X
<
>

Antonio Pontoriero

Share
3 minuti per la lettura

SAN CALOGERO (VIBO VALENTIA) – E’ stata una vendetta ad aver spinto Antonio Pontoriero ad effettuare il raid mortale contro il 29enne Soumayla Sacko ed altri due suoi connazionali rimasti feriti il pomeriggio di sabato 2 giugno scorso in località Tranquilla, nei pressi dell’ex fornace (LEGGI LA NOTIZIA).

SCOPRI TUTTI I CONTENUTI SULLA MORTE DI SOUMAILA SACKO

Vendetta per la continua presenza di extracomunitari in quella che riteneva fosse ancora una sua proprietà. Sarebbe dunque questo il movente che ha spinto l’uomo, nei confronti del quale stamani all’alba è stato notificato il fermo di indiziato di delitto, ad agire sparando quattro colpi di fucile caricato a pallettoni contro gli stranieri intenti a prelevare delle lamiere dall’ex fabbrica ormai dismessa e posta sotto sequestro.

VIDEO: PONTORIERO ESCE DALLA CASERMA

È quanto emerge dalla conferenza stampa convocata stamani al comando provinciale dei carabinieri nel corso della quale sono state ripercorse tutte le fasi che hanno portato all’emissione del provvedimento a firma del pm Ciro Luca Lotoro. Fasi che hanno avuto un prologo avvenuto il 5 maggio quando alla Stazione carabinieri di San Calogero arrivò una telefonata che segnalava la presenza di furti nella zona in questione, con il personale dell’arma che, una volta sul posto, identificò alcune delle persone che avevano effettuato la chiamata, tra le quali vi era proprio Pontoriero.

VIDEO 2: PONTORIERO PRELEVATO IN CASA DAI CARABINIERI

Il suo volto venne quindi memorizzato dagli inquirenti i quali, subito dopo l’omicidio, sottoposero la foto – insieme ad altre 11 – al testimone oculare del delitto, connazionale della vittima, che venne riconosciuto.

L’attività investigativa partì dunque da qui e si sviluppò con il sequestro della Fiat Panda dell’indagato – la stessa descritta dallo straniero – e degli indumenti (jeans e maglietta) per essere spediti agli esperti del Ris di Messina. Ma non è stato necessario attendere la risposta per giungere a chiudere il cerchio attorno al 43enne di San Calogero: l’acquisizione di altre fonti testimoniali e la visione dei filmati delle telecamere del paese che hanno consentito agli uomini guidati dai maggiori Dario Solito e Valerio Palmieri, di ricostruire il percorso della Panda e irrobustire così il già forte quadro indiziario a carico di Pontoriero.

L’indagato è parente di uno degli ex custodi dell’area sequestrata nella quale sono stati trovati metalli pesanti, finito a processo per l’inchiesta che ne scaturì nel 2007. La stessa persona finì a processo negli anni ’80 per associazione mafiosa – in quanto ritenuta vicina al clan Mancuso – ma venne assolta da ogni accusa, mentre un cugino omonimo venne ucciso a San Calogero, a soli 16 anni, nel 1995, insieme ad altri due suoi amici da due persone, per una radio rubata.

Intanto,  il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha detto ai giornalisti che, fuori da Palazzo Chigi, gli hanno chiesto se pensa sia opportuno andare a Vibo Valentia dopo l’omicidio del migrante sindacalista che lo farà «Il prima possibile, prima possibile».

«Andrò ovunque, andrò ovunque», ha aggiunto. E sui tempi ha detto ironicamente: “Domani vado a prendere mia figlia all’asilo che è vicino, e quindi mi è più comodo Como che Vibo».

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE