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COSENZA – «Bisogna entrare nella piaga. È come un dottore che per guarire un paziente deve farlo soffrire». Ferdinando Muraca, regista lametino, entra nella protesta dei sindaci della Locride che sono insorti per la decisione di Sky di trasmettere in prima serata “Anime nere” (LEGGI LA NOTIZIA e GUARDA IL TRAILER), il pluripremiato film di Francesco Munzi (LEGGI DELLA VITTORIA DI 9 PREMI DAVID DI DONATELLO).

«Danneggia l’immagine della Calabria» la tesi sostenuta e portata avanti a gran voce dai primi cittadini della zona, come Giovanni Calabrese (Locri), Antonio Domenico Principato (Staiti) e Giuseppe Strangio (Sant’Agata del Bianco e presidente dell’associazione dei Comuni della Locride). Mentre “Anime nere” faceva incetta di premi, esordiva nelle sale “La terra dei Santi”, il film di Muraca sulla ‘ndrangheta, ovviamente ambientato in Calabria, con Valeria Solarino, Lorenza Indovina e Antonino Bruschetta. Una produzione che non ha avuto lo stesso deflagrante risalto del film di Munzi ma che è comunque riuscita a ritagliarsi uno spazio e a garantire al suo regista la presenza a forum, dibattiti, convegni, scuole, dovunque, insomma, si è voluto discorrere di ‘ndrangheta e dei suoi effetti. «Bisogna affrontare l’argomento – spiega Muraca – anche perchè io credo che stiamo vivendo l’inizio di un profondo processo culturale. Cosa fa la ‘ndrangheta ormai lo sappiamo tutti. Ma su cosa sia la ‘ndrangheta nei suoi particolari c’è ancora molto da indagare. E da raccontare».

E a quelli che sostengono che film del genere danneggiano l’immagine della nostra regione, che la Calabria non è solo ‘ndrangheta, ma perchè voi registi parlate solo di questo, cosa si può rispondere? «Sono obiezioni legittime. Ma cosa vogliamo fare, vogliamo chiudere gli occhi? La ‘ndrangheta si comincia ad affrontarla parlandone. Ognuno con i propri strumenti. Un regista fa i film, uno scrittore fa i libri, i giornalisti scrivono articoli, i magistrati indagano. Posso anche capire chi possa sentirsi risentito: noi calabresi siamo così, parliamo dei nostri problemi ma se viene qualcun altro a farlo da fuori ci sentiamo punti sul vivo. Ma ripeto, parlare di ‘ndrangheta è doloroso. Ma necessario». Muraca racconta i suoi prossimi progetti: un film sulla pedofilia («dovremmo girare in Francia, niente Calabria stavolta. Si intitolerà Commutare la pena») e uno sul bergamotto: e riecco la Calabria: «Proprio per rispondere a chi dice: la Calabria è anche altro. E allora da un male come la ‘ndrangheta, ho pensato di scrivere un film su una delle eccellenze della nostra regione».

C’è qualcosa in comune tra “Anime nere” e “La terra dei santi”? «Credo che siano due film diversi ma necessari. Il mio parla di ‘ndrangheta, quello di Munzi racconta una faida. La differenza sta anche nel fatto che nel mio c’è una speranza, in Anime nere no, lo Stato è assente, è tutto molto “nero”. Io ho preferito lasciare aperto uno spiraglio altrimenti la situazione da insopportabile diventerebbe insostenibile, ma è stata una mia scelta».

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