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COSENZA – Dario Brunori torna in Calabria con l’atteso show del 2 aprile al Rendano di Cosenza, una delle tappe finali del nuovo tour “Brunori srl – Una società a responsabilità limitata”, già in scena nei teatri di tutta la Penisola. Formula rinnovata per un recital teatrale di parole e canzoni. In esso il cantautore mette in scena l’intrattenitore (anche comico) che ben conosce chi frequenta i suoi concerti. «È uno spettacolo che ha preso forma strada facendo», ci racconta Brunori. 

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«L’ho asciugato, strutturato con monologhi e letture e con trittici di brani che completano il blocco. C’è un attrito tra i monologhi che prendono spunto dalla mia parte comica e le canzoni, emotivamente suggestivo. Momenti differenti, un alternarsi di opposti». Il rischio di spiazzare spettatori in attesa della solita scaletta c’era, ma il successo è stato, al solito, ovunque unanime. «Mi rendo conto che mi seguono, c’è un accordo tra di noi». Forse frutto d’una credibilità costruita presso il pubblico. «Sono credibile nella misura in cui parlo in maniera naturale. Temevo di appesantire un registro collaudato, fare pistolotti. Ma io parlo della mia vita, parto da me, il registro è simile a quello che ho sempre usato nei miei spettacoli, chi mi conosce da prima mi riconoscerà. Ma si aggiungono come valore aggiunto un filo narrativo e una coerenza». 

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Questa vena di Dario, prima, riempiva l’imbarazzo del silenzio: «ora mi serve a raccontare storie». Tu chiamalo se vuoi “teatro-canzone”? «È la formula più vicina, ma la mia non è una recitazione da attore. L’idea è quella di una conversazione più vicina alla commedia americana e al cabaret, a una chiacchierata. Recito me stesso. Ma se pensi a Gaber, lui era un cantante capace di recitare». Di cosa parla un cantante al suo pubblico? «Parlo della trasformazione della società attraverso la trasformazione di Brunori, da una piccola realtà al mondo. Racconto Joggi, il mio paese natale. Il rapporto con il mito della giovinezza e la tendenza al passatismo tipicamente intellettuale. Lo spartiacque dello spettacolo è la morte di mio padre: lì mi sono dovuto prendere delle responsabilità. Dal mio rapporto col senso di colpa partono aneddoti di comicità inattesa». 

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Dario non fa un passo senza la inoxidabile Brunori sas, per l’occasione srl: Dario Della Rossa (tastiere), Simona Marrazzo (percussioni, voci, effetti), Massimo Palermo (percussioni), Mirko Onofrio (fiati, cori), Stefano Amato (violoncello). Gli arrangiamenti hanno subito ritocchi a volte sostanziali. «“Kurt Cobain” e ”Come stai” si sono giovati di un uso dell’elettronica a cura di Massimo Palermo che mi piace molto. Ma in generale è il suono del concerto che per la prima volta mi convince a pieno.

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 Prima passavamo da un registro all’altro, qui c’è un suono omogeneo, senza virate». Una svolta, un’emancipazione. «Mi sento liberato da un peso, anzi due: il primo è un’idea preconcetta sull’elettronica, che abbiamo felicemente inserito; il secondo è che non si potessero eliminare alcune canzoni dalla scaletta, invece lo abbiamo fatto». Dario Brunori, in giro da oltre un lustro in ogni centimetro d’Italia, poi torna nella sua città. Gioie e tremori. «Ci sono le ansie di quando torni a casa, come la recita scolastica davanti ai parenti. L’idea che ti vedano le persone che conosci da prima ti inibisce. Ma ci arriviamo maturi, anche come spettacolo».

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