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Edoardo Winspeare

Tempo di lettura 4 Minuti

Continuano le nostre incursioni nel cinema fuori dagli sche(r)mi. Questa settimana abbiamo “incontrato” Edoardo Winspeare. Premiato dalla Cineteca della Calabria con il Premio Mario Gallo per il film In grazia di Dio, il regista pugliese ha vinto premi internazionali raccontando storie ed ambientandole nella sua terra di origine.

Nella nostra telefonata Winspeare si è soffermato, soprattutto, sul racconto della Puglia cinematografica, regione che ha ricavato grande sviluppo turistico dalla buona programmazione culturale.

Come e quanto ha influito la pandemia sul suo lavoro di regista?
«Ha influito moltissimo perché avevo tanti piccoli lavori. Tra un film e l’altro faccio documentari, cortometraggi, anche film industriali con la mia piccola società. Avevo un bel progetto con le scuole, inoltre insegnavo. Tutto è stato sospeso. L’unica cosa positiva è che mi sono concentrato di più sulla parte drammaturgica, ho scritto un soggetto e ho fatto una buona revisione della mia sceneggiatura per il prossimo film. Quindi, dal punto di vista del pensiero è andata bene ma dal punto di vista del “pane”, è andata male».

Nella nostra rubrica “Cinema e Co. Vide(o)” – iniziata con la pandemia – abbiamo raccolto molte testimonianze, spesso contraddittorie, sull’avvento dello streaming come ulteriore possibilità di distribuzione cinematografica. Lei cosa ne pensa?
«Lo streaming? Meglio che niente. Io sono cresciuto con la pellicola, ho fatto i miei primi quattro film in pellicola, non sono più così giovane, sono un uomo di mezza età. Sono un nostalgico del cinema. Penso che ogni paese dovrebbe avere una chiesa, una biblioteca e un cinema. Per me il cinema non è solo girare un film, è un atto di partecipazione collettiva ad un evento. Si è calcolato che la reazione ad un film comico quando si è soli è molto meno forte che quando si è in compagnia. Quando tu vedi un film e accanto a te qualcuno ride, vieni coinvolto. La stessa cosa per la paura, per la tenerezza, per qualsiasi emozione. Naturalmente, seguo Netflix, Sky, vedo i film in streaming ma non è la stessa cosa. È un consumo di film ma non c’è più il rituale del cinema. Auspico certamente che ci sia un ritorno alla sala».

La regione in cui vive, la Puglia, si caratterizza per avere la Film Commission più attiva e propositiva del Sud Italia che, a differenza di altre regioni che la considerano solo uno strumento politico, riconosce il valore degli operatori del territorio. Quali sono i pregi e i limiti, se ce sono, di questa esperienza?
«Della Film Commission Puglia penso molto bene. Intanto perché mi sento un veterano del cinema pugliese. All’inizio ho anche partecipato alla stesura dello statuto della Film Commission. Poi mi sono ritirato perché non sono all’altezza, non ho le basi legali, economiche. Però stavo nel gruppo, ho fatto partecipare altre persone. Soprattutto all’inizio è partita molto bene, c’era un ottimo direttore che era Silvio Maselli. La Puglia è la regione dove si gira di più, insieme al Trentino Alto Adige e naturalmente Roma. Qui hanno girato moltissimo. Abbiamo partecipato a film di Bollywood, film cinesi, francesi, americani, film d’azione, serie Tv. Anche nella mia stessa famiglia lavoriamo tutti con il cinema: ho una figlia truccatrice, una moglie attrice, e poi ci sono io. Tutte le persone che hanno iniziato con me 15 anni prima della Film Commission, lavorano continuamente. C’è un indotto di migliaia di persone, ormai. Soprattutto le province di Lecce di Bari lavorano tantissimo. E anche l’immagine della Puglia ne ha beneficiato molto. L’unica cosa negativa è la burocrazia. La Puglia ti restituisce il 20 o il 25% di quello che hai speso nella regione. Quindi se io ho speso un milione, ricevo indietro 250 mila euro che è una cosa molto buona. L’unico problema è che a volte ti massacrano con la burocrazia e i soldi arrivano tardi. Ma non voglio trovare il pelo nell’uovo di una cosa che funziona bene e, soprattutto, le persone che ci lavorano sono competenti».

Da regista innamorato del Sud, cosa pensa della Calabria, una regione assai meno promossa rispetto alla Puglia ma ugualmente ricca di bellezze naturalistiche e paesaggistiche?
«Intanto penso che la Calabria sia una delle regioni più belle d’Italia. È incredibilmente varia. Avete le montagne, avete due mari molto differenti, avete gli olivi ancora senza Xyilella. Anche all’interno è una regione molto bella. Avete i boschi e l’acqua, cose che noi in Puglia non abbiamo. Avete tante belle facce, bellissime. C’è una Calabria più facile di altre. Reggio Calabria ha il lungomare più bello del mondo, più bello di quello di Bari. Ho scritto un soggetto stupendo tutto ambientato nella vostra regione. Vorrei girare in Calabria».

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