, soffia il vento della liberazione. Da ogni schiavitù.

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE