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Nessun insegnante esperto nel linguaggio dei non vedenti ma solo tre che non hanno le competenze specifiche, nonostante una sentenza del Tar

VIBO VALENTIA – Cambia la scuola ma non la sostanza. A luglio la piccola “Maria” (nome immaginario) ha sostenuto gli esami di terza media. L’esito è stato eccezionale: 10 e lode in tutte le materie. Un voto che da un lato l’ha premiata degli sforzi e della dedizione sui libri di scuola, dall’altro le ha in piccola parte fatto dimenticare le difficoltà patite specialmente nel corso del triennio. Sì, perché Maria è una vispa ragazzina di 14 anni che porta con sé una patologia fin da quando è nata: non vede con gli occhi. Però sente con il cuore. E il suo, come quello dei suoi genitori, adesso è colmo di amarezza e rabbia.

Del suo caso lo scorso anno ne abbiamo parlato diffusamente: non ha potuto usufruire dell’insegnante di Braille perché il Ministero dell’Istruzione (Miur) non ha provveduto, nonostante una sentenza del Tar che ha accolto l’istanza dell’avvocato del legale di fiducia della famiglia, l’avvocato Giovanna Fronte, a fornirglielo. Ha solo avuto a fianco vari docenti di sostegno ma non esperti nel linguaggio Braille e poi da un esperto in comunicazione. E siccome al peggio, si suol dire, non c’è mai fine, adesso la storia, assurda, si sta ripetendo. Per la ragazzina, infatti, nessun insegnante esperto nel linguaggio dei non vedenti ma solo tre che non hanno le competenze specifiche. E oggi, nel momento in cui la 14enne inizierà, la prima classe di un istituto umanistico del capoluogo di provincia, resterà di fatto senza sostegno adeguato.

Il primo assaggio di quello che aspetterebbe la giovanissima studentessa si è avuto lunedì scorso in occasione della tradizionale “accoglienza” quando, racconta l’avvocato Fronte, è stata «presa per mano. Ora, chi è del settore sa bene che una persona non vedente non va presa per mano perché ci sono dei comportamenti specifici che devono essere adottati. E poi, le è stato detto “scegli il banco”. Ad una persona non vedente. Come se lei potesse sapere l’ubicazione esatta nella classe. Ma ci rendiamo conto? Si tratta di tre docenti dedicati per altrettante aree specifiche che però, ma non certo per colpa loro, non hanno le competenze».

Al danno, poi, si aggiunge la beffa nel senso che la piccola non è ancora in possesso dei libri in braille: «Non sono stati ancora tradotti da parte della scuola su incarico della Provincia che ha la gestione degli istituti superiori del Vibonese – aggiunge il legale della famiglia – Lo scorso marzo, quindi con ampio anticipo, avevamo inoltrato all’ente l’apposita domanda a provvedere all’acquisto ma ci troviamo, oggi, come se nulla fosse avvenuto. Tra l’altro, non è stato neanche individuato, e quindi nominato, l’esperto in comunicazione che dovrebbe seguire la ragazzina». Situazioni che nell’animo di una teen-ager con una grave disabilità lasciano un solco profondissimo: «Ieri – ha aggiunto la Fronte – l’ho sentita e mi ha detto di sentirsi quasi ghettizzata, emarginata».

Per tutta questa serie di circostanze e, dunque, per evitare un nuovo calvario e non far affievolire la straordinaria voglia di apprendere da parte della 14enne di Vibo Marina, i genitori sono corsi immediatamente ai ripari incaricando l’avvocato Fronte di predisporre tutta la documentazione ed inoltrarla alla scuola informandola che da oggi la studentessa non varcherà il cancello d’ingresso. Allo stesso tempo, analoga comunicazione verrà inoltrata alla Procura in quato vige l’obbligo di studio fino a 16 anni. Un diritto che «in questo caso non è garantito. Per come la conosco, in questi tre anni, lei non accetterà mai di sedersi al banco e non far nulla tanto e tale è la sua sete di sapere. Già solo questo è ammirevole, encomiabile, purtroppo vive in una terra in cui ciò che è legittimamente dovuto non viene dato. Forse neanche in Africa – conclude la Fronte – succede questo».

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