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Il Tribunale di Vibo Valentia

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VIBO VALENTIA – Chi questa mattina si è trovato all’interno dell’aula del Tribunale Monocratico del palazzo di giustizia di Vibo Valentia non ha potuto non essere parte di una vicenda che ha creato un po’ di inquietudine prima e di disappunto subito dopo. E tutto questo a causa della presenza di un soggetto arrivato dalla zona arancione in cui si è sviluppato in Italia il Coronavirus, vale a dire il Lodigiano. Ed in effetti quella persona, chiamata a testimoniare in una causa penale, arrivava proprio dalla città di Lodi per come lo stesso ha candidamente ammesso al pm Berlingieri.

Chiariamo subito che allo stato non ci sono elementi per stabilire se sia stato contagiato dall’infezione, tuttavia, a scopo precauzionale si è proceduto a disporre il tampone sulla sua persona.

Ma andiamo con ordine. L’uomo, sulla cinquantina, è giunto di buon mattino presso l’edificio di Corso Umberto I. È stato citato come testimone in un processo. Ha superato i metal detector posto all’entrata del palazzo dirigendosi, quindi, presso l’aula del Monocratico sita al primo piano presieduta dal giudice Luppino. L’uomo, per come riferito da numerosi presenti, si è quindi seduto su una delle panche presenti in sala attendendo che venisse chiamato il processo. E lì è rimasto per circa tre ore fino a quando il giudice, ad un certo punto, ha disposto una sospensione delle udienze per 5 minuti. In quel lasso di tempo, il testimone si sarebbe diretto verso il pubblico ministero chiedendo di poter anticipare la causa in quanto aveva il volo di ritorno.

Ed è stato proprio in quel frangente che è emersa la provenienza del teste, il quale avrebbe riferito al magistrato “…e io provengo proprio dalla zona limitrofa al focolaio” lasciando, a quanto risulta, interdetto non soltanto il rappresentante della pubblica accusa che si è immediatamente diretto verso giudice Luppino rappresentando la questione, ma anche i numerosi avvocati ed altri testimoni assiepati fino a quel momento nella sala. Alcuni di questi hanno imboccato la direzione della porta d’uscita mentre altri si sono allontanati dal soggetto.

Nel frattempo, il giudice Luppino si è messo in contatto con il presidente del Tribunale, Tiziana Macrì riferendo quanto fosse avvenuto e a quel punto è stata presa la decisione di far allontanare subito il teste e contestualmente di aprire le finestre dell’aula. Allo stesso tempo, il pm Berlingieri ha disposto l’esecuzione del tampone per l’uomo il quale, da parte sua, sosteneva di essere sano. Non ci sono state scene di panico o di tensione, la situazione è rimasta sempre relativamente calma tanto che la trattazione delle udienze, dopo uno stop di qualche minuto, ha potuto riprendere.

Certo, raccogliendo i commenti dei presenti, è emersa una sostanziale incredulità mista a profondo disappunto per come è stata gestita la vicenda: «Non si poteva non sapere la provenienza del testimone, bisognava prendere le precauzioni necessarie», è stato il commento generale.

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