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Diego Demme in un'azione

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CERTI amori fanno dei giri immensi e poi ritornano. Amici mai. La “poesia” di Venditti racchiude la favola di Diego Demme, 28 anni, il nuovo regista del Napoli del coriglianese Rino Gattuso, ormai ex vice capitano del Lipsia capolista in Bundesliga. Da un cuore di Calabria all’altro alle falde del Vesuvio. Ma con una differenza sostanziale: l’ultimo arrivato al Centro sportivo di Castel Volturno, con radici crotonesi, tifa Napoli e si chiama Diego, in onore di Maradona, il calciatore simbolo del riscatto sportivo (ma anche sociale) di una città, di un Sud, che è stato sempre sottomesso al Nord, anche calcisticamente. E uno dei protagonisti di questa affascinante storia dal sapore antico è Vincenzo Demme, il padre procuratore di Diego, che cinquant’anni fa è emigrato in Germania.

Originario di Scandale, è sposato con una tedesca e vive in Germania. Il primo colloquio con Gattuso c’è già stato ed è avvenuto in italiano, anzi in dialetto. «Mio padre Enzo è stato il mio maestro e rimane tuttora il mio giudice più severo. Mi ha insegnato la passione per il pallone, a correre moltissimo, a tirare con entrambi i piedi. Mi hanno detto che a due anni e mezzo ero già capace di stoppare di petto» ha raccontato Demme al Corriere dello Sport. Diego è un grande fan della Serie A e nelle interviste ha spesso confessato che un giorno avrebbe voluto giocarci. Il Napoli fa parte della sua famiglia: è stato chiamato Diego come Maradona. Ma la scelta non fu semplice sulla scelta del nome. Il papà Vincenzo, infatti, stravedeva per il Pibe de oro, la mamma tedesca per Fabio Cannavaro. Ad aggiudicarsi la “disputa” familiare è stato il papà. «Da “vero” terrone doc teniamo sempre per le squadre del Sud – raccontò ai giornali nel febbraio del 2018 quando Napoli e Lipsia si affrontarono ai sedicesimi di Europa League – Negli anni Novanta il Napoli era Campione d’Italia e ho dei ricordi bellissimi. Ho tantissimi amici napoletani che spesso vedo e sento».

Quello di Vincenzo è un amore verace per Napoli e per il Napoli. Il Capodanno del 2016, infatti, la famiglia Demme lo ha trascorso a Napoli. Da quella volta il figlio ha voluto ritornare altre due volte in città. «Il lungomare è meraviglioso. Abbiamo visto il Vesuvio e mangiato la pizza, è stato intenso. Ci siamo subito trovati bene» raccontò il giovane qualche tempo fa. Ama la cucina partenopea e conosce anche qualche espressione in lingua napoletana. Diego, comunque, parla poco l’italiano: conosce più il calabrese. «A casa spesso parlo il dialetto stretto» ha confessato papà Enzo.

Per ironia della sorte, quando Diego fu convocato nella nazionale maggiore tedesca nel 2017 per giocare contro il San Marino, il genitore ricevette la notizia mentre si trovava a tavola in un locale dei quartieri Spagnoli. Ma le strade tra Demme e Napoli erano destinate a fondersi un giorno. L’altro giorno il sogno ha lasciato il cassetto e ha indossato gli abiti della realtà. E’ bastata una telefonato con prefisso 081 a mettere a dura prova le coronarie. È fatta. Accordo raggiunto con il club tedesco in poche ore: 12 milioni circa al Lipsia, 2 al calciatore più 500mila di bonus.

Amici mai. Per chi si cerca come noi. L’amore è sbocciato. Lo scugnizzo dal cuore calabrese ha sposato Napoli. Il sogno è realtà.

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